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Elogio del sollievo, clandestino e non: l’emozione più bella che c’è

La paura della tracotanza, la gioia del pericolo scampato, il desiderio negato di un gatto

10 Luglio 2020 alle 11:57

Elogio del sollievo, clandestino e non: l’emozione più bella che c’è

(foto Unsplash)

Sono passati centotrentotto giorni dal primo ricovero in terapia intensiva a Bergamo per Coronavirus, e l’altro ieri l’ultimo tampone è risultato negativo: la direttrice dell’ospedale ha detto che è stato un momento molto emozionante. Il sollievo è emozionante, ma noi abbiamo paura di dirci sollevati. Questo virus ci ha così feriti e umiliati che il sollievo ci sembra una forma di tracotanza, ci sembra che qualcuno verrà a bussarci su una spalla per dirci: non dovevi essere sollevato, era troppo...

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Annalena Benini

Annalena Benini

Nata a Ferrara nel 1975. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001. Scrive. Cura un inserto, il Figlio, che esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Lettere rubate è la sua rubrica di libri che esce il sabato.

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Commenti all'articolo

  • leless1960

    10 Luglio 2020 - 15:15

    Come al solito, bellissime riflessioni, un sollievo leggerla, come sempre. Io pure diffido del sollievo e preferisco prevenire, anticipando gli eventi. Do per scontate le maree di guai e preoccupazioni e cerco di non guardarle, di non ascoltare. Mi rendo sordo al rumore, alla risacca incessante, e sbrocco molto di rado. Però prendersi un altro gatto è un po' andarsela a cercare, o no?

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