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Ma che guappo di cartone. Salvini sequestra la legge ma ha fifa a sfidarla

Il Truce azzeccagarbugli si nasconde dietro il “mandato”, errore blu. Faccia come il coraggioso capo catalano Junqueras

29 Gennaio 2019 alle 15:50

Ma che guappo di cartone. Salvini sequestra la legge ma ha fifa a sfidarla

Foto LaPresse

Ma è proprio un guappo di cartone, il Truce. Improvvisamente si fa giureconsulto pensoso delle proprie sorti, lui che tira dritto, lui che non molla, lui che lo dice da papà, e affida a un tecnico una penosa letterina azzeccagarbugliosa al Corriere, ai sensi dei sensi e comma tale e tal altro, per dire che Egli, ma con la maiuscola dell’impersonale maestà sovrana, ha un mandato politico a regolare i flussi (del mare?) e il Senato deve impedire il suo processo, chiesto dal Tribunale dei ministri a smentita della larghezza di vedute dei magistrati zuccaroni, che hanno anche loro un mandato, si vede. Il mandato, guarda un po’. La legge chissenefrega, l’arresto illegale chissenefrega, il sequestro della Diciotti chissenefrega, c’è il mandato. Sarebbe come dire, parlando con pardon, che Martina e Orfini, senatores boni viri, hanno anche loro un mandato popolare, ma di accoglienza entro i limiti, e allora per qualche decina di immigrati rinserrati con donne e minori su una nave essi medesimi sono autorizzati all’abbordaggio, come pirati dei Caraibi, e a violare la legge per soddisfare l’impellenza del mandato trascinandoli fuori su un gommone e sbarcandoli nelle alture di Riace. Il tecnico giuridico viminalizio, e viminalizio è ormai una parola spessa, cruda e fatiscente da usare spesso, non ha considerato che il mandato si esplica attraverso e non contro la legge. Elementare, no?

   

Ora può anche darsi che alla fine la tesi viminalizia superi la prova, non dico della politica senatoria, Senatus mala bestia, ma persino dell’accertamento dibattimentale giudiziario, e il Truce vada assolto. Non me ne stupirei. Posso perfino spingermi con grave peccato di ipocrisia a augurarmelo in nome del garantismo. Quel che non supera la prova è il paragone tra il guappo di cartone e Orio Junqueras, quel meraviglioso ciccione catalano che si sta facendo mesi e mesi di galera perché ha sfidato la legge hispanica, borbonica, sacrosanta dell’unità nazionale sotto el Rey, e parla dalla sua cella di conte di Montecristo con dignità e sottigliezza, avendo avuto cura di calibrare le parole giuridiche e il coraggio personale e civile di chi è restato a testimoniare. Vuole testimoniare, il guappo Truce? E allora si comporti da testimone, si dia quel coraggio che un famoso prete lombardo non si poteva dare perché non lo aveva, non si comporti da imputato felloncino che fa di tutto per cancellare la sua stessa imago Dei di duro che non molla, di don Rodrigo in cerca di consenso, uno apre le buste delle informazioni di garanzia in favore di telecamere, io non mollo, io tiro dritto, amici (che don Rodrigo banale e domestico, altro che Franti l’infame).

   

Oltre tutto si impappina, lui con il suo consulente, nella penosissima letterina al Corrierone. E dice che le convenzioni europee impongono di rivedere la cooperazione in tema di sbarchi per fare deterrenza alle partenze e ai tragitti illegali dei disperati. Giusto. Ma appunto di “cooperazione agli sbarchi” si tratta, non di sequestro e arresto illegale di persone fisiche impedite allo sbarco. Scendono, si fa un vaglio serio in condizioni di media umanità, che l’Italia si può e si deve permettere verso chiunque, e si decidono i termini della cooperazione, anche con la guerra diplomatica, la deterrenza di un sistema integrato di relazioni internazionali fra partner che si mostra sordo e ottuso moralmente ma che si può piegare alla ragione con mediazione, compromesso e anche dissuasione. Ma con altri mezzi, leciti, non con la presa di ostaggi a mare.

Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    31 Gennaio 2019 - 09:09

    Arresti illegali? Sequestri? Ma dove? Alla peggio è quello che ha fatto Malta, ma lì nessuno si è stracciato le vesti. La corte di giustizia europea, per chi mangia pane e U€ a colazione, ha stabilito che gli aiuti sono obbligatori, gli sbarchi non sono dovuti. Non ci sarebbe altro da dire, questo chiude la questione giuridica. A proposito del "martire" Junqueras, mi piacerebbe proprio sapere queli sarebbero le reazioni nel caso per esempio la Lombardia adottasse una strategia simile a quella della Catalogna. Scommetto che in questo caso le parole più dolci sarebbero "in galera!", come un Bracardi qualsiasi. Il Cap. pur innocente ha paura del processo? Può darsi, io ce l'avrei, visto lo stato della giustizia italiana. Tutto questo lascia purtroppo intendere che il famoso garantismo, impugnato ad ogni piè sospinto in tutti questi anni, era molto ma molto peloso.

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  • verypeoplista

    verypeoplista

    30 Gennaio 2019 - 10:10

    Il primato è della politica e non di "Magistratura Democratica", forse Parigi è troppo lontana da qui: lei vede l'Italia col binocolo (dell'odio?)

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  • ncisbani

    30 Gennaio 2019 - 00:12

    Perfetto. Giuliano mi eri diventato a tratti antipatico. Ora sei il mio Capitano nella Guerra Santa contro l'imbecillita'.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    29 Gennaio 2019 - 23:11

    Tutto condivisibile, anche il richiamo culturale al Ciccione catalano, un'esclusiva notizia di Ferrara. Meglio, sarebbe tutto condivisibile se chi chiede la testa di Salvini non fosse quella parte della Magistratura che ha adottato con tenacia e determinazione la stessa terapia giudiziaria nel confronti di Craxi, Berlusconi e Renzi. Certo, si può sostenere che nessuna terapia giudiziaria sia stata fatta nei loro confronti. Come no? Sovviene la dichiarazione pubblica dell'Anpi che sostiene le foibe essere solo un falso della propaganda fascista.

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