E' l'ora di mollare il sovranismo

Redazione

Perché la crisi impone alla destra una via per essere alternativa a Salvini

Quale sarà il passo della crisi non è dato sapere, ma tra le incognite che ancora ci separano dal voto ce n’è almeno una che sarebbe meglio scomparisse il prima possibile: quella che riguarda il fu centrodestra, congedatosi dinanzi alle telecamere il 12 aprile 2018. E’ in quella circostanza, infatti, all’uscita dal Quirinale, con i corazzieri sullo sfondo, che Berlusconi provò un’ultima volta a dettare le condizioni all’alleato leghista, che lo aveva già sopravanzato alle elezioni. Il Cavaliere ruba la scena a Salvini, scrissero i giornali, e invece dalla scena stava uscendo un vecchio schema di centrodestra. Perché lo storico leader che gesticola accanto al Truce è già allora costretto a una performance muta. L’enfasi teatrale era solo lo smalto brillante che nascondeva il ribaltamento reale dei rapporti di forza. E un anno e più trascorso a ripetere che il centrodestra avrebbe volentieri accolto a braccia aperte il figliol prodigo, se solo avesse smesso di frequentare le cattive compagnie grilline, ha solo ampliato ulteriormente le distanze, e tolto a Forza Italia voti, e qualunque strategia che non fosse un’attesa impotente.

 

E invece, se la Lega si mette indosso il suo abito sovranista e nazionalista, può anche darsi che faccia il pieno, ma lascia comunque spazio a una destra non truce: moderata il giusto, liberale il giusto, riformista il giusto, laica il giusto, europeista il giusto. Una destra cosiffatta non può accompagnarsi a Salvini. Non può fare la campagna elettorale promettendo che o si fa come dico io o l’Europa si arrangi, non può scrivere una Finanziaria in deficit gonfiando la spesa pubblica, non può benedire quota 100, non può cercare tra i migranti che sbarcano i capri espiatori da sacrificare in cerca di consenso. Anche se Salvini dovesse gettargli in pasto qualche boccone più gradito, tipo la separazione delle carriere dei magistrati, o l’araba fenice della flat tax. Una destra così non si immola per mettersi al sicuro sui pochi scranni che (forse, chissà) le sarebbero concessi, e non dà i pieni poteri a Salvini, che il capo leghista chiede a gran voce anche se non esistono in Costituzione. Soprattutto, una destra non truce non spinge il paese sull’ottovolante di un futuro malmostoso e arrischiato, sempre più lontano dalle coordinate di una democrazia liberale.