I taroccatori della democrazia

Il parlamentare non è un mestiere come gli altri. Alla radice delle truffe grilline

14 Febbraio 2018 alle 06:16

I taroccatori della democrazia

Foto LaPresse

In fondo, se ci pensate bene, il bonifico è forse l’ultimo dei problemi. Semmai, verrebbe da dire, il giochino truffaldino dei soldi versati per finta da alcuni parlamentari del Movimento 5 stelle è la spia di un tema più grande. Che non riguarda necessariamente la disonestà del grillismo. Ma riguarda un’altra disonestà politica. Una truffa di cui il Movimento 5 stelle è portavoce sincero e a suo modo genuino: l’idea che il mestiere del parlamentare debba essere simile a quello di un pigia bottoni, l’idea che coloro i quali rappresentano la democrazia rappresentativa debbano pagare un pegno, l’idea che la democrazia per vivere abbia bisogno più di selfie che di soldi, l’idea che l’eletto non debba avere nessuna delega per agire in autonomia, l’idea che il parlamentare possa essere eletto per rappresentare la nazione e non una srl privata, l’idea che il privilegio parlamentare rappresenti non, come da celebre definizione del giurista inglese Erskine May, “la somma dei diritti di cui dispongono collettivamente ciascuna Camera e individualmente ciascun parlamentare per essere in condizione di esercitare le loro funzioni”, ma semplicemente la somma dei diritti contro cui vale la pena combattere per istituire una nuova forma di democrazia. Senza voler essere troppo paradossali, i grillini ribelli che hanno trafficato come dei quattrinari da quattro soldi con gli screenshot dei bonifici non andrebbero solo condannati, ma andrebbero in un certo senso incoraggiati a dire la verità. A dire che la democrazia ha un costo, a dire che il parlamentare ha il diritto di non essere considerato un cittadino come gli altri, a dire che la politica non può essere solo la carta carbone di una srl privata, a dire che l’essenza della politica non è rivendicare la propria irresponsabilità – non è quella di considerare una politica responsabile solo quella che si muove dietro autorizzazione di un pm o di un Cantone – ma è quella di avere il coraggio di prendere delle scelte e rivendicare quanto fissato nel 1948 in Assemblea costituente. “I deputati ricevono una indennità nella misura fissata dalla legge per garantire loro in ogni caso l’indipendenza economica e il doveroso adempimento del mandato”.

 

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Da questo punto di vista, dunque, il problema dei bonifici è legato anche al messaggio veicolato nella scelta di far pagare un pedaggio al parlamentare solo per essere un parlamentare. E’ l’essenza della politica anti casta: non tanto cambiare le figure dei politici ma cambiare la figura del politico, scommettendo su un’idea ambiziosa e pericolosa: uccidere la democrazia rappresentativa attraverso la promozione di un sistema farlocco di democrazia diretta (la democrazia è diretta nel senso che c’è qualcuno che la dirige) e la promozione di un sistema farlocco in cui le libertà del parlamentare vengono a poco a poco a mancare (immunità, indennità, assenza di vincolo di mandato). In un delizioso libro pubblicato anni fa con le edizioni Unicopli, “Le riforme elettorali in Italia (1848-1994)”, il professor Giovanni Sabbatucci ha ricordato la vera ragione per cui le democrazie moderne non hanno solo il diritto ma hanno il dovere di offrire ai propri eletti un’indennità parlamentare. “L’indennità parlamentare – scrive Sabbatucci – sanzionò la rottura del rapporto organico, operante solo a favore degli alti ceti proprietari, fra rappresentanti e rappresentati, e favorì l’affermarsi dei partiti come associazioni mediatrici fra i cittadini e il Parlamento”. In altre parole, i privilegi offerti ai parlamentari sono da considerarsi un diritto inalienabile per ragioni anche di carattere costituzionale. Per garantire “l’eguaglianza sostanziale ai fini dell’accesso alle cariche elettive (art. 3 Cost.)”. Per garantire “la libertà di voto per l’elettore, il quale può così scegliere tra un’offerta politica non limitata di fatto a un ceto politico di soli abbienti (art. 48 Cost.)”. Per garantire allo stesso tempo “la libertà di mandato, franco da condizionamenti di ordine economico (art. 67 Cost.)”. Il problema dei bonifici taroccati è certamente un problema grave. Ma accanto a questo problema ce n’è uno ancora più grave che riguarda il taroccamento non di un bonifico ma della stessa democrazia. Sarebbe bello se i deputati beccati con le mani nella marmellata oggi avessero il coraggio non di scappare ma di spiegare che di fronte a un partito che sogna di trasformare i parlamentari in dipendenti del capo di una srl privata – e di fronte a un partito che vuole sfruttare i finanziamenti della politica non per finanziare un partito ma per finanziare un’associazione privata – non ci si può che ribellare. Non si può non dire vaffa. No?

