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Cosa sappiamo dei 400 “mercenari” di Putin in Venezuela? Parecchio

La notizia è stata data da Reuters con uno scoop molto dibattuto. Sarebbero la garanzia antigolpe e avrebbero l'incarico di mettere in salvo Maduro

2 Febbraio 2019 alle 06:00

Cosa sappiamo dei 400 “mercenari” di Putin in Venezuela? Parecchio

Foto LaPresse

Roma. La denuncia di 400 contractor russi appartenenti al gruppo Wagner arrivati a Caracas da Mosca attraverso un volo con scali in Senegal, Paraguay e Cuba non viene in origine dall’opposizione venezuelana, che solitamente, quando si parla della opportunità di evitare un intervento straniero in Venezuela, risponde: è già in atto. Si riferisce ai militari cubani, ai guerriglieri colombiani di Eln e Farc, perfino agli uomini di Hezbollah già presenti nel paese. Dei russi ha riferito la Reuters, con uno scoop molto dibattuto in cui citava tre fonti: due persone “vicine” a Nicolás Maduro, più una terza legata agli stessi contractor. Si diceva poi di Yevgeny Shabayev, “leader di una sezione locale di un gruppo paramilitare di Cosacchi con legami con contractor”, di cui veniva riferito che “aveva sentito” come i russi inviati in Venezuela fossero appunto 400. Altre fonti hanno parlato invece di nuclei più piccoli. Da Shabayev viene anche la spiegazione sullo scopo: assicurare protezione ai più alti incarichi di governo. Il giorno dopo, nel riportare la notizia, il Moscow Times ha aggiunto la testimonianza di “due anonime fonti russe” già combattenti con la Wagner: secondo loro, una avanguardia di russi sarebbe arrivata in Venezuela già al tempo delle elezioni presidenziali del maggio 2018 boicottate dall’opposizione. Un altro gruppo si sarebbe aggiunto “recentemente”.

 

Il Foglio sul punto aveva interpellato vari venezuelani, senza averne conferme. “Così ha detto la Reuters”, era stato il tono delle risposte. Unica a sbilanciarsi un poco era stata Luz Mely Reyes, cofondatrice del portale informativo Efecto Cocuyo e Premio internazionale alla libertà di stampa del Comitato per la protezione dei giornalisti. “Dei mercenari russi in Venezuela si sa solo quello che ha detto Reuters, però la fonte è affidabile. Evidentemente non è una presenza che si nota nelle strade. Ma si suppone che sia lì per garantire la sicurezza di Maduro”. Del tema si è occupata anche la fondazione investigativa InSight Crime, secondo cui per la Wagner starebbero già lavorando duemila russi da oltre un anno in Venezuela: “In funzioni di intelligence o direttamente collegati al ministro della Difesa, Vladimir Padrino”.

 

Interpellato in tv, il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha smentito, mentre l’ambasciatore russo a Caracas ha detto: è una “barzelletta”. Ma la notte del 28 gennaio a Caracas è arrivato un misterioso aereo russo senza passeggeri ma con doppio equipaggio per poter ripartire il più rapidamente possibile (fonte Novaya Gazeta): un Boeing 777 della linea Nordwind, matricola VP-BJG, rientrato a Mosca dopo due giorni. Normalmente vola tra Russia e sud-est asiatico, e non era mai stato a Caracas prima. In Assemblea nazionale, il deputato dell’opposizione José Guerra, economista ed ex dirigente del Banco central de Venezuela, citando insider ha fatto ricircolare la voce del trasferimento in Russia di 20 tonnellate di oro della stessa banca. Ma sui social si è ipotizzato pure che l’aereo portasse i famosi mercenari, visto che la capienza era giusto di 400 posti. Di nuovo, il ministro degli Esteri Sergei Lavrov e Peskov hanno assicurato di non saperne niente.

 

La Chastnaya Voennaya Kompaniya Vagner (detta Wagner) è di proprietà di Yevgeny Prigozhin, detto “lo chef di Putin” per i lucrativi contratti di catering col Cremlino, ed è comandata dall’ucraino ex membro del Gru e decorato da Putin Dmitri Utkin. E’ stata creata nel 2014 per permettere al Cremlino di intervenire in paesi stranieri in modo non ufficiale. In gran parte ex-militari, i seimila uomini della Wagner sono stati protagonisti dell'operazione per l’annessione della Crimea, per la secessione del Donbass e per il salvataggio di Bashar el Assad. Ma lavorano anche in Africa, dove sono specializzati nella sicurezza dei compound presidenziali in paesi a rischio di golpe quando non è garantita l’affidabilità dei militari regolari. In particolare per il presidente centrafricano Faustin-Archange Touadéra, ma anche per il sudanese Omar al Bashir.

Peskov parla di “teorie cospirative” e dice che “in Venezuela lo vedono tutti chi scorta Maduro”. Ma alcuni analisti segnalano “differenti anelli di sicurezza” formati da venezuelani e da cubani, che non sarebbero ormai più sufficienti in caso di ulteriore escalation. I russi sarebbero l’ultimo anello, la garanzia antigolpe ed eventualmente incaricato di mettere in salvo Maduro.

Maurizio Stefanini

Romano, classe 1961, maturità classica, laurea in Scienze Politiche alla Luiss, giornalista dal 1988. Moglie, due figli. Free lance impenitente, collabora col Foglio dalla fondazione. Di formazione liberale classica, corretta da radici contadine e da un'intensa frequentazione del Terzo Mondo. Specialista in America Latina, Terzo Mondo, movimenti politici comparati, approfondimenti storici. Ha pubblicato vari libri, tra cui “I nomi del male”, ritratto dei leader dell’asse del Male, "Ultras - Identità, politica e violenza nel tifo sportivo da Pompei a Raciti e Sandri", "Da Omero al rock. Quando la letteratura incontra la canzone" e ultimo "Alce Nero un «beato» tra i Sioux". Parla cinque lingue; suona dieci strumenti (preferito, fisarmonica).

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