cerca

La balla della persecuzione giudiziaria

Garantismo non è gargarismo e il processo a Salvini non c’entra nulla con i processi al Cav.

Giuliano Ferrara

Email:

ferrara@ilfoglio.it

31 Gennaio 2019 alle 06:00

Matteo Salvini in Aula (foto LaPresse)

Matteo Salvini in Aula (foto LaPresse)

Chiunque non sia garantista è uno stolto, ma non tutti i garantisti sono cretini. Questo mezzo aforisma di pronta beva serve a spiegare, senza farla troppo palloccolosa, la posizione qui a più riprese illustrata, e in apparenza sorprendente: processate il Truce. I nostri amici della stagione berlusconiana non la comprendono, come dissentono altresì i garantisti giuridici rigorosi. Eppure sarebbe abbastanza semplice. 

    

Il Truce non è un uomo politico anomalo sottoposto, per essere un imprenditore disinvolto uscito dall’Italia semi-legale degli anni Ottanta, a una lunga e ossessiva persecuzione giudiziaria (anche a mezzo mediatico), che non è l’ordinaria persecuzione in giudizio quando se ne ravvengano i termini, ma altra cosa: è campagna politica, ideologica, moralistica, il cui culmine non poteva non essere il riadattamento del comune senso del pudore con metodi di caccia all’untore morale da anni Cinquanta, e censura della “furbizia orientale” (Ilda Boccassini) di una pulzella di corte nella funzione di testimone in dibattimento (la signora El Mahroug, per alcun tempo presunta nipote di Mubarak). Il Truce è un aspirante Caudillo incappato nella sua stessa trappola, da buon leghista-giustizialista e antigarantista sempre, uno che ora si divincola e dopo averla buttata in caciara demagogica la butta in politica. E non è nemmeno in quanto aspirante Caudillo che merita un processo, a parte il giudizio degli elettori e dei famosi costituzionalisti, sebbene questa condizione sia il giusto inquadramento del suo velleitario straparlare del non mollo-amici-sì-che-mollo. È sul ministro dell’Interno che, non la magistratura ordinaria scavalcando le attribuzioni delle Camere ex articolo 68 buonanima, sepolto tra le grida leghiste d’antan, bensì il Tribunale dei ministri e, su sua richiesta, i pari del Truce eletti come lui nel Senato della Repubblica devono alfine decidere. 

   

Il Truce non è stato pedinato, intercettato, braccato nell’evidente rete a strascico dei reati possibili a grappolo, come il Cav.: è stato invece accusato di aver commesso reati puntuali nel caso bene in vista in cui decise di mettersi meglio in vista che potesse, il caso del blocco di un’imbarcazione italiana militare e dei suoi passeggeri naufraghi. E accusato non dalla magistratura d’assalto, che invece, e parliamo della procura di Catania, ha cercato di stringere in una morsa probatoria, senza riuscirci e dando prova di forte slancio attivistico, le organizzazioni non governative impegnate nel soccorso in mare; e subito dopo lo ha prosciolto, il ministro, giudicando invalida la prospettiva di un dibattimento su queste accuse. È stato bensì, il Truce, giudicato degno di processo dal Tribunale dei ministri ad hoc, un altro ramo della magistratura espressamente incaricato ex lege della bisogna, e la cosa sarà decisa, come una volta avveniva per tutti gli eletti, dal Senato che è l’assemblea alla quale il Truce ineffabilmente appartiene. Dove stia lo scandalo garantista non si capisce proprio. L’argomento del mandato elettorale fa ridere proprio, essendo evidente che è in questione l’esercizio legale o illegale del mandato stesso.

         

Ecco. I garantisti rigorosi cosiddetti farebbero meglio a precisare che in queste circostanze, magari, non regge l’accusa di sequestro di persona, e meglio sarebbe una meno sanguinosa attribuzione dell’abuso di ufficio, che però non è una quisquilia per un ministro della Forza che forza le cose. E questo precisare può essere legittima materia di discussione, ma nel dibattimento, cioè nel processo. Non si scappa, anche se si scappa, e a quale velocità si scappa. Garantismo non è gargarismo.

Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

Leggi il curriculum dell'Elefantino scritto dall'Elefantino

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    31 Gennaio 2019 - 20:08

    Ma dove è finito il Ferrara del Mugello che lottava da solo e, ripeto da solo contro il sistema dei manettari casinisti incocludenti al servizio di una sinistra dalemiana che mando’ il magistrato più amato dagli italiani nel suo feudo comunista? Dov’è il gagliardo Ferrara che sfidava i compagni fottuti da un grande Berlusconi alla prima seduta parlamentare del 94? E dov’e’ il royal baby portato, sostenuto in questi travagliati anni? Il baby ci ha regalato Salvini in vagone letto per le cazzate che ha fatto in tre anni. Salvini fa bene a dire di non essere processato perché altrimenti fa la fine di S. Bartolomeo Berlusconi, anzi peggio perché avvocati come quelli del Cav non se li può permettere e delle liti da cortile interpretative dei PM ne abbiamo piene le palle. Se poi si vuole dire che i giallo verdi sono dei cialtroni voltagabbana è vero, talmente vero che ci stanno mandando per stracci. Ma basta con i manettari non se ne può più. Ci vuole il caso? Sempre, ma questa è una farsa.

