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Le quattro dimensioni del Giro d'Italia 2020

“È mansione del pignone fare la rivoluzione” cantava Frankie Hi-Nrg. E di rivoluzioni, o almeno di rivolte, se ne possono mettere sui pedali in una corsa rosa che rivoluzionaria non è 

24 Ottobre 2019 alle 20:15

Fosse per i tifosi il ciclismo sarebbe un massacro altimetrico, un peregrinare in alta quota, un vagabondaggio tra colli e montagne. Fosse per loro, per quelli che ogni uscita in bicicletta è meglio un paio di chilometri di salita in più a un paio in meno, ogni corsa a tappe sarebbe una gara a eliminazione. D'altra parte il ciclismo dà il meglio di sé quando la strada sale: è lì che lo spettacolo diventa più coinvolgente, sa entusiasmare, attrae e intriga. O almeno così è per chi questo sport lo guarda.

 

Fortunatamente, almeno per i ciclisti, non sono i tifosi a fare i percorsi. Chi una corsa a tappe la programma e la pianifica prima di crearla cerca di equilibrare pianura, cronometro, collina e montagna. Quattro dimensioni del pedale che provano ad attrarsi, ad armonizzarsi, a legarsi per diventare un'unica cassa di risonanza di qualcosa che tutti si augurano indimenticabile. Non sempre riesce, a volte ci si avvicina, quasi mai si riesce a immaginare ciò che realmente accadrà, sempre si aspetta il coup de théâtre, che altro non è che la dimensione sportiva della rivolta, se non della rivoluzione.

  

È mansione del pignone fare la rivoluzione / Portare il movimento in ogni direzione / In costante acrobazia irradia l'energia / Dal centro fino alla periferia / È solo una questione di rapporto tra ingranaggi / E tutto gira liscio fino a che non ti scoraggi, / Che l'unico motore qui sei tu con il fiatone / A spingere in salita per la vita il carrozzone”. Non sarà rivoluzionario il Giro d'Italia 2020, ma la rivoluzione, se non quella cantata da Frankie Hi-Nrg, almeno quella a pedali la chiama. Perché da Budapest, il 9 maggio 8,6 chilometri a cronometro, a Milano, il 16,5 chilometri sempre contro il tempo, ci sarà da pedalare, tanto, soprattutto a lungo, sicuramente attraversando le quattro dimensioni dell'attesa.

  

 

C'è quella impetuosa dell'inizio, quella del tutto è possibile, quella dei pochi secondi di distacco, quella del sogno di una rosa anche solo per un giorno, quella della velocità d'inseguimento e del caos all'arrivo, quella del gruppo compatto all'inseguimento di pochi avventurosi, poco economi ma molto sognatori. È quella che dall'Ungheria (tre tappe tra Budapest a Nagykanizsa, una cronometro e due sprint prevedibili ma non inevitabili) passa alla Sicilia (altre tre tappe tra Monreale e Villafranca Tirrena, con un arrivo in salita, sull'Etna, uno in mezza salita, ad Agrigento, uno in riva al mare ma dopo oltre venticinque chilometri a naso all'insù).

 

C'è quella speranzosa del non tutto è perduto (se le cose non sono andate benissimo nei primi sei giorni), del c'è molta strada da fare, del “il terreno per attaccare c'è”, dell'imboscata è sempre pronta. Che poi è la stessa attesa attendista del “domani vedremo come sto”, del “il Giro si decide nella terza settimana”, dello stesso “il terreno per attaccare c'è”. È quella che dalla Calabria risale prima lambendo il Mar Ionio e poi il Mar Adriatico, che ogni tanto punta al centro alla ricerca disperata di alture da scalare, che molto spesso trova speroni buoni per far fuori gli ospiti non voluti, quei velocisti che tutti, sotto sotto, vorrebbero veder staccati, dispersi, battuti. Ma che ogni tanto resistono, si ostinano, vincono nonostante tutto. È un'attesa che si concluderà in Veneto, a Monselice, tredicesima tappa.

