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Il 25 luglio è arrivato. È ora di un bel processo ai collaborazionisti

Fucilazioni, ergastoli, fustigazioni, condanne. Pene ridotte e sanzioni severe. Ma non facciamo nomi. Anzi sì

10 Agosto 2019 alle 06:00

Il 25 luglio è arrivato. È ora di un bel processo ai collaborazionisti

Daniel Defoe alla gogna, Eyre Crowe (1824–1910) Salford Museum & Art Gallery

Sono stato incaricato (funzione macabra) di guidare il Tribunale speciale per la sicurezza della Repubblica, e di decretare le fucilazioni al solito processo di Verona, dopo il 25 luglio e appena prima (cronologia strampalata) della marcia su Roma del 28 ottobre, data delle elezioni, per i pieni poteri al Truce. Naturalmente non faccio nomi. Massimo Franco, per esempio, che ora si riscopre repubblicano ma è stato un conseguente cronista e notista dell’aberrazione di quest’anno e mezzo, teorizzando la piena costituzionalizzazione delle forze nuove del governo del cambiamento destinato a durare una legislatura. Piero Ignazi, per esempio, anche per par condicio Corriere-Repubblica, che ha cantato le lodi dei 5ss senza risparmio, mentre Cappuccetto Nero se li mangiava uno a uno. Il professore Orsina, liberisti europeisti per Salvini, che ancora ieri mattina a Radio anch’io esaltava le scelte magisteriali del Trux senza ritegno, come aveva fatto puntualmente sulla Stampa e sul Foglio. L’aggravante per tutti i cattedratici è la distinzione tra fatti e valori, dietro cui si sono coperti: weberismo in veste nazipop. Per loro dunque fucilazione nella schiena.

  

Galli della Loggia si becca l’ergastolo, perché ha votato i citrulli e poi ha preso le distanze, troppo tardi, e poi è un amico, quindi gli sia risparmiata la vita se non la libertà (i giudizi del Tribunale sono insindacabili). Paolo Mieli, anche lui un amico, è graziato: si è barcamenato, come a volte gli succede, affidando anche succose analisi a Travaglio, ma promette gustose autocritiche. Battista è archiviato, perché questa non è una campagna di odio e lui ha cancellato le tracce. Francesca Verdini è anche lei un’amica, e poi l’amore non conosce regole, sicché via libera per la imminente marcia, e speriamo che faccia buon uso in nostro favore dei suoi pieni poteri sui pieni poteri. Trent’anni a Luciano Fontana, incline a corrività verso le nuove leadership, e Urbano Cairo, con facoltà di libera uscita per le partite del Torino. Cinque mesi di consegna in caserma, in Friuli, per Tommaso Cerno, opportunista dell’ultimissima ora, in ritardo perfino sulla Tav. Maria Giovanna Maglie assolta per non aver commesso il fatto (del tradimento dello stato repubblicano), infatti non ha avuto la rubrica tv e inoltre ci deve proteggere ora che la marcia per i pieni poteri si avvia. Gennaro Sangiuliano, dieci anni con indulto (scriveva talvolta per il Foglio), e Alessandro Giuli un anno con la condizionale (ne era condirettore). Annalisa non ne parliamo nemmeno: siamo tutti puttane.

  

Fustigazione nella schiena, non più di dieci frustate, a Aldo Cazzullo, che ha fatto l’occhiolino. Vittorio Feltri assolto perché non è responsabile dei propri atti. Renato Farina condannato perché da occidentalista (più o meno come me, due betulli) si è imbarcato con quelli di Putin. Ma l’ho detto, non voglio far nomi, non mi pronuncerò, come capo supremo del Tribunale speciale, sulla più amata dagli italiani e sulla cara Ferilli, che non è una Luisa Ferida. Ma poi l’ho detto e stradetto, non voglio far nomi, e non ho tempo per le vendette. Lavoro a pieno tempo per un governo di legislatura con Dibba, allo scopo di bloccare la Tav e di estendere il reddito di cittadinanza ai più abbienti. La resistenza della costa tirrenica (Twiga escluso) contro la costa adriatica continua.

Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    12 Agosto 2019 - 16:06

    La nostra Carta, come tutte le altre, sono documenti politici. Progettati, elaborati e scritti dalla/e culture prevalenti e dominanti nei tempi della sua stesura. La nostra Carta fu costruita in una Assemblea costituente in cui la componente social-comunista e cattolica, tre culture anti unitarie, anti risorgimentali e anti liberali, aveva oltre i due terzi dei voti. (Dc- 209, Pci – 104, Socialisti – 65, Repubblicani – 25) Presidenti: Giuseppe Saragat, poi dal 1947, Umberto Terracini. Liberali – 22. Tutti i regolamenti parlamentari e il bicameralismo paritario furono concepiti per impedire un esecutivo efficiente/efficace e che un solo partito potesse avere la maggioranza in Parlamento. Le coalizioni il solo modo di formare i governi. Fucilatemi alla schiena: la nostra democrazia nacque illiberale e sovranista.

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  • ziobarby

    11 Agosto 2019 - 02:36

    Ah, ah, ah, ah, hai dimenticato la fucilazione alla schiena di BELPIETRO, SALLUSTI e TRAVAGLIO, per evidente correita' nel sostenere bufale cosmiche, calpestando l' onore del giornalismo con la truffa della buonafede del cittadino, aggravata da infingarda consapevolezza. Ih, ih, ih,!!!!!!!!.

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  • albertoxmura

    10 Agosto 2019 - 23:42

    Non so perché ce l'abbiano tanto contro il Truce. Forse sarà per il suo linguaggio, a un tempo così aulico ed elusivo ("Mi vogliono fregare", "alzino il c. e vadano a votare"), o per la sua profonda religiosità e devozione alla Madonna, come è rivelato non solo dalla familiarità con il S. Rosario, ma anche dai suoi discorsi, che così simili al discorso della Montagna del Vangelo ("marciscano in galera", "ai lavori forzati per tutta la vita", "la pacchia è finita"). Mi affido benevolenza del capo supremo del Tribunale speciale nella speranza di una assoluzione o, in subordine, una pena lieve per queste mie impertinenti esternazioni.

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  • carlo.trinchi

    10 Agosto 2019 - 22:10

    Dette tutte queste fregnacce il truce se ne frega e se andremo a votare rischia di superare il 40%. Voi cazzeggiate tra citrulli, nel mentre, e non lo avete ancora capito, il “truciduro” vi fa le palle a fette e se le magna con una goccia di limone. A questo punto non siete bravi proprio bravi, ma somari proprio somari, come quelli, veri, che fotografa, con tanto di membro penzoloni, un altro grande intellotto’ che risponde al nome di Toscani.

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