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Il complottismo di Salvini e l'economia che peggiora. Di cosa parlare stasera a cena

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

22 Gennaio 2019 alle 18:27

Il complottismo di Salvini e l'economia che peggiora. Di cosa parlare stasera a cena

Problema: cosa succede quando si passa dalle battute e dalle sciocchezze complottistiche ai fatti, alle relazioni internazionali. Non è un problema inedito, anzi, è il tratto dominante di questo governo. Ma raramente avviene tutto con la rapidità e la chiarezza dello scontro, prima verbale e ora concreto, tra un'Italia stralunata e una Francia attonita. Ecco cosa succede se si trasferisce tutto questo nel già instabile quadro libico.

 

Problema maggiore: l'Europa va avanti, a modo suo, secondo le logiche storico-politiche che la caratterizzano, mentre l'Italia, isolandosi nel delirio ossessivo anti-francese, resta fuori dalla nuova distribuzione del potere europeo. E qui non resta altro che le stanche formulette del prof. avv. per dire che i rapporti restano buoni, gli arrampicamenti del bravo ministro Moavero Milanesi, le contumelie di quelli che melonianamente se la prendono coi poteri forti europei.

  

Ahia, intanto il mondo peggiora economicamente.

 

E l'Italia sta messa maluccio.

 

Il governo, o meglio una sua parte, oggi si è presentato in una insolita forma festosa per celebrare i nuovi provvedimenti di modifica al welfare in senso assistenziale a favore di chi si trova in condizioni di povertà e si impegni nella ricerca attiva del lavoro. Fatte le proporzioni se si festeggia questa cosa allora con lo statuto dei lavoratori o con l'introduzione delle pensioni di anzianità o con l'avvio della cassa integrazione si sarebbe dovuto fare una settimana di fuochi d'artificio e balli in piazza. E nel caso del boom economico vaticinato da Di Maio si potrebbe pensare a un trenino carnevalesco da Trieste in giù. Vabbè, in ogni caso la sfilata ha offerto una connotazione del governo che si presta a osservazioni critiche. C'era il presidente del consiglio, relegato a un ruolo come sempre non di guida ma di controllore, più notaio che avvocato si direbbe, e poi c'erano vari ministri, Di Maio in veste di conduttore, Toninelli, Grillo, Bonafede. Il tutto punteggiato da presenze neppure strettamente di partito, come Davide Casaleggio (privo ufficialmente di incarichi politici). E da i professori preferiti da Di Maio: Pasquale Tridico e il neo nominato all'Anpal MImmo Parisi, proveniente dal non notissimo ateneo del Mississippi. Per la festa in questione vale certamente la cronaca del Fatto.

 

Elio Lannutti offre delle scusette confuse, non riflette a fondo su ciò che ha pubblicato (la citazione del famigerato falso sui Protocolli dei Savi di Sion e il contesto serio e operativo in cui la ha inserita). Cresce il fronte di chi chiede le sue dimissioni, mentre il Movimento 5 stelle non prende posizione offrendo al senatore, peraltro già eletto in passato con il partito di Di Pietro, una grave copertura politica.

 

Ovviamente ne parlerete, ma per favore non esagerate. In realtà è un ruolo propositivo/consultivo, Lino Banfi andrà al posto in cui era Folco Quilici. E questo è il punto esatto di incontro tra ciò che è ed è diventata l'Unesco e ciò che sono il movimento 5 stelle e il suo capo politico.

 

Buffonate per buffonate ecco gli inglesi alle prese con un possibile secondo referendum su Brexit.

 

Mentre l'Europa, un po' stanca di questo cincischiare e di questi progetti confusi, si prepara all'uscita senza paracadute e ricorda soprattutto che la questione delle frontiere inter-irlandesi, non affrontata, verrà risolta mettendo pieni controlli doganali e frontalieri tra Repubblica d'Irlanda e Irlanda del Nord. Un fatto drammatico per gli irlandesi di entrambe le parti e che cancella gli accordi faticosamente raggiunti con lo storico patto che mise fine alla violenza religiosa e politica grazie alla firma di gran parte dei partiti nordilrlandesi.

 

Di meno serio, rispetto alla nomina di Banfi, ci sono le iniziative di Raggi per la metropolitana di Roma. Ieri un guasto protratto per tutta la mattina ha bloccato la linea A, nei giorni scorsi c'erano state altre gravi e lunghe interruzioni anche sulla B, molte fermate sono state chiuse per inagibilità, ricordate certamente la discesa a rompicollo dei tifosi russi con la scala mobile che aveva ceduto e mille altri incidenti. Nel frattempo non c'è nessun progetto per cambiare la gestione del trasporto pubblico a Roma, ma ci sono solo operazioni che consentono la continuità rispetto al nulla progettuale attuale, tra cui va messo anche il raggiungimento del concordato con i creditori di Atac. La sindaca ora punta tutto su un patto con Toninelli, ministro di riferimento, ma non si vedono possibilità di risultati pratici.

  

E mentre Bolsonaro va a Davos (dove vedrà anche il prof avv, acciocché poi possa vedere Sakvini in pace) arrivano notizie giudiziarie che già lo fanno un po' traballare.

 

Ciclismo in Africa con successi italiani, speriamo che Di Maio non ne faccia oggetto di campagne contro il colonialismo.

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