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Finanziamento pubblico omeopatico

La correlazione terapeutica tra i rimborsi e la fame di soldi è largamente immaginaria. “Comunque lo Stato pagasse le spese dei partiti, non ne sazierebbe mai la fame”, scriveva Ernesto Rossi nel 1952

30 Novembre 2019 alle 06:00

Finanziamento pubblico omeopatico

protesta del M5s contro dl banche venete

Il simile cura il simile. Ti senti chiuso, imprigionato, oppresso? L’omeopatia – l’ho scoperto grazie a Roberto Burioni – ha da offrirti un preparato a base di muro di Berlino che si chiama “Berlin Wall” (Murus Berlinensis). E se il tuo partito ha fame di soldi? In quel caso, esiste da decenni sul mercato un medicinale omeopatico noto come “Finanziamento Pubblico” (Pecunia Publica). Funziona? Certo che no. In compenso ha un effetto placebo sulla cattiva coscienza, che è il sintomo più fastidioso: “Il modo col quale sono finanziati i partiti è da noi una ‘malattia vergognosa’ di cui sembra non sia lecito parlare tra persone bene educate”, scriveva Ernesto Rossi sul Mondo nel 1952. Attenzione, non dico che il finanziamento ai partiti sia in sé un bene o un male – su questo ho le mie idee, ma non l’autorevolezza medica per prescriverle; dico semmai che la correlazione terapeutica tra finanziamento pubblico e fame di soldi è largamente immaginaria: basta un’occhiata alla cartella clinica per scoprire che il paziente ebbe una crisi acutissima nel 1992, quando assumeva il preparato omeopatico ormai da diciotto anni, dal 1974. E anche prima dell’insorgere dei sintomi, bastava un buon occhio clinico, come quello di Ernesto Rossi: “Comunque lo Stato pagasse le spese dei partiti, non ne sazierebbe mai la fame: le somme pubbliche sarebbero soltanto delle nuove posizioni di partenza dalle quali i partiti si muoverebbero per prendere, con i denari che ancora riuscirebbero a spillare ai privati, delle iniziative che oggi non possono prendere”. Medico, cura te stesso.

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