L'idea disfunzionale di tenersi un Meazza a un solo piano

Maurizio Crippa

L'impressione è che si tratti di una zeppa nella trattativa con Inter e Milan. E che il compromesso tra le parti, unica possibilità per evitare una soluzione “in perdita” per ognuno, andrà trovato altrove

Ruvido come sa essere un manager abituato a trattare nel mondo dei petrolieri, Paolo Scaroni, ora presidente del Milan, non l’ha mandata a dire: “L’idea di avere due stadi vicini, vecchio e nuovo, uno accanto all’altro, è qualcosa che non ricordo di aver mai visto. Per carità, magari essere ‘first’, i primi, può essere anche bello, a volte però può essere un po’ stupido”. L’idea di abbattere il vecchio Meazza, proprietà del Comune, è e resta un principio non negoziabile per i due club. Ma la sua conservazione, che però rischia di essere un concetto dall’esito vago, è un punto fermo emerso anche dalle valutazioni della Giunta.

 

Il Comune, nell’incontro con Inter e Milan qualche giorno fa, ha suggerito di valutare la possibilità di mantenere in piedi un San Siro per quanto ridotto a un solo anello, per destinarlo al calcio femminile e giovanile. In che non sembra in effetti una grande idea, né dal punto di vista di una conservazione architettonica che non ci sarebbe, né della funzionalità. L’impressione è che il compromesso tra le parti, che appare come l’unica soluzione possibile per evitare una soluzione “in perdita” per ognuno – i club costretti a un piano B (Sesto?) molto meno vantaggioso in termini immobiliari, il Comune col rischio di ritrovarsi con San Siro vuoto (tra l’altro, il valore dello stadio vecchio, 100 milioni per l’Agenzia delle entrate, e il costo elevato di smaltimento son due variabili cruciali) – andrà trovato altrove.

 

“Capire come l’ingombro di San Siro può essere reso compatibile con l’esistenza di un altro stadio a poche centinaia di metri” (l’ad dell’Inter Alessandro Antonello) significa infatti mettere sul piatto della trattativa il problema di quanta area e cubatura commerciale e di servizi in meno, rispetto al progetto iniziale, il Comune possa trovare accettabile, visto anche il suo recente Piano del territorio. E a quanto possano (anche dal punto di vista della sostenibilità economica) rinunciare le due società. Probabilmente, era una considerazione che Inter e Milan avrebbero dovuto fare prima di presentare un progetto sostanzialmente ultimativo alla città. Ma ormai è fatta e a tutti conviene trattare. Ci vuole tempo, e il Meazza abbassato a un solo anello ha l’aria di essere un intermezzo.

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  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"