Nicola Zingaretti e Matteo Salvini (foto LaPresse)

L'asse Salvini-Zingaretti porta l'Italia verso splendide elezioni

Claudio Cerasa

Il governo è finito, la maggioranza non c’è più, il populismo ha fallito, il contratto è sepolto e il leader della Lega non ha più alibi. L’accordo segreto con il Pd, le paure al Colle di Salvini, la differenza tra leoni e conigli. Viva il vero cambiamento: votare

Per provare a dare un po’ di ordine alla giornata di ieri e capire quale potrà essere la traiettoria che verrà imboccata dalla XVIII legislatura vi è un disegno cruciale da considerare senza il quale non è possibile comprendere cosa separa Matteo Salvini dal traguardo delle elezioni. La giornata di ieri è stata caratterizzata da un primo incontro “cordiale” tra Giuseppe Conte e Sergio Mattarella al Quirinale, incontro che è stato subito seguito da una nota meno cordiale della Lega rivolta al Movimento 5 stelle (“tra Lega e 5stelle ci sono visioni differenti” e “il voto sulla Tav è solo l’ultima evidente e irrimediabile certificazione”), nota che ha anticipato di qualche ora il colloquio, non si sa quanto cordiale a Palazzo Chigi, tra il leader della Lega e il presidente del Consiglio.

 

“Ogni giorno che passa – ha fatto sapere ieri la Lega con un comunicato ufficiale – è un giorno perso: per noi l’unica alternativa a questo governo è ridare la parola agli italiani con nuove elezioni”. Il governo Conte è finito, la maggioranza del cambiamento non esiste più, il populismo ha fallito, il contratto è sepolto e se non fosse per il tentennamento di Salvini la strada per le elezioni sarebbe spianata. E lo sarebbe per due ragioni semplici che ci permettono di mettere a fuoco il triangolo grazie al quale non è più così improbabile che la legislatura più pazza della storia repubblicana possa concludersi in notevole anticipo sui tempi. Un triangolo ai cui vertici si trovano Matteo Salvini, Sergio Mattarella e Nicola Zingaretti. Matteo Salvini, come è noto, ha sempre considerato azzardata la carta del voto anticipato, sulla base di un sospetto non del tutto infondato relativo alle intenzioni del presidente della Repubblica. Salvini sa che rompere le righe può permettere alla Lega di capitalizzare il suo consenso ma può anche mettere la Lega in una condizione pericolosa.

 

Il capo dello stato, così risulta al Foglio, ha fatto sapere più volte al ministro dell’Interno che in caso di voto anticipato non sarà questo il governo che porterà l’Italia alle elezioni e qualora dovesse esserci una crisi di governo senza sbocchi diversi dalle elezioni il Quirinale affiderà a un esecutivo di transizione, non troppo diverso da quello guidato da Amintore Fanfani per 103 giorni tra il 18 aprile del 1987 e il 28 luglio del 1987, il compito di traghettare il paese verso l’appuntamento elettorale. Salvini teme che un Parlamento che ha alle spalle appena 502 giorni di vita (nessuna legislatura fino a oggi è durata meno di 722 giorni) possa facilmente trasformare un governo momentaneo in un governo non transitorio e al centro del conflitto andato ieri in scena tra la Lega e il Movimento 5 stelle e il presidente Conte vi è una sfumatura che merita di essere colta: Salvini vuole una crisi rapida e vuole che Conte vada a dimettersi al Quirinale senza passare dal Parlamento, il Movimento 5 stelle vuole invece che in caso di collasso la sfiducia di Conte passi dal Parlamento, per posticipare il più possibile la data del voto, rendere non impossibile la nascita di un nuovo governo e magari accusare la Lega di aver fatto un inciucio con il Pd e FI. Tra Salvini e le elezioni c’è dunque un problema tecnico ma la novità non registrata ieri dai sismografi della cronaca parlamentare riguarda una notizia che che potrebbe incoraggiare Salvini ad accelerare nel percorso della crisi: il bacio con Nicola Zingaretti.

 

Nella giornata di mercoledì, il bacio tra il segretario del Pd e il leader della Lega è avvenuto con sullo sfondo il voto sulla mozione per la Tav. Ma oltre alla Tav c’è di più e c’è una rassicurazione, di cui il Foglio ha avuto conferma, offerta dal leader del Pd al leader della Lega: “Matteo, se il governo cade garantisco che il Pd non appoggerà nessun altro governo”. Votare presto per il Pd, nel momento di picco massimo della Lega, costituirebbe un grande rischio per Nicola Zingaretti, ma darebbe la possibilità a quello che è oggi il primo partito d’opposizione di far leva su una scommessa difficile ma non impossibile: sfruttare il collasso del Movimento 5 stelle per tentare la carta del nuovo bipolarismo e affermarsi, in assenza di una destra non truce, come alternativa unica al partito della protesta. Il triangolo che tiene in vita la legislatura ci dice molte cose ma ce ne dice una su tutte: gli alibi per Salvini, che ieri sera ha detto che “è arrivato il momento di restituire velocemente la parola agli elettori”, non ci sono più e per seppellire il più pericoloso governo avuto dall’Italia dal Dopoguerra a oggi, che passerà alla storia non per le sue divisioni ma per i suoi disastri, basta dimostrare che il ruggito fatto sentire ieri nelle stanze del palazzo è quello di un leone e non quello di un coniglio.

  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.