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Giusto reagire all’offensiva dei pm

La tensione tra governo e magistratura politicizzata torna a tenere il campo, come ai tempi dei governi di centrodestra. Piercamillo Davigo sintetizza questa continuità sostenendo che “la sinistra ha fermato la lotta alla corruzione con più destrezza della destra; e Renzi fa le stesse cose”.

23 Aprile 2016 alle 06:18

Giusto reagire all’offensiva dei pm

Inaugurazione dell'anno giudiziario (foto LaPresse)

La tensione tra governo e magistratura politicizzata torna a tenere il campo, come ai tempi dei governi di centrodestra. Piercamillo Davigo sintetizza questa continuità sostenendo che “la sinistra ha fermato la lotta alla corruzione con più destrezza della destra; e Renzi fa le stesse cose”. I magistrati fanno gli offesi, lamentano “aggressioni” ogni volta che qualcuno sottolinea le lungaggini dei processi e la diffusione delle intercettazioni. Il fatto però è che non c’è nessuna aggressione della politica nei confronti della magistratura, ma un’offensiva mediatica – e non solo – della magistratura associata nei confronti delle istituzioni elettive, cioè della democrazia, e bene ha fatto ieri il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini, a far notare che “le dichiarazioni del presidente Davigo rischiano di alimentare un conflitto di cui la magistratura e il Paese non hanno alcun bisogno”. La pretesa di esercitare il “controllo di legalità” – potere che la Costituzione non affida ai magistrati, che debbono invece perseguire specifici reati e sanzionare responsabilità personali – è diventata infatti un dogma, una giustificazione dello strapotere esercitato dalla magistratura politicizzata.

 

L’offensiva in corso ha il sapore di un attacco preventivo, messo in atto per evitare che in un sistema ordinato da una Costituzione riformata e da una legge elettorale a due turni, si crei una maggioranza politica autonoma e forte, in grado di legiferare anche in materia giudiziaria senza il consenso preventivo della “terza camera”, cioè del Consiglio superiore della magistratura. Proprio il rifiuto del Csm di sottostare alle norme di controllo della contabilità richiesto dalla Corte dei conti, al di là delle parole di ieri di Legnini, è indicativa della convinzione della magistratura di poter esercitare una funzione istituzionale più ampia di quella descritta dalla Costituzione. Si tratta di privilegi che, non avendo una base giuridica, possono essere mantenuti solo con la forza dell’intimidazione. Un governo rafforzato dalle nuove procedure istituzionali ed elettorali, sarebbe in grado di resistere a queste pressioni e forse addirittura di ristabilire l’equilibrio costituzionale corretto, che è stato alterato dall’irruzione giustizialista.

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