“Di Maio vuole dare una mancia elettorale, altroché lavoro”. Parlano gli assessori

Valerio Valentini

Gli assessori al Lavoro dei comuni di mezza Italia sono delusi dopo l'incontro con Di Maio: "Cosa sono questi navigator?"

Roma. “Cosa sono, davvero, questi navigator? Non ci è stato chiarito. Chi li assumerà? E con che tempi, e che modi? Non ci è stato chiarito”. Gianna Pentenero, assessore piemontese al Lavoro, comincia con l’elenco in tono un poco mesto. La sua collega campana, Sonia Palmeri, prosegue il rosario delle lamentazioni: “Ci sarà un concorso, per questi lavoratori? E con quali risorse? Di Maio non ce lo ha detto. E le piattaforme informatiche di cui si parla, a che punto sono? Il ministro non ci ha detto neppure questo. E noi, che come regioni abbiamo la competenza in tema di politiche attive, cos’è che dovremo fare, nello specifico? Ah, saperlo”.

 

All’indomani dell’incontro al Mise con Luigi Di Maio, i resoconti degli assessori al Lavoro e alle Politiche sociali di mezza Italia tradiscono la frustrazione che deve avere provocato loro la vaghezza delle risposte del ministro. “Gli abbiamo presentato tre pagine fitte di richieste di chiarimenti”, riferisce Cristina Grieco, esponente della giunta toscana. “D’altronde – prosegue – era da ottobre che aspettavamo una riunione”. “Ormai – le fa eco il romagnolo Patrizio Bianchi – sta venendo meno anche quel minimo di rispetto istituzionale. Lasciarci per mesi nel dubbio più assoluto, costretti a rincorrere i titoli sui giornali, per poi convocarci e dirci che, semplicemente, ci faranno sapere. Abbiamo ricevuto l’ultima versione del decreto alle 14 di lunedì, l’incontro è iniziato un’ora dopo”.

 

E così mentre Di Maio, con lo stato maggiore del M5s al gran completo, presenta il “reddito di cittadinanza” come se fosse già un prodotto fatto e finito, Alessia Rosolen, dal Friuli Venezia Giulia, dice in realtà che “al momento la parte delle politiche attive è tutta un’ipotesi, e d’altronde anche Di Maio ce ne ha parlato come un qualcosa da fare in un secondo momento, in futuro”. E il presente? “Il presente – sbuffa Roberto Cifarelli, assessore lucano – è questo: per fare tutto in fretta, si eroga solo il sussidio, e buonanotte”. Il progetto ambizioso sull’accompagnamento al lavoro può attendere: “Quello che conta, ora, è elargire il contributo poco prima delle europee”.

 

E del resto, proprio su coloro che dovrebbero rendersi protagonisti delle politiche attive, grava ancora grossa incertezza. “Chi sono, questi navigator? Che competenze devono avere?”, si chiede Grieco. “Stiamo creando un nuovo profilo professionale – prosegue Palmeri – senza indicare in cosa debba consistere”. Quattromila li assumeranno le regioni, utilizzando le risorse stanziate in legge di Bilancio. “Immaginiamo si tratti di assunzioni a tempo indeterminato”, dice Rosolen. “Ce lo auguriamo”, prosegue Palmeri. “Ma bisognerà allora – insiste Cifarelli –stabilire la ripartizione delle risorse, fare un concorso, seguire tutto il lungo e complesso iter canonico”. Troppo macchinoso.

 

Nel frattempo, dunque, Di Maio ha pensato di contrattualizzare 6 mila operatori tramite Anpal, con un co.co.co. di due anni. “E al di là del paradosso di lavoratori precari che dovranno trovare un lavoro stabile ad altri, su questi 6 mila navigator – dice Penetenero – bisogna chiarire molte cose”. Quali? “Primo. Come verranno distribuiti? Li arruolerà l’Anpal, bene, ma poi quanti andranno alla Liguria e quanti alla Calabria? E in base a quali criteri? E poi chi dovrà stabilizzarli?”. Precisa Grieco: “Noi regioni non abbiamo certo i fondi per assumere a tempo indeterminato 6.000 persone. Senza contare che io, nei miei centri per l’impiego, farei fatica perfino a trovare lo spazio fisico per questi operatori: postazioni, pc, sedie”. Elena Donazzan, dal Veneto, incalza: “Neppure sulle competenze da assegnare alle tre regioni che chiedono l’autonomia è stata fatta chiarezza”. L’importante è partire, ha detto Di Maio. “Ma così – replica Bianchi – l’edificio non sta in piedi. A meno che l’unico interesse del ministro non sia distribuire la mancia elettorale, ma allora evitiamoci tutti i discorsi sulle politiche attive e la ricerca del lavoro”.