Il nuovo bipolarismo, la traccia per capire il futuro del governo

Di Maio e Salvini non vogliono essere solo delle alternative ai vecchi partiti: vogliono diventare le uniche alternative in campo per costruire un nuovo paese

Claudio Cerasa

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cerasa@ilfoglio.it

10 Marzo 2018 alle 06:01

L'onda lunga del '93 ha prodotto Salvini e Di Maio

Luigi Di Maio e Matteo Salvini (foto LaPresse)

In un celebre passaggio del suo saggio su “Verità e politica”, Hannah Arendt ha ricordato che in politica, quando la verità è molto confusa, c’è solo un modo per capire quale direzione possono prendere alcuni fenomeni futuri: provare a rappresentarli. Più sarai capace di rappresentarli, di metterli in scena, più sarai capace di conoscerli e forse di risolverli. Se vogliamo applicare la lezione di Hannah Arendt al quadro politico che si presenta oggi sotto gli occhi degli osservatori non si può prescindere dal rappresentare i due fenomeni, detto in senso neutro, dai quali dipendono i destini di questa legislatura: Luigi Di Maio e Matteo Salvini. E per rappresentare i due fenomeni, e provare a indovinarne le traiettorie, c’è una domanda alla quale è necessario rispondere subito: cosa vogliono esattamente Luigi Di Maio e Matteo Salvini?

 

La risposta a questa domanda non può limitarsi alla semplice constatazione “vogliono entrambi governare”. La risposta a questa domanda deve invece partire da un altro tema che ci sembra essere il vero filo politico da seguire per capire qualcosa non solo sul futuro di questa legislatura ma sulla possibile nuova Italia. Luigi Di Maio e Matteo Salvini, oltre che provare a governare, vogliono provare a imporre, prima di tutto, una nuova forma di bipolarismo all’interno del quale i leader della Lega e del Movimento 5 stelle non sono più solo delle alternative ai vecchi partiti ma diventano le uniche alternative in campo per costruire un nuovo paese.

 

Di Maio scommette sulla distruzione della sinistra – e ogni tentativo di far avvicinare il Pd al M5s permetterà a Di Maio di veder realizzato il suo sogno. Salvini scommette invece sulla progressiva conquista dell’elettorato di destra – e ogni tentativo di far avvicinare Forza Italia al partito unico della Lega aiuterà Salvini a rottamare ciò che resta del Cav. Le intenzioni di Salvini e Di Maio sono dunque chiare e queste traiettorie – se resteranno coerenti – sono importanti da mettere a fuoco per capire che direzione potrà prendere questa legislatura. Punto numero uno. La ragione per cui Salvini e Di Maio hanno poche possibilità di dar vita a un governo insieme – come suggerisce il Foglio, ma come suggerisce anche l’Economist e come suggerisce Bloomberg: la sovranità popolare va accettata anche quando produce mostri – è legata al problema del nuovo bipolarismo: mettendosi insieme, Di Maio e Salvini dimostrerebbero di essere non alternativi ma di essere semplicemente complementari (che poi è quello che sono). Punto numero due. La ragione per cui Lega e Movimento 5 stelle faranno di tutto per portare il paese verso le elezioni, nel caso in cui fosse impossibile far nascere un governo guidato o da Salvini o da Di Maio (l’unico che forse potrebbe nascere sarebbe quello finalizzato a inserire il doppio turno nella legge elettorale per poi tornare a votare), è legata al fatto che entrambi i leader potrebbero essere ingolositi dall’idea di sfruttare fino in fondo la crisi simmetrica del Pd e di Forza Italia e di trasformare così il voto anticipato in un ballottaggio finale tra Di Maio e Salvini. Punto numero tre. La ragione per cui Salvini farà di tutto per dare l’ok a un governo di centrodestra solo se guidato da un leghista è che in fondo avere un governo grillino sostenuto dal Pd, per la Lega, sarebbe la condizione ideale per completare l’Opa sul centrodestra: con Forza Italia ormai prosciugata, Salvini avrebbe la possibilità di essere l’unica opposizione in campo e in prospettiva avrebbe anche la possibilità di rosicchiare del consenso anche al Movimento 5 stelle. Punto numero quattro. La ragione per cui Di Maio tenterà più di Salvini di ricevere il sostegno del Pd (pur avendo Di Maio decine di parlamentari in meno rispetto al centrodestra sia alla Camera sia al Senato) è che l’Opa del Movimento 5 stelle sul centrosinistra può avvenire anche dal governo, mentre l’Opa della Lega sul centrodestra, almeno per un po’, forse può avvenire solo dall’opposizione.

