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M5s e il coro dei convertiti

Rassicurare, traghettare, addomesticare. Queste le parole d’ordine dell’establishment verso i vincitori

11 Marzo 2018 alle 06:29

Il coro dei convertiti

L’ultima assemblea, alla Scala, di Assolombarda: già prima delle elezioni il suo presidente, Carlo Bonomi, si era detto rassicurato dall’incontro con Luigi Di Maio (foto LaPresse)

Nella primavera del 2001, anno settimo della Seconda Repubblica, tutti i sondaggi indicavano Silvio Berlusconi come sicuro vincitore delle elezioni parlamentari, dopo una intera legislatura di centro-sinistra all’ombra dell’Ulivo prodiano. Gli ultimi due brevi esecutivi, guidati da Massimo D’Alema e dell’inaffondabile Giuliano Amato, non avevano dato gran prova di sé. D’Alema, sconfitto alle elezioni regionali del 16 aprile 2000 si era dimesso dopo 552 giorni a palazzo Chigi divisi in due diversi gabinetti. Ad Amato non restava che gestire una...

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Stefano Cingolani

Nato nel bel mezzo del secolo scorso a Recanati, è tornato alla luce in seguito a recenti scavi. Dopo tanto girovagare per giornali (L’Unità, Il Mondo, Corriere della sera, Il Riformista) e città (Milano, New York, Parigi), in cerca di stimoli e affetti, ha trovato al Foglio il rifugio agognato. Ha scritto “Le grandi famiglie del capitalismo italiano” e “Guerre di mercato”. Sopraffatto dalla colpa per non essere riuscito ad assicurare un futuro certo alla figlia maggiore e per non fare i compiti con quella minore, passa il tempo tra l’impero romano-cristiano e la terza globalizzazione (prima o poi riuscirà a spiegare entrambi?). Va al mare sul Baltico, ma vorrebbe essere sul Patna con Lord Jim o a Long Island con Jay Gatsby.

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Commenti all'articolo

  • giovann_one

    11 Marzo 2018 - 17:05

    Sarebbe interessante leggere sul foglio un'analisi di come i più noti commenatori italiani, e non solo gli house organ come La7 e Il fatto quotidiano, ma notisti politici raffinati, come Massimo Franco, Massimo Giannini, Antonio Polito o Stefano Folli abbiano da mesi fatto di tutto per persuadere le elites che Di Maio o Salvini, per citare l'articolo di Giuliano Ferrara, si dovevano prendere sul serio, che in qualche modo fossero assimilabili a personalità come Matteo Renzi o Carlo Calenda. Quando sono certo che anche loro sapessero benissimo che se di Maio può fare il presidente del consiglio, allora lo può fare qualsiasi cittadino/a scelto a caso sull'elenco del telefono. Sinceri complimenti x l'articolo: dopo averlo letto ho fatto quello che da tanto tempo avevo in mente, abbonarmi al Foglio.

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