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La goduria dei Giochi senza grillini

Uno strano asse riporta le Olimpiadi in Italia. Senza il M5s, l’Italia può farcela

Claudio Cerasa

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cerasa@ilfoglio.it

24 Giugno 2019 alle 20:47

La goduria dei Giochi senza grillini

L'annuncio della città che organizzerà i Giochi Olimpici Invernali 2026: vince Milano-Cortina (foto LaPresse)

La notizia arrivata lunedì pomeriggio da Losanna, con il Comitato olimpico internazionale che ha scelto la candidatura italiana per le Olimpiadi invernali del 2026, non è solo una splendida notizia ma è in piccolo l’immagine perfetta dell’Italia di oggi. L’Italia di oggi è tutta nello strano ma sincero abbraccio tra il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti (Lega), il sindaco di Milano Beppe Sala (Pd), il governatore della regione Veneto Luca Zaia (Lega), il governatore della regione Lombardia Attilio Fontana (Lega), il numero uno del Coni Giovanni Malagò. A voler essere superficiali e un pizzico retorici si potrebbe dire che l’Italia funziona quando riesce a fare squadra, quando riesce a fare sistema, quando mette in mostra le sue eccellenze, quando riesce a essere trasversale, quando si concentra su un obiettivo mettendo da parte i litigi.

 

Tutto questo è vero ma nella storia delle Olimpiadi invernali assegnate all’Italia c’è qualcosa di più e c’è come un messaggio dolce, deciso e cinico infilato nella bottiglia della nostra politica: quando i grillini non toccano palla, l’Italia qualche speranza di farcela ancora ce l’ha. La storia delle Olimpiadi invernali, che nel 2026 si disputeranno tra Milano e Cortina, tra la Lombardia e il Veneto, è anche la storia di un paese che è riuscito ad avere la meglio sugli avversari nonostante tutto ciò che gli azionisti di maggioranza del governo hanno cercato di fare in questi mesi per non arrivare a questo obiettivo.

 

Dal punto di vista diplomatico la storia è nota: a forza di litigare in questi mesi con i suoi principali partner europei, soprattutto grazie a un partito politico che ha pensato bene a inizio anno di appoggiare le azioni sovversive di un movimento in gilet che ha tentato di buttare giù con una ruspa le porte di ingresso di alcuni ministeri francesi, l’Italia, a un certo punto del suo percorso di avvicinamento alla data di lunedì, era riuscita nel miracolo di far tornare in partita una candidatura poco competitiva come quella della Svezia, rimasta in pista solo perché gli altri paesi candidati (Giappone e Canada) avevano scelto di ritirarsi dalla corsa.

 

Dal punto di vista politico, invece, la storia è forse meno nota: il governo italiano, dominato da una maggioranza grillina, è riuscito a sostenere la candidatura di alcune città italiane ai Giochi olimpici del 2026, candidatura a cui aveva iniziato a lavorare nel 2017 il governo a guida Pd, solo dopo aver fatto di tutto per far decadere la candidatura di una città amministrata da una giunta grillina (Torino) e solo dopo aver affidato il dossier delle Olimpiadi (già respinto, in un’altra occasione, dalla Raggi a Roma) al leghista meno amato dal M5s, ovvero Giancarlo Giorgetti, che dopo essere riuscito a creare una candidatura alternativa a quella della città amministrata dal Movimento 5 stelle (Milano-Cortina) è riuscito anche a costruire un asse con lo stesso capo del Coni (Malagò) che il suo governo aveva gravemente depotenziato con la riforma del Coni. Si potrebbe dire che il successo dell’Italia nella candidatura dei Giochi (vittoria al Cio lunedì 47 a 34) dimostra ancora una volta che sulle partite economiche che contano la Lega ha più contatti con il Pd di quanti non ne abbia con il M5s. Ma la verità forse è più semplice: l’Italia può avere speranza di funzionare solo a condizione di mettere fuori dai giochi i professionisti del rancore e della decrescita. Vale per le Olimpiadi, vale per il governo. Viva i Giochi. E viva la politica senza grillini tra le scatole.

Claudio Cerasa

Claudio Cerasa

Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.

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  • Chichibio

    25 Giugno 2019 - 15:03

    Le Olimpiadi mi lasciano indifferente: non sono un devoto della retorica dello sport osservato e non praticato. Speriamo bene, dato che tanti altri paesi si sono subito sfilati... Ciò che irrita invece è vedere quanti si sono affollati per ottenere l'incarico olimpico all'Italia. Se solo si fossero dati da fare altrettanto numerosi per ottenerci la sede dell'Agenzia del farmaco!

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  • pino.sammartano

    25 Giugno 2019 - 13:01

    Giorgetti si rivela la persona più seria della Lega, dimostrata anche dalla sua ritrosia verso i minibot. Utile a controbilanciare la deriva fascista del truce SSalvini!

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  • leless1960

    25 Giugno 2019 - 11:11

    Che nessuno pensi che io sto rosicando. Excusatio non petita... lo so. Sono contento per l'assegnazione dei giochi, anche se le notizie sull'autonomia differenziata gli associano un retrogusto decisamente amaro, ma la rabbia maggiore non ho ancora capito cosa me la procuri: se la dolosamente mancata candidatura della mia città alle Olimpiadi o le attuali facce di bronzo che festeggiano Milano e Cortina. Addirittura sulla Pravda (La Notizia, leggetela vi divertirete) si dà notizia dei vantaggi economici delle Olimpiadi secondo la qualunque università. Io li odio, si può dire?

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    • stearm

      25 Giugno 2019 - 13:01

      Si può dire certo. Ma l'odio acceca, te lo posso dire da amico?

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  • lorenzolodigiani

    25 Giugno 2019 - 11:11

    Milano - Europa c’è l’ha fatta: dopo l’Expo organizzerà le Olimpiadi 2026. La giusta soddisfazione ha consentito anche un momento di pacificazione fra amministratori democratici e leghisti. Tocca ora al resto dell’Italia, a gran parte del nostro paese stabilire di fare il possibile per raggiungere Milano in Europa, o seguire altri percorsi o restare fermo.

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