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Errori e mancanze nel sistema di rendicontazione del M5s

David Allegranti

Parlano gli ex cacciati per questioni di soldi: “Chi era duro e puro con noi adesso è sotto accusa”

Roma. “Chi era duro e puro, come Andrea Cecconi, adesso subisce gli stessi comportamenti che infliggeva agli altri”. Ivan Catalano, ex deputato del M5s, se ne andò prima di essere cacciato. Motivo? “I soldi, anziché restituirli al fondo per il microcredito, che non funziona, decisi di darli alla Caritas”, racconta Catalano al Foglio. Ma il Movimento non gradì. Catalano è uno dei tanti parlamentari cacciati dal partito di Grillo, ufficialmente per questione di quattrini, la vera ossessione dei Cinque stelle, più interessati agli scontrini che alla politica.

 

“Adesso stanno venendo al pettine i nodi. Tutto ciò che denunciavamo si sta verificando: noi dicevamo che la piattaforma, tirendiconto.it, non faceva i calcoli in modo corretto, non dava la possibilità di certificare le spese, non dava la certezza dell’avvenuto bonifico. E’ un sistema basato sulla fiducia delle persone che caricano le informazioni”.

 

 

Per questo, “io ho sempre pensato che la vera motivazione per cui si è fatto questo sistema era un’altra: regolare dei conti interni, dare la possibilità di cacciare le persone che non venivano gradite. Questa mia ipotesi ha trovato conferme perché tutti, gira che ti rigira, hanno subìto conseguenze. E ora chi ha esercitato il potere nei nostri confronti sta subendo la stessa cosa. Cecconi a suo tempo agì in modo analogo contro Massimo Artini. Adesso è lui a trovarsi nella stessa situazione”. Quella piattaforma “è una scusa per buttare fuori le persone e succederà a tutti.

 

Adesso, alla fine della fiera non so se quello che è successo a Cecconi e agli altri sia vero, falso o parzialmente vero. Indipendentemente da questo la loro reputazione online è compromessa e non possono difendersi da un’accusa così grave. Dalle campagne social virali come di solito fa il Movimento cinque stelle non puoi difenderti. Indipendente dal fatto se sia tutto vero o falso, le conseguenze hanno un loro seguito”, prosegue Catalano.

 

Insomma un po’ di cautela in più non guasterebbe. “Esatto, non bisogna vivere di assoluti. Chi è convinto di essere il detentore della moralità pensando di essere immune troverà qualcuno che gli farà le pulci e gliela farà pagare”.

 

Secondo Catalano, la riduzione dei costi della politica faceva legittimamente parte del programma politico. Poi però “la questione del risparmio dei costi dei parlamentari ha avuto un’evoluzione abbastanza drastica da parte del M5s”. All’inizio per esempio, tenuto conto anche della situazione personale dei parlamentari, i deputati e senatori del M5s restituivano una cifra pari a circa 1.500 euro o anche meno, perché veniva tenuto conto della singolarità del deputato o senatore. “Non era neanche una gran somma e a fare il totale infatti non veniva fuori una cifra molto alta. Io immagino quindi che la Casaleggio Associati, vedendo che la cifra era bassa si sia accorta che era comunicativamente poco spendibile e ha scelto di uniformare il sistema di calcolo per tutti, non considerando ciascun parlamentare nella sua specificità. Il collega Alessio Tacconi, che è stato eletto all’estero e vive in Svizzera, spiegò che il costo della vita in Svizzera è diverso dall’Italia e che non sarebbe riuscito a mantenerlo. Fu attaccato per questo. Ma anche altre persone, come imprenditori che avevano da pagare la partita Iva, avevano i loro problemi. Il livellamento di tutti è andato a vantaggio di chi non aveva arte né parte, ai disoccupati e a chi era arrivato in Parlamento senza nessuna esperienza lavorativa. All’inizio noi avevamo creato una piattaforma interna che funzionava. A un certo punto però la Casaleggio ci disse che avrebbero creato loro un sito, tirendiconto.it appunto, ci tolsero i nostri sistemi interni imponendo il loro che però non faceva mai tornare i conti ogni volta che facevi la rendicontazione. Il nostro sistema funzionava. Con i loro, invece stessi dati in entrata, dati diversi in uscita: ti chiedeva di versare di più. Ed era strano perché non si capiva come funzionasse. E tutti quelli che l’hanno contestato sono stati allontanati. Prima o poi toccherà anche a Di Maio”. Insomma, dice Catalano, “volevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno e alla fine nella scatoletta c’erano loro”.

 

Serenella Fucksia, ex senatrice del M5s, fu cacciata per aver pagato con un giorno di ritardo. Eppure, racconta Fucksia al Foglio, aveva avvertito i vertici del ritardo. “In realtà cercavano una scusa per cacciarmi. Ricordo una telefonata di Rocco Casalino la sera prima nella quale mi dicevano che tutti avevano finito di rendicontare e che io ero l’ultima. Rocco mi disse: Giarrusso (Mario Michele, ndr) cerca una scusa per buttarti fuori, non gli dare ’sto pretesto. Io gli dissi ‘va bene, domani lo faccio’. La mattina dopo andai a fare il bonifico e mi arrivò la telefonata di un giornalista che mi diceva che ero stata cacciata. La mia espulsione fu utile soltanto per distogliere l’attenzione dai fatti di Quarto”. Ai tempi, infatti, sui giornali campeggiava la storia dell’abuso edilizio del sindaco di Quarto, Rosa Capuozzo, e “Di Maio non aveva fatto una bella figura essendo responsabile enti locali del M5s”. Secondo la senatrice questa però “è solo la punta dell’iceberg”. All’epoca però fu messa alla gogna, accusata di non aver restituito i soldi, e cacciata. Le sue proposte non furono ascoltate. “Proposi di versare una cifra standard annuale, in modo che fosse controllabile, senza fare rendicontazioni”. Fucksia suggerì piuttosto di concentrarsi sulle risorse ricevute da ogni gruppo parlamentare, “che prende 6 mila euro al mese a membro. Il gruppo avrebbe dovuto rinunciare a quei soldi e ogni parlamentare avrebbe dovuto versare la stessa cifra, partecipando così alle spese del servizio legislativo. Anche perché gli ammanchi maggiori e le peggiori porcherie vengono fatte nei gruppi, il singolo parlamentare è tracciabile. Con il gruppo si fa molta più difficoltà a capire che cosa fa il Di Maio di turno, che utilizza 20 o 30 risorse del gruppo. Quanto viene a costare Di Maio? Ora fa lo splendido nei confronti di Carlo Martelli, che pure avrà avuto una debolezza o fatto una monellata. Ma i soldi del gruppo che Di Maio usa a piacimento? Come lo fa il viaggio alla Casa Bianca? Chi controlla Di Maio? Chi controlla i controllori?”.

 

Insomma, dice Fucksia, “io non cerco rivalse. Però loro non devono giocare a fare le vittime. Hanno dimostrato di essere incapaci e inaffidabili. La politica non deve essere una farsa, invece loro fanno show e non si occupano di problemi veri. Io pensavo che gli show li facesse solo Beppe. Infatti ribalterei la prospettiva a proposito delle mele marce: l’albero dei 5 stelle è marcio, ma dentro ha qualche mela buona”.

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  • David Allegranti
  • David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Nel 2020 ha vinto il premio Biagio Agnes categoria Under 40. Su Twitter è @davidallegranti.