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Nuovi orrori dal circo mediatico giudiziario

Vertici Finmeccanica assolti. I danni incalcolabili provocati da quel processo

22 Maggio 2019 alle 21:02

Nuovi orrori dal circo mediatico giudiziario

Giuseppe Orsi (sinistra) e Bruno Spagnoletti (destra) all'udienza per il caso Augusta Westland (Foto LaPresse)

Gli ex vertici di Finmeccanica (oggi Leonardo) e Agusta Westland, Giuseppe Orsi e Bruno Spagnolini, sono stati assolti in via definitiva dall’accusa di corruzione internazionale e false fatturazioni in merito al presunto pagamento di una tangente in India. A confermare l’assoluzione è stata mercoledì la quarta sezione penale della Cassazione, che ha respinto il ricorso avanzato dalla procura generale di Milano contro il verdetto di proscioglimento che era stato emesso al termine del processo d’appello bis l’8 gennaio 2018.

 

Secondo l’accusa, i due manager avevano corrotto alcuni pubblici ufficiali indiani per ottenere una commessa da 556 milioni di euro per la fornitura di 12 elicotteri militari all’India. Si chiude così, dopo sei anni di processi e cinque sentenze, l’inchiesta aperta nel 2011 dai pm di Napoli Woodcock e Piscitelli, poi trasferita a Busto Arsizio, per la quale Orsi e Spagnolini finirono agli arresti per 80 giorni (il primo in carcere, il secondo ai domiciliari). Della tangente non è mai stata trovata traccia, ma nel frattempo lo scandalo ha provocato danni immensi sul piano personale, economico e persino geopolitico. L’India ha deciso di cancellare tutte le commesse militari vinte da Finmeccanica nel paese, stimate in due miliardi di euro (a vantaggio soprattutto dei francesi), e solo il lavoro della diplomazia ha consentito di rimuovere il gruppo dalla black list. “Io credo che in nessuna parte del mondo si sognino di mettere in galera il presidente della più importante industria del paese se non si hanno motivazioni più che provate”, dichiarò Orsi nel 2014 dopo la prima sentenza. Ora, dopo l’assoluzione definitiva, il suo legale si limita a definire “del tutto inconcludenti” le investigazioni su cui si è fondato il processo. Ma a sintetizzare al meglio la vicenda fu probabilmente il magnate australiano della logistica Lindsay Fox, che nel 2013, dopo aver incontrato l’avvocato di Orsi a Milano, andò in Duomo e inviò una cartolina al manager con scritto: “Italy’s fucked up”. L’Italia è fottuta.

Redazione

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