Chi ha il coraggio di dire che il M5s è un pericolo per l'Italia?

La nostra classe dirigente non può più permettersi di essere neutrale. Appello

Claudio Cerasa

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Chi ha il coraggio di dire che il M5s è un pericolo per l'Italia?

Luigi Di Maio (foto LaPresse)

A poche settimane dalle elezioni presidenziali francesi, dunque circa un anno fa, la stragrande maggioranza degli imprenditori, della classe dirigente, degli intellettuali, degli editorialisti e dei direttori dei giornali della Francia scelse di utilizzare ogni mezzo a disposizione per spiegare che cosa avrebbe rischiato il proprio paese sottovalutando la minaccia di un partito antisistema come il Front national. A poche settimane dalle elezioni politiche tedesche, circa sei mesi fa, la stragrande maggioranza degli imprenditori, della classe dirigente, degli intellettuali, degli editorialisti e dei direttori dei giornali tedeschi scelse di utilizzare ogni mezzo a disposizione per spiegare che cosa avrebbe rischiato il proprio paese sottovalutando la minaccia di un partito antisistema come Alternative für Deutschland. A poche settimane dalle elezioni politiche italiane, la stragrande maggioranza degli imprenditori, della classe dirigente, degli intellettuali, degli editorialisti e dei direttori dei giornali ha scelto invece di non utilizzare alcun mezzo per spiegare che cosa rischierebbe il nostro paese a sottovalutare la minaccia di un partito antisistema come il Movimento 5 stelle. Mancano 24 giorni alle elezioni, ma allo stato attuale possiamo dire che la maggioranza dell’establishment italiano sembra avere fatto una precisa scelta: considerare il partito di Luigi Di Maio un partito come tutti gli altri, e i leader politici tutti indistintamente dei populisti. Tutti uguali, tutti pericolosi, tutti cialtroni, tutti impresentabili, tutti invotabili.

 

C’è solo un piccolo problema: non è così. Non è così perché in questa campagna elettorale c’è un partito che rappresenta un pericolo per la nostra economia, per la nostra democrazia, per la nostra Costituzione, per il nostro stato di diritto, persino per la nostra salute. Un partito che sogna di disincentivare il lavoro attraverso il reddito di cittadinanza. Un partito che sogna di smantellare il nostro welfare attraverso l’abolizione di leggi che hanno salvato l’Italia. Un partito che sogna di abolire la democrazia rappresentativa trasformando i parlamentari in sudditi di una srl privata. Un partito che sogna di calpestare la Costituzione promettendo leggi, come quella sulla prescrizione, fatte per non assicurare la ragionevole durata di un processo. Un partito che sogna di abolire in Parlamento il voto segreto facendo propria una legge che un altro partito italiano, avete capito quale, portò già in Parlamento il 19 gennaio 1939. Un partito che prova ogni giorno a sopprimere il dissenso attraverso lo strumento della gogna. Un partito che traccia i voti dei suoi iscritti creando sistemi di votazione che rendono “possibile controllare e ricostruire le preferenze espresse dai votanti a causa della mancanza di anonimato”. Un partito che da una parte dice ‘non vi preoccupate, non siamo antieuropeisti’, mentre dall’altra continua a tenere in vita, con tanto di tesoretto economico, un “Comitato Promotore per l’Indizione del Referendum sull’euro”. Un partito che in un momento in cui l’export italiano corre come un treno sogna di seguire il modello dei dazi alla Trump perché anche nel nostro paese, sostiene Manlio Di Stefano, responsabile esteri del M5s, “ci vorrebbe un po’ di sano protezionismo”.

 

Un partito che gioca con la salute dei nostri figli lasciando intendere che sui vaccini è bene che ognuno faccia come crede, senza ricordarsi che fare come si crede significa mettere in pericolo i più deboli, cioè chi i vaccini non li può fare. Chiaro? Chiaro. A poche settimane dalla campagna elettorale, a parte qualche eroico caso isolato – Angelo Panebianco ed Eugenio Scalfari, che rappresentando però più le proprie idee che quelle dei giornali su cui scrivono – nessun pezzo da novanta della classe dirigente italiana è ancora sceso in campo per dire in modo esplicito che il Movimento 5 stelle è un pericolo per l’economia, per la democrazia, oltre che ovviamente per la grammatica. Non sappiamo se da qui alle elezioni qualcuno lo farà. Ma da queste colonne ci permettiamo di ricordare una cosa semplice: mai come oggi essere neutrali significa avere già deciso da che parte stare.

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Commenti all'articolo

  • GianniRamponi

    09 Febbraio 2018 - 09:09

    Semplicemente, il M5S è eversione antidemocratica. Peggiore di quelle di estrema destra e estrema sinistra che abbiamo già vissuto, perchè gode di un appoggio più diffuso.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    08 Febbraio 2018 - 19:07

    Rep. fornisce un esempio di neutrale italico: Salvini dichiara che lo "statuto dei diritti islamici" è incompatibile con la nostra Costituzione. E' talmente ovvio da essere banale. Il costituzionalista prof Alessandro Pace, interrogato a proposito risponde: "La Costituzione vieta atti illeciti, non le religioni" Salto d'ipocrisia triplo carpiato. La religione Islamica promana dal Corano, il Corano pretende che le leggi dello Stato laico, passino in secondo piano rispetto alla Sharia e allo statuto dei diritti secondo l'Islam, O no? Allora anche la nostra Costituzione, nell'ambito della quale è organizzate e riferita tutta la nostra legislazione civile e penale, è incompatibile con l'Islam. Con buona pace del prof. Pace. Il bello è che tanti gioiranno: "Hai visto il costituzionalista ha messo a posto Salvini" Caro direttore ha capito perché i pezzi da novanta si comportino da quaquaraqua?

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  • armstav@gmail.com

    armstav

    08 Febbraio 2018 - 19:07

    Ma abbiamo una classe imprenditrice italiana degna di questo nome, od anche in essa c'e' lo stesso vuoto o confusione che esiste nelle altre compagini nazionali?

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  • gheron

    08 Febbraio 2018 - 19:07

    E vabbe'!... Ai ferri in fortezza Grillo (il marchese Onofrio) e tutti i suoi sanculotti incapaci, incompetenti e pure senza ghigliottina. Tacciano su tutte le chiese di Roma le campane che annunciano la morte della Giustizia per mano della classe dirigente (in politica, nel sindacato e nell'informazione) che strazia l'Italia da oltre mezzo secolo. Si intervenga decisamente e in ogni modo per assicurare lunga e piacevole vita al sistema parassitario, alle zizzone del quale in tanti, di sinistra, di centro e di destra, hanno ciucciato fino all'indecenza. Egregio direttore: avrei avuto piacere di sottoscrivere ogni sua parola, se almeno un segnale di cambiamento effettivo di rotta fosse venuto dalla parte che lei intende difendere da questi nuovi barbari. E invece...da ogni dove, panem et circenses.

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