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Ragioni per essere ottimisti: il Rosatellum potrebbe dare all'Italia un'incredibile stabilità

Una luce nel buio: l'epocale mescolanza di ex maggioritario e di neoproporzionale potrebbe riservare qualche sorpresa

13 Febbraio 2018 alle 06:16

Ragioni per essere ottimisti: il Rosatellum potrebbe dare all'Italia un'incredibile stabilità

Paolo Mieli non ha tutti i torti a preoccuparsi, l’abbiamo detto e ripetuto, la campagna elettorale in un certo senso è deludente. Però a una certa età bisogna farsi ottimisti. Nel buio vedo una lucina. Mica male. Valutiamola. Dunque, la tendenza generale del maggioritario italiano è stata la scazzottata, con magnifici risultati di sistema: potere di decisione sui governi, finché è durata, al popolo sovrano. Alternanza. Cose fatte, parecchie, sia da Berlusconi sia da Prodi sia da Renzi, e perfino un D’Alema sembra quasi averci provato, vanità a parte e bye bye Condi. E quando arrivò Monti con il suo “colpo di stato”, quel Monti che ora tutti dannano a causa delle conseguenze della sua ingenuità politica, si salvò anche il salvabile nella grande turbolenza finanziaria e strutturale dell’Italia indebitata. Ora con il proporzionale gli italiani geniali, primo premio a Berlusconi e al suo erede del Partito della nazione, hanno scelto la scazzottata verbale e una forte, visibile, diffusa convergenza verso il centro.

 

Di Maio, che pure è a capo di una banda di asini, vuole affermare l’identità governativa dei 5 stelle, un suicidio per loro ma con la cravatta e speriamo un congiuntivo in prestito, che rende la cosa meno grave. Salvini strepita, da quel garagista che è, ma poi va a Sanremo con la sua bella a godersi, con qualche riserva, il Divino Favino (ma che fantastico monologo quello di Koltès). D’Alema, che deve aver capito subito dopo che lo abbiamo messo qui nero su bianco quanto poco sia conosciuto e potabile il militante di sinistra Pietro Grasso, ha già adottato la posizione saggia del governo del presidente con i voti dell’estrema e soave sinistra ex arcobaleno. La Bonino, che godrà di voti incredibili come il mio per via dell’uninominale, si presenta con la faccia della costruttrice europea più che con la bandiera della serial killer ultrabortista. Non parliamo proprio del futuro presidente del Senato, Matteo Renzi, dei meravigliosi suoi ministri (un saluto in particolare a Franceschini, che è combattuto dai marrazzoni del Consiglio di stato e dai dementi berniniani come Montanari, e a Minniti impegnato in campagna a Pesaro e nel Fezzan). Gentiloni è ormai il talismano dell’Italia che si piace centrista nel metodo, di sinistra nelle idee, di destra nelle pulsioni represse, attiva e fattrice nelle scelte di governo (con il grande Padoan che affronta la pazzia dei senesi, eretici dai tempi di Bernardino Ochino). E non diciamo niente di Berlusconi, che torna nel suo pop come castigatore degli sconsiderati, con i quali magari farà una manifestazione nazionalista e antimmigrati, in compagnia della gentile signora Meloni, così la chiama, ma così, per “rassemblare”, come si dice alla francese. Insomma, andiamo verso il quarto mandato della Merkel, nella forma del secondo mandato della Gentiloni. Una cuccagna, secondo me.

 

Lamentarsi è dunque bene, rallegrarsi è meglio. Pochi manifesti. Scarsi i quattrini per la politica, come per i giornali di qualità, ma alla fine ce la facciamo lo stesso. Molta televisione, il che è normale. E niente par condicio per i giochini social. A proposito. Bisognerebbe abolire la legge Scalfaro che vieta gli spot, sentendo Confalonieri sul tema delle tecnologie che superano i problemi, sua grande specialità. Così la politica diventerebbe virtuosa, nel senso che a destra e a manca, convergendo verso il centro, tutti si impegnerebbero nel fund raising per finanziare magnifiche campagne pubblicitarie che spiegherebbero le cose meglio delle interviste e dei telegiornali per noi utenti distratti della politica nazionale. L’epocale mescolanza di ex maggioritario e di neoproporzionale potrebbe alla fine dare una incredibile stabilità, e capacità di integrazione, al sistema italiano, digerire anche i vaffanculo, lo sberleffo, la lotta di classe: ve li ricordate i toni delle ultime elezioni, le marce su Roma con Grillo che diceva “arrendetevi!”? Bè, è già finita. E non è un male. Gli editorialisti del Corriere e i notisti che vogliono solo fare la pelle a Renzi ne prendano nota. Shakespeare, che valeva un Koltès e anche di più, diceva che la storia è il racconto senza senso di un idiota, pieno di fragore, e che ci sono più cose tra cielo e terra eccetera. Aveva ragione.

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Commenti all'articolo

  • franco.malandra

    13 Febbraio 2018 - 20:08

    Caro Giuliano per prima cosa ti dico che il Rosatellum mi piace alla luce delle condizioni date. Per futuro governo se dalle urne esce una maggioranza simile alla attuale (centrosinistra più centrodestra responsabile ) tutto ok, se invece vince centrodestra da capire quanto dura (come 1994) o se anticamera del default (come 2011), se esce alleanza 5 stelle -lega-FLI (a oggi avrebbero il 45% dei voti ma non dei seggi) spread a 900 per la gioia degli speculatori. Purtroppo in una Italia tripolare l'applicazione letterale art 57 della costituzione impedisce al Senato la formazione di una maggioranza politica omogenea indipendentemente dalla legge elettorale adottata doppio turno compreso condannando l'Italia a governi deboli. Cordiali saluti Franco

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  • Giovanni Attinà

    13 Febbraio 2018 - 18:06

    La mia sensazione è che il Rosatellum non possa risolvere i problemi italici, con le leggi elettorali, fatte ad uso e consumo della maggioranza di turno e pertanto siamo sempre nei sistemi all'italiana, invece di copiare quelli collaudati dai due secoli degli Usa al mezzo secolo e oltre della Germania e della Francia.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    13 Febbraio 2018 - 17:05

    Al direttore – Giuliano Ferrara è maestro di luminosi lampi dialettici che diradano le tenebre. Ovvio sappia meglio e più di quanto possa saperlo io, che gli italiani “sono stati allevati a mo’ di Guelfi e Ghibellini”. Semplifico per rendere l’idea della strada sempre pervicacemente seguita dalla nostra politica: tenerci divisi e l’un contro l’altro armato. La dittatura delle minoranze rende bene il contesto. Auguriamoci, in sintonia coi lampi di Giuliano che “fusse che non fusse la vorta bona”, per iniziare a staccarci da quella maledizione

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