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Manovra per un governo di minoranza

Ragioni per dubitare che un governo giallodem sia quello giusto per la Stabilità

15 Agosto 2019 alle 06:08

Manovra per un governo di minoranza

foto LaPresse

Che cosa può fare un eventuale nuovo governo basato sull’appoggio dei 5 stelle e del Pd? Sul piano economico, che per l’esigenza di approvare la legge di Bilancio entro l’anno risulta il più urgente, le convergenze tra i due partiti consistono nella volontà di disinnescare l’aumento dell’Iva, di ridurre il cuneo fiscale per il lavoro dipendente, probabilmente di introdurre un qualche forma di salario minimo legale (secondo il Pd in accordo con la contrattazione sindacale, il che è difficile ma non impossibile). Siccome a quanto pare intendono rispettare i vincoli di bilancio imposti dagli accordi europei (che pure ambedue richiedono di superare), per finanziare non in deficit queste misure dovranno introdurre qualche forma di imposta patrimoniale, probabilmente partendo dalla revoca dell’annullamento berlusconiano dell’Imu sulla prima casa, che ambedue i partiti avevano criticato.

 

Più complesso risulta il raggiungimento di un’intesa sulla politica industriale, anche se ambedue affermano di volerla orientare a un forte impegno ecologico. Questo vuol dire dare ragione al governatore pd della Puglia che vuole chiudere l’Ilva? La partita dell’immigrazione può superare le asperità salviniane, ma i decreti sono stati approvati, il che conferisce al futuro ministro dell’Interno tutti gli strabordanti poteri previsti. Si può attenuare la guerra alle ong, ma sarà difficile capovolgere completamente la linea seguita finora dal governo con l’approvazione dei 5 stelle. In politica estera ci si può accodare a quella, se ancora esiste, dell’asse franco-tedesco, ma questo non è sufficiente per salvaguardare interessi nazionali evidenti, come quello per una almeno parziale stabilizzazione della Libia. Infine, ma non per ultima, viene la questione della giustizia, sulla quale i 5 stelle hanno posizioni radicali che almeno la parte garantista del Pd fatica a digerire.

 

In sostanza si tratta di una politica di ordinaria amministrazione, che può piacere alle istituzioni europee ma che lascia scoperto il fianco agli inevitabili attacchi di un centrodestra che si ricompatterebbe all’opposizione. Con effetto prevedibili quando prima o poi ci sarà una verifica elettorale. Una ragione in più per sperare che in caso di rinuncia al voto a prendersi la responsabilità della manovra sia chi ha vinto le elezioni un anno e mezzo fa: uno splendido e pazzo monocolore grillino di minoranza.

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