I sicari della crescita

Redazione

Il Bisconte ha ereditato da Conte il disastro economico del suo governo

Mentre lo spread continua a ridursi (intorno a 165 punti, il che ha consentito al Tesoro di collocare Btp decennali per la prima volta in asta a interesse sotto l’uno per cento: lo 0,96) e la Borsa risulta la migliore d’Europa, i segnali che giungono dall’economia reale, e dalla fiducia di imprese e famiglie, sono decisamente negativi. L’Istat ha comunicato che a giugno il calo di produzione è stato di mezzo punto, che le commesse si sono ridotte addirittura del 4,8 a causa dei minori ordini dall’estero ma anche della frenata interna, il che porta a un risultato tendenziale annuo negativo dello 0,8 per cento, in linea con la crescita zero del pil. Quanto alla fiducia, quella dei consumatori è scesa in agosto da 113,3 a 111,9 punti, e quella delle imprese da 101,2 a 98,9.

 

Appena ricevuto il reincarico Giuseppe Conte ha parlato di “incertezza creata dalla crisi di governo”. Avrebbe dovuto parlare di incertezza causata dal governo precedente, da lui presieduto con la Lega e il M5s, schierato contro l’Europa, i mercati e l’industria. Renato Brunetta, ex capogruppo di Forza Italia, ex ministro ed economista nonché spirito libero, nota come “dall’insediamento dell’esecutivo gialloverde a ieri la fiducia delle imprese sia scesa costantemente mese dopo mese, tranne a maggio 2019, mentre l’economia è entrata in recessione a inizio 2019 in coincidenza con il record storico (2.400 miliardi) di debito pubblico”. E aggiunge: “Il governo del cambiamento è stato statisticamente nella gestione dell’economia uno dei peggiori nella storia d’Italia”. Impossibile dargli torto. E impossibile dare credito alle teorie di complotti per far fuori la Lega orditi a Bruxelles sulle quali Matteo Salvini ha deciso di centrare la campagna dall’opposizione. Ma anche molto difficile, per l’imprenditoria con base soprattutto al nord, continuare a dare credito alla versione che vi fosse tra i gialloverdi, un “partito del sì”, cioè la Lega, e uno del “no”, cioè il M5s. Entrambi hanno agito come killer della crescita, dell’impresa e della fiducia. E questo dovrebbe saperlo anche Conte, tanto più nella nuova versione umanista.

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