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Think tank sovranisti

Un tempo qua era tutta Vedrò e Fondazione Open. Adesso tocca alle associazioni felpa-stellate. Ecco quali sono fondazioni e associazioni collegate a partiti o esponenti politici gialloverdi

5 Agosto 2018 alle 06:00

Think tank sovranisti

Foto LaPresse

Roma. Un tempo qua era tutta Vedrò o Fondazione Open. Ora che sono cambiati i protagonisti al governo, cambia anche l’importanza di fondazioni, think tank e associazioni collegate a partiti o esponenti politici. Non è un dettaglio, visto che da queste strutture arriva anche parte del personale politico-intellettuale che poi finisce in parlamento o nell’esecutivo. Come ricorda OpenPolis in un suo rapporto pubblicato lunedì 30 luglio, le fondazioni e le associazioni “non rappresentano solo un modo per affermarsi politicamente, ma anche un strumento per tessere rapporti trasversali tra partiti. Nel 2013 l’arrivo del governo Letta, nato da un accordo post elettorale centrosinistra-centrodestra, vedeva la presenza di numerosi ministri appartenenti alla fondazione Vedrò: avversari nel campo della politica che avevano già stabilito rapporti personali in una fondazione”.

 

Adesso a farsi avanti tocca alle associazioni “sovraniste”, dalle quali escono parlamentari ed esponenti del governo. Come Asimmetrie – che si candida a diventare la nuova Italiani(anti)Europei – guidata dal senatore Alberto Bagnai, presidente della commissione Finanze di Palazzo Madama. Il vicepresidente di Asimmetrie è Marcello Foa, proposto dalla maggioranza come presidente della Rai. Nel comitato scientifico c’è il “meglio” del sovranismo italico. Come Luciano Barra Caracciolo, oggi sottosegretario di Stato con delega agli Affari Europei, Claudio Borghi, deputato e presidente della commissione Bilancio della Camera. Non poteva mancare Paolo Savona, ministro per gli Affari Europei, anche lui nel comitato scientifico, insieme a un paio di professori di economia molti attivi sui social, come Sergio Cesaratto e Massimo D’Antoni dell’Università di Siena. Il ministro Savona è un recordman di presenze: secondo il rapporto OpenPolis fa parte di cinque fondazioni o associazioni e solo Giulio Tremonti lo batte con sei.

 

Ma quanti sono i think tank che hanno almeno un esponente del governo Conte? Poco meno del 10 per cento di quelli analizzati. C’è la già citata a/simmetrie, poi ci sono la Aspen Institute Italia, con Paolo Savona, (vice presidente, comitato esecutivo) e il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi (comitato esecutivo); l’Associazione Rousseau, con il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede (responsabile di dipartimento) e il sottosegretario Manlio Di Stefano (responsabile di dipartimento); la Fondazione Iustus, con Savona (comitato scientifico) e il ministro dell’Economia Giovanni Tria (comitato scientifico); il Centro studio Machiavelli, con Guglielmo Picchi (membro del direttivo); la Fondazione Craxi, con il ministro Giovanni Tria (comitato economico sociale); Icsa, con Paolo Savona (consiglio scientifico); la Fondazione Magna Carta, con Tria (Comitato scientifico); il Think tank group, con Vito Crimi (per la verità ex membro del think tank); l’associazione Ugo La Malfa, con Savona (presidente onorario).

 

Come detto, i think tank, le associazioni e le fondazioni sono utili per fornire personale politico. Di recente il parlamento ha eletto Luca Antonini, membro della fondazione Magna Carta, giudice della corte costituzionale. La mappa del potere insomma sta cambiando? Vediamo. Intanto ci sono cose però che non cambiano. Una di queste è la mancanza di trasparenza. “Delle 121 strutture che abbiamo censito dal 2015 a oggi, sono 101 quelle ancora attive con un sito web, o che hanno partecipato alla nostra indagine conoscitiva”. E avendo “meno obblighi di trasparenza rispetto ai partiti, le informazioni disponibili su queste strutture non sono molte. Per questo motivo cercare di mappare questo mondo risulta essere complesso. Il primo problema riguarda la quantità, e la qualità, delle informazioni disponibili. Lo statuto costitutivo, documento centrale per stabilire obiettivi, forma giuridica e soci fondatori, è reso disponibile online solo dal 45 per cento delle 101 strutture. Per la stragrande maggioranza quindi una serie di nozioni per la comprensione del fenomeno non sono disponibili”. E più le informazioni sono importanti pù aumenta la probabilità che queste associazioni o fondazioni decidano di non pubblicarle. A partire dai bilanci. Solo 19 i bilanci rintracciati (il 18,81 per cento): Aspen Institute Italia, A/simmetrie, Associazione Casaleggio, Associazione Rousseau, Astrid, Centro studi politica internazionale, Fondazione Basso, Fondazione Change, Fondazione Di Vittorio (risalente al 2014), Fondazione Eyu, Fondazione Gramsci, Fondazione Nilde Iotti (risalente al 2014), Fondazione Open, Fondazione Sviluppo sostenibile, Human Foundation, Italia decide, Magna carta, P&R foundation e Symbola.

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