cerca

L’alternativa alla marcia su Roma è il monocolore grillozzo

Il vero ribaltone fu il Contratto. Una fiducia tecnica del Pd e di chiunque altro ci stia sarebbe un meccanismo di garanzia

Giuliano Ferrara

Email:

ferrara@ilfoglio.it

13 Agosto 2019 alle 06:00

L’alternativa alla marcia su Roma è il monocolore grillozzo

Roma, assemblea dei parlamentari del Movimento 5 stelle (LaPresse)

Usare la parola ribaltone è una tonteria, in questa situazione. Siamo qui esperti di ribaltoni. Uno vince con il suo programma e i suoi uomini, nel maggioritario, e con una manovra di palazzo viene disarticolata la sua forza parlamentare, si fanno nuove maggioranze oblique, e gli si negano le elezioni. Accadde un paio di volte con Berlusconi. Ora è diverso. Il contratto tra Lega e Cinque stelle nasce in Parlamento, dopo il voto e al di fuori delle indicazioni di voto: la Lega era con il Cav. in campagna elettorale (e contro i grillozzi). Passa dall’altra parte e si allea con Giggino. Fa un piccolo ribaltone rispetto alle premesse e promesse elettorali, autorizzato a sorpresa da Berlusconi che non voleva le elezioni subito. Ora rompe il contratto, il Truce, e vuole passare all’incasso perché elezioni europee, sondaggi e balli dionisiaci a torso nudo sulla riviera adriatica gli danno fiducia. Dunque vuole i pieni poteri. Solo un tonto può pensare che tutti gli altri, ex alleati e oppositori, siano costituzionalmente tenuti a favorirlo e a lasciargli il passo. Quando mai?

  

Il voto è una bella cosa, pulita e chiara, nonostante l’uso grottesco che a volte se ne fa. Anche di questo qui siamo esperti. Proponemmo di votare sotto la neve, cosa che poi si realizzò il 13 febbraio del 2013. Ridicolizzammo le scemenze andanti sulle finestre elettorali, chiusa, semichiusa, aperta, di cui cianciavano quirinalisti e cronisti politici. Niente contro il voto, mai. Però il voto politico non è un’altra forma della marcia su Roma, non avviene a richiesta, con forzature e violenze sul sistema parlamentare, in nome di un popolo organizzato coi selfie a torso nudo sulla spiaggia (è la fenomenologia del nuovo abborracciato mussolinismo). Un giorno il Truce ce la farà, forse, è popolare, semplice fino al trucido, ha una visione avvilente mentecatta e autoritaria, ma ha una visione nazionalpopulista e antieuropea, da destra dura e sciamannata. Sopra tutto ha avuto per un anno e mezzo, nella distrazione generale dei custodi della Costituzione, un’occasione bestiale di esposizione del suo Sé: ministro dell’Interno e capopartito, si è autorizzato la qualunque nel linguaggio e nei fatti, non ha combinato alcunché ma si è segnalato come il capofazione più aggressivo e vincente, una specie di Hitler con lo zafferano in un’Italia attonita e weimarizzata malamente. Che gli si consenta l’ultimo miglio, proprio ora che come dice Alessandro Giuli si è fatto da sé il suo 25 luglio, mi sembra stravagante. Oppure la saggezza trasversale italiana e europea lo farà a pezzi, lo consumerà come una candelina di sego, che sarebbe meglio.

  

E allora? Niente accordicchi, come dice l’ineffabile Zingaretti. Mattarella può e forse deve dopo brevi consultazioni rinviare Conte alle Camere, e una fiducia tecnica del Pd e di chiunque altro ci stia, se ci siano i voti sufficienti, può consentire a un monocolore grillozzo di assumersi le sue responsabilità senza pasticci, secondo il voto degli italiani, con un robusto governo di minoranza. Sullo sfondo la riduzione del numero dei parlamentari, un nuovo referendum, la manovra con il solito Tria, e voti parlamentari di volta in volta contrattati in Parlamento, senza scadenza alcuna. Non è un’accozzaglia di risposta alla vergognosa alleanza trasversale che liquidò l’esperienza Renzi benemerita. E’ un meccanismo di garanzia, gestito nell’esecutivo da una torma di incompetenti che hanno raccolto il 32 per cento alle elezioni, contro una specie di golpe plebiscitario invocato dal Truce. Meglio gli incompetenti dei prepotenti, soprattutto se sotto occhiuta e influente sorveglianza alle Camere.

Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

Leggi il curriculum dell'Elefantino scritto dall'Elefantino

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • Giovanni Attinà

    13 Agosto 2019 - 14:02

    Diciamolo francamente: in grandissima parte i lettori de "Il Foglio" non sono sicuramente simpatizzanti di Salvini. Del resto che Salvini sia di destra, intesa la destra moderata, c'è da dubitare molto. Non parliamo poi delle scelte di politica estera sulla scelta occidentale, visto il suo sguardo verso Putin: I suoi nemici infatti sono la Francia e La Germania delle quali siamo stretti alleati. In ogni caso andare alle elezioni perché le chiede Salvini non è indice di democrazia. Se un governo va in crisi ci si siede attorno ad un tavolo e si possono trovare alternative. Uno dei difetti di noi italici è quello di dividere sempre tra buoni e cattivi. I buoni quelli che la pensano come noi, gli altri sono tutti cattivi. Le Repubbliche parlamentari vivono anche questi momenti e nessuno deve scandalizzarsi.Se la Lega ha le ricette per risolvere i problemi, come sostengono alcuni imprenditori di grido, non si capisce perché siamo nel pantano economico.

    Report

    Rispondi

  • carlo.trinchi

    13 Agosto 2019 - 14:02

    Ma il royal baby che fa? Pur di avversare Zingaretti venderebbe pure la Boschi. Il che è tutto dire tanto lei gli è ossequiosa e obbediente. Se si va ad elezioni Zingaretti spariglia i renziani e Renzi si fa il partito del 5%. Se invece Renzi farà il grillino rimarrà nel limbo della sua politica inconcludente. Qui sono i giochi, ed il truce è una sua creatura per le cazzate fatte in passato a partire dalle indulgenze sui migranti. Voto o non voto il popolo ha capito che non se ne esce. Siamo e rimarremo dei poveracci.

    Report

    Rispondi

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    13 Agosto 2019 - 13:01

    Forse sfugge, forse anche allo stesso Ferrara, la foga polemica ha i suoi diritti, ma l’antipatia avversione, verso il Truce ha origini più estetiche che politiche. In una democrazia come la nostra, nata illiberale e sovranista. Già sovranista. Il sovranismo è un metodo, non una persona. Lo scontro tra ideologie è scontro tra sovranismi populisti. Truci contro Truci. Non c’è patina istituzionale e formale, non c’è galateo politico e rispetto delle regole ed estetica dei comportamenti che possano annullare i moventi a monte. Il Popolo è sovrano, il Parlamento è sovrano. Non è un’equazione, tantomeno politica. Ma ingannare noi stessi è una necessità. Il governo monocolore è la massima espressione del sovranismo parlamentare. Poscia: de gustibus

    Report

    Rispondi

    • fabiscia

      13 Agosto 2019 - 13:01

      no! il sovranismo è solo un altra ideologia, come il fascismo e il comunismo,e come tale nemica della società liberale

      Report

      Rispondi

  • luciano.pellegrini59

    13 Agosto 2019 - 13:01

    Si può dissentire dal mio maestro, da almeno 20 anni, di vita? Scusami Giuliano, ma intanto che non facciamo votare gli italiani per far dispetto al truce secondo te cosa saranno capaci di combinare quella specie di governo maggioranza fatta di buoni a niente 5 stelle e terrazzieri/salottieri PD(leggi Franceschini/Bettini)? La politica è morta e dove non c'è più politica è dannoso fare ragionamenti politici....Ha ragione Soave, lasciamo fare alla democrazia e magari la botta sarà tale che ritornerà....la politica

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

Servizi