I rimborsi del M5s e quei moralisti che finirono moralizzati

Storia di Carlo Martelli, rappresentazione perfetta del grillismo: contro l’olio di palma, contro il Tap, mentre su Facebook naviga con il pilota automatico con gli status su Banca Etruria

12 Febbraio 2018 alle 21:29

I rimborsi del M5s e quei moralisti che finirono moralizzati

Foto LaPresse

Roma. E’ finita così, è finita che i moralisti sono stati moralizzati. E’ finita così con Andrea Cecconi – di cui ci siamo occupati qui – ma anche con Carlo Martelli, già capogruppo del M5s al Senato, accusato di aver fatto finta di restituire i soldi, come prevede il manuale gentista sull’obbligatorietà del pauperismo in politica. E lui, Martelli, anche fisicamente scimmiotta l’aspirazione francescana, con quei sandali ai piedi pure con il freddo e l’eloquio anti ricchezza e anti complotti, anti poteri forti, anti olio di palma. Il senatore nel curriculum vanta infatti anche la proposta di un disegno di legge proprio per abolire il famigerato olio “tossico”, “sempre più presente in moltissimi prodotti e alimenti di uso quotidiano, anche in quelli più insospettabili, entrando nella nostra vita come un killer silenzioso: fa male alla salute e all’ambiente”. Sicché, spiegò presentando il disegno di legge, “estendere l’uso e la coltivazione dell’olio di palma è ciò che non vogliamo. Per questo ho predisposto un disegno di legge che oltre agli usi alimentari e cosmetici chiede che ne sia vietata esplicitamente la produzione e l’uso a fini energetici”.

 

E insomma, chi c’è di più rappresentativo di Martelli nel M5s? Uno che è contro l’olio di palma, contro il Tap, e su Facebook naviga con il pilota automatico con gli status su Banca Etruria: “Per quanto i renziani cerchino di gettare fumo negli occhi è evidente a tutti che ci sono aspetti relativi alla vicenda dell’istituto di credito toscano che non tornano e che lambiscono molto da vicino il partito di Renzi e il suo entourage”. Uno che nel 2013, quando una piccola parte dei senatori del M5s votò per Pietro Grasso presidente di Palazzo Madama, richiamò tutti all’ordine spiegando che il partito a maggioranza aveva scelto scheda bianca (e non ci si oppone, giammai, alla dittatura della maggioranza). Insomma il grillino oggi moralizzato è quel Martelli che all’inizio dell’avventura parlamentare propose la mordacchia per deputati e senatori: “Soltanto il portavoce rilasci interviste alla stampa: facciamo un ‘documentino’ in cui ognuno si impegna a non parlare con la stampa. Così risolviamo anche il problema dei personalismi”. E infine, siccome non sei del partito di Grillo se non presenti almeno una proposta sui matrimoni (memorabile quella di Carlo Sibilia fra razze diverse), Martelli si è fatto avanti con forza e ha lanciato la sua: “Perché in Italia non si possono fare matrimoni multipli? Anche 4, 5, 6 persone dovrebbero potersi sposare, perché il matrimonio tra due persone non è naturale”.

 

Una volta superato il limite televisivo del M5s – la tv è cattiva maestra e non ci si va – Martelli ha trovato anche un posto fisso nei talk show, non facendosi mancare anche qualche scazzo illustre. Come quello con il marchese Fulvio Abbate, che contestò a Martelli la mancanza di ironia e in cambio ricevette un sobrio “a cuccia”. “Alla fine, ‘a cuccia’ è finito il senatore Carlo Martelli. A cuccia del M5S, anzi, della Casaleggio e Associati S.r.l. Il tempo è galantuomo. Sempre”, si diverte oggi Abbate. Perché come dice una frase attribuita a Pietro Nenni, “a fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro... che ti epura”. 

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Commenti all'articolo

  • branzanti

    12 Febbraio 2018 - 21:09

    La frase di Nenni (o chi per lui) ed il concetto caro ai greci della nemesi sono certamente perfetti per inquadrare questa vicenda. Che tuttavia dovrebbe ulteriormente porre qualche domanda sugli ambienti entro i quali si e' svolta la scelta dei soggetti grillini da mandare al pubblico ludibrio nelle istituzioni e su quali siano i loro curricula (parola grossa!!).

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