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Commenti all'articolo

  • franco.malandra

    14 Febbraio 2018 - 20:08

    Caro Claudio con questo bel articolo tratti intreccio tra efficienza dei politici (politica) loro costo e loro libertà. La politica abolendo immunità parlamentare e finanziamento dei partiti si è fatta due autogoal e spero non inserisca in costituzione il vincolo di mandato. In Italia abbiamo troppi politici mal pagati e in molti casi incapaci. Sogno una Italia con una sola camera, no provincie, 10 regioni, 4000 comuni amministrati da politici capaci (albo dei politici? ) e ben pagati. Ad esempio al presidente del consiglio prevederei un premio di 5 MLD di euro se raggiunge i seguenti risultati; PIL +10%; Debito -50 MLD; Omicidi +morti sul lavoro e incidenti sul lavoro meno 10%; vita media + un anno; parità nascite morti ecc. Cordiali saluti Franco

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    14 Febbraio 2018 - 19:07

    Caro direttore - A me viene da pensare che il baco sia nel come e cosa s'intenda, oggi, per democrazia. Platone, prima Bobbio poi, a distanza di molti secoli, hanno fatto la diagnosi esatta: di troppa libertà e della stessa intesa come democrazia, si muore.

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  • lorenzolodigiani

    14 Febbraio 2018 - 13:01

    Fatalmente in un gruppo di persone esistono onesti, meno onesti, disonesti. La statistica puo’ suffragare questa realtà. Sostenere che esistono gruppi di soli onesti significa stare al.di fuori della realtà, nel mondo dell’utopia o, semplicemente, della truffa.

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  • DBartalesi

    14 Febbraio 2018 - 12:12

    Abbastanza evidente che la cosiddetta nuova classe di politici, senza competenze e cultura adeguate al ruolo atteso, non solo non rappresenta un progresso ma è un flop. Chiaro che, come nota lei, un "vero" un politico, in una democrazia rappresentativa, meriterebbe rispetto e adeguata remunerazione. Il punto è che il "vero"poltico è entrato in crisi assieme alle idealità/ideologie che ne sostenevano la condotta morale. Il venir meno di un credo politico piuttosto che religioso ha dato vita ad una classe di chierici che, perso il loro Dio, recitano messe in cui il soddisfacimento del bisogno, proprio e dei fedeli senza più fede, è diventato fattore predominante. Alcuni vorrebbere credere ancora a un Duce, altri far risorgere il sole che è tramontato. Io non so. Forse occorrerebbe pensare almeno a un iter scolastico specifico per diventare politici, cioè bravi ad amministrare materie complesse. Corsi per diventare come dei Macron. O giù di li.

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    • Selinunte

      14 Febbraio 2018 - 14:02

      Ottimo intervento. Alla base dei crollo qualitativo della politica vi è proprio il venir meno delle ideologie che la sostenevano e che creavano la condotta morale a cui i politici si attenevano. Venendo meno tutto questo la politica è diventata un assalto alla diligenza, ovvero un modo veloce per arricchirsi a scapito della comunità che in teoria si dovrebbe rappresentare e difendere. Il politico è diventato una pedina in vendita al miglior offerente.

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