Eugeni a 5 stelle

Ecco le schiere dei giornalisti pronti a fare da mediatori tra M5s e Pd. Joe non si dà pace

10 Marzo 2018 alle 06:30

Eugeni a 5 stelle

Eugenio Scalfari (foto LaPresse)

Più di Scalfari, meglio di Scalfari. Altro che Argonauti nel cosmo, ecco gli Eugeni a Cinque stelle. Tutti i giornalisti in gara a far da mediatori per il governo Pd-M5s. Dopo l’intemerata paradossale ma non troppo del Fondatore di Repubblica che a DiMartedì di Giovanni Floris indica in Luigi Di Maio il leader del nuovo grande partito della sinistra o, al limite, il nuovo Ciriaco De Mita da sostenere e spalleggiare, in tantissimi si prenotano allo stesso ruolo.

 

Più di Scalfari, meglio di Scalfari. Ecco gli Eugeni a Cinque stelle. Tutti pronti ad arrivare primi al traguardo del cuore di Rocco Casalino (se non proprio a quello di Davide Casaleggio). Lo charme sale & pepe di Gianni & Riotto detto Johnny fa sempre il suo effettaccio e, in effetti, non c’è gara. Gli unici argomenti accolti sono quelli di Johnny il quale, oltre all’esperienza maturata con gli amici degli amici a Detroit, ha anche la perizia dell’uomo di mondo.

 

Più di Scalfari, meglio di Scalfari. Ecco gli Eugeni a Cinque stelle. Sensibile alle foglie, Riotto, porta in dono a Casalino le cremine lenitive post-depilazione. Mentre a Maria Elena Boschi – ebbene sì, è richiesta proprio lei come interlocutrice nientemeno che dal portale Rousseau – Johnny offre la propria competenza in tema di coreografie. E qual novello Japino, lui, insegna a lei, Maria Elena – che è considerata la Raffaella Carrà dei millennial del Pd – il Tuca Tuca.

 

Più di Scalfari, meglio di Scalfari. Ecco gli Eugeni a Cinque stelle. Come sa sciogliere il ghiaccio Riotto, nessuno, e Casalino si lascia coinvolgere dalla frizzante atmosfera pontiera per unire Pd e M5s in uno special – una specie di apericena – che possa finalmente generare la community dei sempre in gamba. E così non dare vantaggio alla pur consorella Repubblica, con la Stampa – grazie a Johnny – primo giornale nelle chat del portale.

 

Più di Scalfari, meglio di Scalfari. Ecco gli Eugeni a Cinque stelle. Chi non si dà pace, e si mostra pugnace, è Joe, manco a dirlo. Fedelissimo, con la sua frangetta elettrica, Servegnini si presenta a Rignano per attendere ordini da Matteo Renzi in persona o, in caso di indisponibilità del capo, dal papà di lui, il Tiziano. Quest’ultimo è in partenza per Medjugorje e non sa che dirgli ma è proprio il rottamatore in persona, con un depliant di Sant’Elena tra le mani, ad apparire al cospetto di Servegnini. Pallido e smunto, con una carota in una mano, e un bastone nell’altra, Renzi consegna a Joe una missione.

 

Più di Scalfari, meglio di Scalfari. Ecco gli Eugeni a Cinque stelle. E’, per Joe, una missione ad alto rischio. Potrebbe essere per Renzi, infatti, la salvezza o la disfatta: mimetizzando sotto il suo proverbiale impermeabile bianco un paracadute, Servegnini deve lanciarsi sul prato di Pontida, bere almeno due litri di grappa, quindi un bottiglione di vino buono, portare dodici confezione di post-it intonsi (vero, Irene?).

 

Più di Scalfari, meglio di Scalfari. Ecco gli Eugeni a Cinque stelle. La missione di cui Joe è incaricato è presto detta. Deve trattare una pace separata coi barbari sognanti della Lega. Deve però apparire come un’iniziativa sua. Nel caso fallisse, infatti, per Joe – novello Rudolph Hess – c’è una Spandau eterna ad attenderlo. L’accordo con Renzi, infatti, è di mantenere a vita il segreto.

 

Più di Scalfari, meglio di Scalfari. Ecco gli Eugeni a Cinque stelle. Servegnini sale a bordo di un argenteo Messerschmitt, si mette alla cloche, ne soppesa la qualità e l’affidabilità, avverte il brivido erotico della guerra ma – nostalgia, nostalgia canaglia – un moto di malinconia lo sveglia a ben altro legame.

 

Più di Scalfari, meglio di Scalfari. Ecco gli Eugeni a Cinque stelle. Proprio quando Joe sta allacciando alla cintura di sicurezza il bavero del suo proverbiale impermeabile bianco. Nel riflesso di una lacrimuccia di commozione Servegnini scorge (vero, Irene?) il profilo di Urbano Cairo, l’editore, proprio quello che – uscito pazzo – poi l’ha fatto direttore a 7.

 

Più di Scalfari, meglio di Scalfari. Ecco gli Eugeni a Cinque stelle. Non può certo dimenticare, Joe, i buoni taxi Milano-Crema munificamente elargiti da Cairo e neppure l’essere stato difeso dall’editore, sempre, dagli assalti degli inserzionisti di 7, sempre più imbufaliti.

 

Più di Scalfari, meglio di Scalfari. Ecco gli Eugeni a Cinque stelle. Da un lato, nella basculante della sua stessa mascella, Joe ha Cairo. Dall’altro, c’è il vindice Matteo. Chi sceglierà? Cairo cala l’asso, oltre ai buoni taxi, assegna a Joe il reddito di cittadinanza purché – ecco – faccia un Tuca Tuca anche lui.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    11 Marzo 2018 - 19:07

    Al direttore - Nel clima generale, non solo quello post elezioni, che coinvolge e intreccia, tanti, troppi soggetti e interessi diversi, dar vita ad un governo "politico" è impossibile. Un governo M5S+Lega non ha i numeri, lo stesso per M5S+Pd e per Cdx+Pd. Poiché i governi si formano in Parlamento, una maggioranza di governo postula un ircocervo fatto di carpe diem, di singole convenienze, di transumanze da una parte all'altra, di tattiche dilatorie, di opportunismi di giornata. Neppure le elezioni dei presidenti delle due camere chiariranno la situazione, anzi la complicheranno. Pensate all'elezione di quello del Senato fatta da una sola parte. Il Presidente Mattarella è persona affidabile, autorevole e competente, ma contro la belluina protervia delle parti in gioco, i suoi margini di manovra sono quelli che sono. Basterà il suo appello al senso di responsabilità di tutti? Auguriamocelo. Governo, se non politico, almeno decente. Altrimenti dopo il Def … Altro che Eugeni a 5 stelle

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