 

A oggi dunque le traiettorie in campo sono queste e per quanto potranno essere lunghe le consultazioni difficilmente le mosse di Salvini e Di Maio potranno prescindere da quello che oggi sembra essere il tema politico più gustoso da mettere a fuoco: il tentativo del leader della Lega e del Movimento 5 stelle di dimostrare che il 4 marzo non sono emersi solo due partiti di protesta ma è nato un nuovo bipolarismo. E forse, tra Salvini e Di Maio, l’unico che oggi può permettersi di provare a imporre un nuovo bipolarismo anche da posizioni di governo è più il secondo che il primo. Chissà.

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    10 Marzo 2018 - 21:09

    Astrattamente, giusto constatare di fatto la nascita di una nuova forma di bipolarismo. Il guaio è che i due schieramenti si sono spartiti a metà il territorio nazionale polarizzandosi uno al nord e l'altro al sud, spaccando così l'Italia in due. Il perché di questo va compreso bene perché evidentemente i rispettivi elettorati hanno votato due ben diversi programmi di promesse elettorali. Come, perciò, poter gestire e assecondare a livello unitario tali divergenze politiche così compatte, sia per l'un polo che per l'altro?

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    10 Marzo 2018 - 18:06

    Al direttore - Ha notato che Massimo D'Alema, s'è affrettato a sdoganare il M5S? Ha dichiarato che non può essere definito populista perché tanta sinistra lo ha votato. Non si scappa, caro Claudio: sinistra tollit omnia peccata mundi. Ridere, piangere, imprecare, stupirsi? Boh! Ma una cosa è certa: solo da noi può accadere che il Massimo possa essere preso sul serio.

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  • carlo.trinchi

    10 Marzo 2018 - 15:03

    Qui siamo al 94. Un paese orfano che trovò Berlusconi per tornare ad esprimersi e bloccare l’Occhetto di tirno. Oggi sia Salvini che Di Maio sono minoranza di fronte al ricompattamento di coloro che non si riconoscono nel loro populismo mascherato. Se si trovasse, lavorasse ad un nuovo partito e leader non si cadrebbe nella brace di questi due parvenue che non hanno nulla da dire se non esprimere una protesta figlia di una globalizzazione mal gestita e peggio non affrontata nei dovuti modi. Dalle battaglie chi fugge è perduto. Se cerchi di resistere forse sopravvivi. La storia insegna.

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  • tamaramerisi@gmail.com

    tamaramerisi

    10 Marzo 2018 - 15:03

    L'articolo comicia a svelare una verità ben più scomoda colla quale stiamo per confrontarci tutti. È vero e giusto ciò che dicono Figlio Economist e Bloomberg, che in democrazia s devono accettare i governi-mostro (con dei limiti). Ma il ragionamento non si applica al duo Salvini e Di Maio: sono entrambi Anticostituzionali e Eversivi. Uno vuole staccare l'Italia dal Nord (Europa) e dal Sud ("Terronia"). E l'altro vuole staccarla dall'Occidente e attaccarla al Magreb. In entrambi i casi l'agenda è anti-italiana. Solo perché le istituzioni dello Stato, sotto attacco dal 1992 non sono riuscite ad applicare la legge, e lo stato di diritto è ferito a morte.

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