Dalla Strade Bianche alla Sanremo. Il ciclismo nel limbo del coronavirus . Parla Mauro Vegni

Giovanni Battistuzzi

La corsa sugli sterrati toscani è saltata come la Tirreno e la Sanremo: “Vedremo di riprogrammarle”, dice il direttore del Giro d'Italia. “Siamo in una situazione straordinaria e straordinarie sono le misure che dobbiamo prendere”

Oltre alla Strade Bianche sono state rinviate anche Tirreno-Adriatico, Giro di Sicilia e Milano-Sanremo. La decisione è stata ufficializzata venerdì 6 marzo “verificato che non esistono le condizioni per garantire quanto previsto dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana del 4 marzo 2020, e per garantire la salvaguardia della salute pubblica e della sicurezza di tutte le persone coinvolte”, scrive Rcs sport in una nota.

 


 

La polvere rimarrà al suo posto. Questo fine settimana sarà mossa solo dal vento che soffierà, se vorrà, sulle crete senesi. Quelle stradine di ghiaia e solitudine, perse tra colline che incuranti di tutto resistono al tempo che passa e alla modernità che avanza resteranno immerse nella loro pace, a osservare da lontano la paura crescere altrove. La Strade Bianche (sia maschile che femminile) infatti non si correrà sabato 7 marzo (ed è saltato pure il Gran Premio Industria e Artigianato di Larciano di domenica) le biciclette rimarranno linde e pulite in qualche garage, aspettando notizie e autorizzazioni dal coronavirus.

  

La corsa sugli sterrati toscani è stata rinviata a data da destinarsi dopo l'incontro di questa mattina tra gli organizzatori, il prefetto e il sindaco di Siena. “Non esistono le condizioni per garantire quanto previsto dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana del 4 marzo 2020”, specifica la nota di Rcs sport.

 

Saltata, ma non perduta: “Vedremo di riprogrammarla. Ci sono modi e soprattutto spazi per reinserirla nel calendario internazionale”, dice al Foglio Mauro Vegni, direttore del settore ciclismo di Rcs sport. “E così succederà anche per le altre corse, qualora non ci fosse la possibilità di disputarle regolarmente. Non vogliamo annullarle. Dobbiamo fare tutto ciò che è nelle nostre facoltà per evitare che questo accada. Sono gare che hanno una storia meravigliosa, una storia che fa parte di quella del nostro paese”.

 


Foto LaPresse


   

Sono giorni complicati per chi organizza eventi sportivi in Italia. La paura del contagio ha raggiunto una buona parte della popolazione e delle squadre ciclistiche. L'Astana, l'EF Pro Cycling, la Mitchelton-Scott, il Team Ineos e l'UAE Team Emirates hanno già chiesto di non partecipare a nessuna gara sino alla seconda metà di marzo, scegliendo in pratica l'isolamento volontario. Il Decreto della presidenza del Consiglio dei ministri firmato ieri da Giuseppe Conte ha poi imposto la sospensione degli eventi e delle competizioni sportive “di ogni ordine e disciplina, svolti in ogni luogo, sia pubblico sia privato; resta comunque consentito, nei comuni diversi da quelli della zona rossa, lo svolgimento dei predetti eventi e competizioni, nonché delle sedute di allenamento degli atleti agonisti, all’interno di impianti sportivi utilizzati a porte chiuse, ovvero all’aperto senza la presenza di pubblico”.

  

Pensare a una corsa ciclistica a porte chiuse è utopia, tanto quanto quello di assicurare il controllo totale degli accessi a un percorso di gara lungo centinaia di chilometri (180 sono quelli della Strade Bianche, 291 quelli della Sanremo). E così Tirreno-Adriatico, Giro di Sicilia e Milano-Sanremo rimangono al momento sospese all'interno di un limbo che si scivola sempre più verso un mesto abbandono della speranza di un rapido ritorno alla normalità. “Siamo anche noi in questo limbo, viviamo un momento complesso e complicato. Navighiamo in un mare confuso, in balia delle decisioni della politica. Ma è un'emergenza e non possiamo farci nulla”, continua Vegni. D'altra parte la bicicletta, sia essa mezzo di competizione o di semplice trasporto, si muove nella quotidianità, attraversa i luoghi di tutti i giorni, scorre verso panorami comuni, aperti a chiunque. Per questo il ciclismo è esposto più degli altri sport agli eventi inaspettati, per questo “soffre molto spesso gli stessi problemi dei cittadini, condivide le stesse condizioni e lo stesso destino degli italiani. Siamo in una situazione straordinaria e straordinarie sono le misure che dobbiamo prendere. L'unico modo è vivere giorno per giorno, attendere le novità, soprattutto tenerci pronti, essere in grado di gestire l'emergenza agendo con tempestività”.

  

La possibilità di rinvio della Sanremo è qualcosa di reale, sebbene, a ora, non certo. Sicuramente è qualcosa che spiazza e stupisce, qualcosa a cui non siamo, e non possiamo, essere abituati. “Questo stupore è dettato dall'amore che il paese ha ancora per il ciclismo e per i suoi simboli. L'eventuale slittamento sarebbe un fatto mai visto, una prima volta nella storia, ma è anche l'evidenza del fatto che questo sport non vive in un generico altrove, condivide lo stesso destino del paese”, conclude Vegni.

  

Si dovranno attendere gli eventi, l'espandersi del contagio. Aspettare, sperando che la primavera possa arrivare davvero, anche senza la Sanremo. “Abbiamo davanti mesi pieni”. Mesi che portano al Giro d'Italia. “Per ora non ci sono indizi di una sospensione e un rinvio del Giro. Sarebbe grave se tra due mesi l'emergenza ci fosse ancora”.