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Il M5s e il leader soldo al comando

Opacità, incompetenza. Per capire i guai futuri del grillismo follow the money

15 Febbraio 2018 alle 06:10

Il M5s e il leader soldo al comando

Foto LaPresse

Tra i molti spunti di riflessione offerti dalla tragicomica storia dei bonifici taroccati da alcuni parlamentari del Movimento 5 stelle ce n’è uno in particolare che vale la pena mettere a fuoco per inquadrare la vera dimensione del dramma grillino. Coincide con la risposta a una domanda: perché i populisti hanno un problema irrisolto con il denaro? Se ci pensate bene, per capire molti dei guai del Movimento 5 stelle non serve seguire complicati retroscena ma serve semplicemente seguire la traccia del denaro.

 

Antonio Padellaro, ex direttore del Fatto, ha notato giustamente che la truffa da quattro soldi del Movimento 5 stelle ci dovrebbe far riflettere su un tema importante, di cui finalmente si è accorto persino il Fatto: ma se i grillini “non sono capaci di controllare i conti di qualche centinaio di persone come possono tenere in ordine il bilancio di una intera nazione?”. Lo spunto è giusto ma non è sufficiente per capire in che senso i grillini, di fronte al denaro, finiscono spesso in mutande e vengono messi letteralmente a nudo.

 

Il primo esempio riguarda la risposta a un’altra domanda: chi comanda davvero nel Movimento 5 stelle? Tutti i fili del denaro portano ovviamente al signor Davide Casaleggio: fino a qualche tempo fa, con la sua srl, raccoglieva i soldi generati dalla pubblicità prodotta dalle attività presenti sul blog di Grillo; oggi, con la sua associazione privata Rousseau, di cui è presidente e tesoriere, si prepara invece a raccogliere altro denaro attraverso versamenti da 300 euro al mese che ciascun grillino dovrà versare una volta eletto in Parlamento. I rapporti di forza nel grillismo si misurano attraverso i fili del denaro e il denaro ci dice molto anche delle ragioni relative al distacco tra Beppe Grillo e il Movimento 5 stelle, avvenuto evidentemente anche per questioni di carattere economico: questioni emerse in modo plastico e in modo comico il giorno in cui il clown genovese, per rispondere a una querela per diffamazione presentata dal Pd arrivò a far dire al suo avvocato che Grillo non è “direttamente responsabile” dei post che vengono pubblicati sul blog di Beppe Grillo e che il leader dei Cinque stelle “non è responsabile, né gestore, né moderatore, né direttore, né provider, né titolare del dominio, del blog, né degli account Twitter, né dei tweet e non ha alcun potere di direzione né di controllo sul blog, né sugli account Twitter, né sui tweet e tanto meno su ciò che ivi viene postato”.

 

La pista dei soldi ovviamente ci aiuta a capire molto altro. Ci aiuta a capire il sentimento di disprezzo per la democrazia rappresentativa che cova nel mondo di Grillo: la multa truffa da 100 mila euro prevista nel codice etico per tutti i parlamentari ribelli, in aperta violazione dell’articolo 67 della Costituzione, è la perfetta fotografia della incostituzionalità del M5s. Ci aiuta a capire il non sense del programma del Movimento: su Repubblica, il professor Roberto Perotti ha calcolato che produrrebbe un disavanzo di 63 miliardi di euro all’anno. Ci aiuta a intuire quando nasceranno i veri problemi del grillismo: il giorno in cui si capirà chi è che in tutti questi anni ha finanziato in modo non trasparente un partito attraverso un blog sarà uno spasso. E ci aiuta infine a capire anche la ragione per cui il grillismo laddove governa è destinato a produrre immobilismo. Lo ha ammesso candidamente due giorni fa Alessandro Di Battista in una delle sue rare interviste da Giovanni Floris, rispondendo così a una domanda sull’incapacità di controllare i bonifici: “Sa perché non c’è stata possibilità di controllo? Perché noi siamo incredibilmente onesti. Noi non abbiamo restituito questi soldi in un fondo intermedio del M5s, perché non volevamo che quei soldi minimamente transitassero in nessun fondo o conto corrente del M5s, e li abbiamo destinati direttamente al ministero dello Sviluppo economico. Non li volevamo toccare”. Le parole di Dibba, in fondo, spiegano il grillismo più di mille bonifici. Non toccare nulla per non sporcarsi le mani. Non maneggiare soldi per non cadere in tentazione. Non fare nulla per evitare di sbagliare qualcosa – pensate alle Olimpiadi di Virginia Raggi. I grillini con le mani nella marmellata sono parte di un problema più grande dove al centro di tutto c’è la propensione naturale a essere in imbarazzo di fronte al denaro, a usare i soldi in modo opaco, a trasformare la ricchezza in un tabù. L’incapacità del grillismo – e anche i suoi guai futuri che non verranno a mancare – non la si può capire fino in fondo se non si parte prima di tutto da qui.

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Commenti all'articolo

  • mtallarico

    17 Febbraio 2018 - 11:11

    Io mi chiedo, dall'alto dei mie 80 anni suonati, con quale faccia i grillini si presentano alla gente, chiedendo il voto, dopo queste "malefatte" degne dei tempi di "tangentopoli", ci vuole faccia tosta a presentarsi agli "improbabili elettori" chiedendo il voto.- Ormai il popolo italiano è talmente incoglionito da non fare caso a nulla.-Mario TALLARICO

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  • mario.patrizio

    15 Febbraio 2018 - 15:03

    Tutto origina dal messaggio: a- la casta si ingozza coi soldi autoconcessi del contribuente; b- il lavoro del parlamentare può essere svolto con una frazione di quel denaro. In che modo?, perbacco, con l'onestà. Fallimento totale del concetto, che si possa fare politica pagando due soldi. La miseria non è nel compenso per il cittadino rappresentante dell'uno vale uno -viene subito da pensare che se poco paghi, poco vale-, la miseria è fare politica smerdando la politica, con distruzione del comune campo di gioco. Un processo, quello dello sputtanamento della politica, risalente alla storia della Repubblica, ma almeno quelli di prima aspettavano il sol dell'avvenire.

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  • mauro

    15 Febbraio 2018 - 13:01

    Non ho sentito dire ancora a nessuno che dietro i milioni eroicamente versati dai frequentatori di blog che hanno vinto la lotteria di Grillo, c'è un'altra massa di milioni tra stipendi e rimborsi che costoro si pappano solo per fare casino in parlamento. Altro che onestà, si tratta di un furto legalizzato da una democrazia nemica di se stessa.

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  • patriciovivarelli

    15 Febbraio 2018 - 11:11

    Sottoscrivo in pieno quello che scrive il sig.Lorenzo Tocco. Alla fine si trasformarera' in un favore ,ennesimo, fatto ai 5 stelle

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