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L’impeto napoleonico del governo che rischia di mettere il Cio contro il Coni

“Con la riforma approvata l’ordinamento sportivo è ‘assorbito’ nell’ordinamento statale. I decreti aggraveranno la situazione. Il problema è l’impianto della legge, che è sbagliato”. Parla il professor Casini

8 Agosto 2019 alle 19:43

L’impeto napoleonico del governo che rischia di mettere il Cio contro il Coni

Da sinistra il presidente del Cio, Thomas Bach, e quello del Coni, Giovanni Malagò (foto LaPresse)

Roma. E’ vero che l’Italia per via di una legge approvata il 6 agosto rischia di essere esclusa dalle Olimpiadi di Tokyo? Ne parliamo con Lorenzo Casini, ordinario di Diritto amministrativo nella Scuola Imt Alti studi di Lucca, presidente dell’Istituto di ricerche sulla Pubblica amministrazione e autore del libro “Il diritto globale dello sport”. “Si tratta di una legge che delega il governo a intervenire sullo sport”, ci spiega. “Le materie sono l’ordinamento sportivo – che include il criticato riordino del Comitato olimpico nazionale italiano (Coni) e delle federazioni – le professioni sportive e la sicurezza. Il problema maggiore è l’art. 1 della legge, sui profili organizzativi, che ha costretto il Comitato internazionale olimpico (Cio) a formulare alcuni rilievi, rimasti inascoltati”.

 

E perché questa legge è stata fatta? “Su alcuni temi, come il rapporto di lavoro sportivo e le azioni per le pari opportunità, è auspicabile un intervento. Sull’organizzazione, pare invece che il governo mal tolleri l’autonomia delle istituzioni sportive e che voglia assumerne il controllo, noncurante del contesto internazionale e delle sue regole. Già con la legge di bilancio n. 145/2018 sono state prese misure ‘contro’ il Coni, con un rafforzamento eccessivo delle redini governative. Più in generale, questa legge è anche frutto di un impeto ‘napoleonico’ verso una codificazione a tutto campo di cui sembra esser preda l’attuale governo”.

 

Secondo Casini, “l’errore più grande è nell’impianto. Il movimento olimpico si basa sull’autonomia dello sport e delle sue istituzioni da ogni ingerenza politica. Questa legge – come già successo con quella di bilancio – è invece una operazione ‘alle spalle’ del Coni. Si prevede un riordino dell’intera organizzazione sportiva nazionale, dimenticando che essa è una articolazione di un sistema più ampio, con regole e procedure ultrastatali. E, nella sua pacata lettera, il Cio ha solo chiesto che se ne desse conto. Con questa legge l’ordinamento sportivo è ‘assorbito’ – citando Massimo Severo Giannini – nell’ordinamento statale”.

 

Davvero allora c’è rischio che il Coni sia escluso dal Cio? “I comitati olimpici nazionali sono riconosciuti dal Cio e devono rispettare la Carta olimpica, che impone indipendenza e autonomia da ingerenze politiche. In caso contrario, il Cio potrebbe ‘sospendere’ il Coni. Ciò impedirebbe all’Italia di ospitare eventi olimpici o di partecipare ai giochi; gli atleti potrebbero essere ammessi a titolo individuale, senza bandiera, il che sarebbe un vero paradosso per un governo sovranista…”.

Ci sono precedenti? “Di fronte a gravi interferenze politiche, il Cio ha sospeso alcuni comitati nazionali (Iraq nel 2008; Kuwait nel 2010). Certo, non è la prima volta che lo Stato italiano interviene sul Coni. Il riordino del 1999, con un decreto legislativo ad hoc, non fu esente da critiche. Ma allora vi fu più attenzione nei rapporti con il Coni e il Cio e il contesto internazionale era molto diverso, perché le riforme più importanti hanno avuto inizio dal 2000. La nuova legge non ha precedenti recenti quanto a noncuranza dell’ordinamento sportivo internazionale”.

 

Il sottosegretario Giorgetti assicura che saranno i decreti attuativi a chiarire i dubbi del Cio. Basterà? “E’ difficile. Sabino Cassese ha già rilevato che i decreti aggraveranno la situazione. Il problema resta l’impianto della legge, che è sbagliato perché sono dimenticate l’autonomia dell’ordinamento sportivo e le sue regole fondamentali, di matrice transnazionale. Immaginare oggi che uno stato possa riorganizzare in solitudine e d’imperio le istituzioni sportive non è solo errato sul piano giuridico, è velleitario. A meno che il fine non sia far uscire l’Italia dal movimento olimpico e creare un regime autarchico di gare e tornei solo tra italiani”.

Possibili rimedi? “Se si prescinde dai possibili profili di illegittimità costituzionale e non si vuole tornare indietro, occorrerebbe modificare la legge delega come suggerito dal Cio, magari usando quale ‘veicolo’ la legge olimpica per Milano-Cortina 2026, in fase di preparazione”.

Maurizio Stefanini

Romano, classe 1961, maturità classica, laurea in Scienze Politiche alla Luiss, giornalista dal 1988. Moglie, due figli. Free lance impenitente, collabora col Foglio dalla fondazione. Di formazione liberale classica, corretta da radici contadine e da un'intensa frequentazione del Terzo Mondo. Specialista in America Latina, Terzo Mondo, movimenti politici comparati, approfondimenti storici. Ha pubblicato vari libri, tra cui “I nomi del male”, ritratto dei leader dell’asse del Male, "Ultras - Identità, politica e violenza nel tifo sportivo da Pompei a Raciti e Sandri", "Da Omero al rock. Quando la letteratura incontra la canzone" e ultimo "Alce Nero un «beato» tra i Sioux". Parla cinque lingue; suona dieci strumenti (preferito, fisarmonica).

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Commenti all'articolo

  • robyv73

    08 Agosto 2019 - 22:10

    "pare invece che il governo mal tolleri l’autonomia delle istituzioni sportive e che voglia assumerne il controllo". Questo governo non tollera nessuna autonomia, se non si scioglie subito mi aspetto che prima o poi vengano sciolte le organizzazioni giovanili e venga creata la Nuova Opera Nazionale Balilla.

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