    Report

    Rispondi

    • stearm

      01 Febbraio 2019 - 13:01

      Immagino che lei era sinceramente indignato anche quando alcuni magistrati (e non solo) attaccavano Renzi. Tra l'altro, non so se lo sa, ma quei magistrati erano di sinistra. E sicuramente avrà biasimato il comportamento giustizialista di Salvini nei confronti di quelle inchieste. Ne sono sicuro, perchè se pretende coerenza assoluta al prossimo, il prossimo potrebbe chiederla a lei.

      Report

      Rispondi

      • carlo.trinchi

        01 Febbraio 2019 - 21:09

        Vero, verissimo. Anche le inchieste su Renzi erano insopportabili e sono finite nel nulla. Salvini nessuno lo assolve ma basta con i metodi manettari. Il prossimo sarà lo stesso. Saluti.

        Report

        Rispondi

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    31 Gennaio 2019 - 13:01

    Ma guarda un po, l’avversione feroce verso il Cav. era solo imperativo morale a difesa dei costumi di vita degli italiani, condotti alla perdizione da un gaudente libertino. Mica una lotta per il potere politico. Quella parte della magistratura che lo combatté fino a sentenza definitiva incarnava lo spirito del Savonarola. Glisson. I lettori parlano del “metodo” adottato per farlo fuori. L’esegesi lasciamola agli sfruculiatori a comando. Con Salvini si vuol riproporre il “metodo”.Funzioni giudiziarie, sostenute dall’establishment degli immobilisti usate politicamente. La stessa farsa del processo Stato-Mafia, di Mafia Capitale, di Umanità, Umanità e, menate varie. Il punto è se approviamo o no, che la politica sia fatta da persone che hanno vinto un concorso statale o dagli eletti dai cittadini. Tutto qui.

    Report

    Rispondi

  • stearm

    31 Gennaio 2019 - 10:10

    E' il classico litmut test. Dove erano i garantisti pro-Salvini quando alcuni magistrati si organizzavano per dare il colpo di grazia a Renzi? Erano garantisti e indignati da veri liberali per l'utilizzo politico della giustizia? Bè, ma allora avrebbero dovuto dare un giudizio pessimo di Salvini, che all'epoca cavalcava le inchieste per utilizzarle a fini elettorali. Invece, questi sedicenti liberali e garantisti trovavano che Salvini fosse nel giusto allora e trovano che sia nel giusto anche adesso. E una cosa su Berlusconi: Berlusconi è stato vittima di una persecuzione giudiziaria, ma Berlusconi MAI si è rallegrato per un'inchiesta contro un avversario politico. Lo dico, perchè, se leggerete tra i commenti, chi accusa Ferrara di non essere coerente è un sedicente liberale, oovero uno che difende il politico amico, ma non ci pensa due volte ad appoggiare perseczuzioni giudiziarie nei confronti di avversari politici. Sono loro a non essere coerenti, in quanto non liberali.

    Report

    Rispondi

  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    31 Gennaio 2019 - 10:10

    Tutto questo contorsionismo per provare a dimostrare che per il Cav. era una cosa e per il Cap. un'altra non porta da nessuna parte. La corte di giustizia europea ha stabilito che lo sbarco dei clandestini non è dovuto. Punto. Soprattutto gli europainomani incalliti dovrebbero riconoscere quello che dice il più alto grado di giudizio esistente. E se vale per la Sea Watch vale anche per la Diciotti. Nel merito è poi molto difficile sostenere che per la Diciotti, su cui salirono magistrati, medici e quant'altro ci fossero dei sequestrati. Quelli veri non ricevono visite, direi. Non si vuole ammettere che la vicenda è stata gestita in termini di trattativa politica con altre nazioni europee al fine di ripartire i clandestini, cosa che poi è avvenuta. E' quello che fa Malta, e nessuno si straccia le vesti per questo. Per quanto riguarda la Sea Watch è curioso che mentre essa staziona in Sicilia non vi siano più richieste di salvataggio. Evidentemente stanno aspettando che riparta.

    Report

    Rispondi

    • stearm

      31 Gennaio 2019 - 21:09

      E su Renzi e la Boschi quale era la sua posizione? Era contorsionista o lineare? Ha scritto post in loro difesa quando erano attaccati dalla magistratura?

      Report

      Rispondi

      • lorenzo tocco

        lorenzo tocco

        25 Febbraio 2019 - 11:11

        Io scrivo per quello che mi interessa, se condivido il tono di un articolo non lo ribadisco con un post. E lei che mi fa sempre da censore ha scritto qualcosa in difesa del Cap. e del Cav.?

        Report

        Rispondi

Servizi