 

C'è quella nevrotica dell'adesso ve la faccio vedere io, del con qualcuno contro gli altri, del giocare di mazza ma soprattutto di cesello per far fuori gli incerti e aspettare il gioco dei sicuri. Ed è sempre l'attesa più breve.

 


Il percorso del Giro d'Italia 2020


 

Perché c'è soprattutto l'ultima attesa, quella ansiosa e disperata, quella che conta i chilometri e i passi rimasti, quella che si guarda indietro e vede ciò che non è andato e quando si gira e torna a osservare ciò che ha davanti non ci vede più niente, se non la nebbia della fatica. E allora si aggrappa alla speranza, anch'essa ansiosa e disperata. È quella dei secondi, dei terzi, dei quarti e così via. Quella che si scontra con quella del primo che sa che sarà solo contro tutti, ma a essere solo contro tutti è meglio farlo con un po' di tranquillità in più. È quella che inizieranno a provare avvicinandosi alle Alpi, nello scalare monti che sembrano non finire mai, accarezzando nuvole e cieli che sanno benissimo di non poter toccare.

 

È l'ultima attesa, quella che diventa certezza, che si trasforma in gioia o rimpianto. Ed è anche quella più lunga. Almeno quest'anno.

 

Perché è vero che tutte le grandi montagne sono alla fine e che solo alla fine si possono realizzare rivoluzioni immaginati, ma prima c'è tempo, spazio e modo di rivoluzionare il rivoluzionabile. Ed è un rivoluzionabile ampio e incerto, capace di innervosire o scoraggiare, capace di accendere pensieri stupendi o idee depressive, capace soprattutto di rendere ancor più ansiosa e ancor più disperata l'ultima attesa. 

 

Perché al Giro torneranno i tapponi, le lunghe pedalate da molte ore, quelle che si fanno sentire sulle gambe nei giorni successivi, quelle a cui bisogna essere preparati. Le tappe dell'ultima settimana superano tutti i duecento chilometri: tre sono di alta montagna, una è piena di salitelle, una è una lunga marcia verso uno sprint probabile a patto da mettersi pancia a terra a governare la volontà di evasione degli altri.

 


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Le 21 tappe del Giro d'Italia del 2020

 

1ª tappa – 9 maggio 8,6 Budapest-Budapest (cronometro individuale)
2ª tappa – 10 maggio 193 Budapest – Győr
3ª tappa – 11 maggio 197 Székesfehérvár – Nagykanizsa
4ª tappa – 12 maggio 136 Monreale – Agrigento
5ª tappa – 13 maggio 150 Enna – Etna (Piano Provenzano)
6ª tappa – 14 maggio 138 Catania – Villafranca Tirrena
7ª tappa – 15 maggio 223 Mileto – Camigliatello Silano
8ª tappa – 16 maggio 216 Castrovillari – Brindisi
9ª tappa – 17 maggio 198 Giovinazzo – Vieste
10ª tappa – 19 maggio 212 San Salvo – Tortoleto Lido
11ª tappa – 20 maggio 181 Porto Sant’Elpidio – Rimini
12ª tappa – 21 maggio 205 Cesenatico – Cesenatico (Nove Colli)
13ª tappa – 22 maggio 190 Cervia – Monselice **
14ª tappa – 23 maggio 33,7 Conegliano – Valdobbiadene (cronometro individuale)
15ª tappa – 24 maggio 183 Base di Rivolto – Piancavallo
16ª tappa – 26 maggio 228 Udine – San Daniele del Friuli
17ª tappa – 27 maggio 202 Bassano del Grappa – Madonna di Campiglio
18ª tappa – 28 maggio 209 Pinzolo – Laghi di Cancano
19ª tappa – 29 maggio 251 Morbegno – Asti
20ª tappa – 30 maggio 200 Alba – Sestrière (Fraiteve)
21ª tappa – 31 maggio 16,5 Cernusco sul Naviglio – Milano (cronometro individuale) 

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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