L'asse del male e il Venezuela

Redazione

Con chi stai, Maduro o Guaidó? La scelta è facile, se si crede nella libertà

Capita raramente che un grande evento mondiale sia così chiaro nei suoi tratti distintivi che decidere da che parte stare non è una questione di compromessi ma di valori. La vicenda di questi giorni in Venezuela è un simile evento. Da un lato ci troviamo davanti a una dittatura repellente, che ha ridotto alla fame il paese con le più vaste riserve di petrolio del mondo e utilizza la violenza e la repressione per tenere in piedi una cleptocrazia che depreda il suo popolo. Dall’altro lato c’è il rappresentante dell’unico organo democraticamente eletto di tutto il Venezuela – soffermiamoci un secondo su questo punto: al contrario di Nicolás Maduro, che è stato eletto presidente l’anno scorso con elezioni macchiate da irregolarità gravissime e considerate non valide da gran parte della comunità internazionale, l’Assemblea nazionale di cui Juan Guaidó è il presidente è un organo eletto e legittimo, l’ultimo rimasto in tutto il paese – che chiede libertà e nuove elezioni per ridare ai cittadini venezuelani voce in capitolo sul loro futuro.

 

Ci sono, ovviamente, delle incognite attorno alla figura di Guaidó e all’effettivo sostegno popolare di cui gode, ma la scelta rimane comunque nitida: dittatura e povertà da una parte, democrazia e speranza di progresso dall’altra. Perfino il presidente americano Donald Trump, che fa dell’ambiguità un’arma strategica, nel caso del Venezuela ha capito che la decisione da prendere era a senso unico. In questo senso, il modo in cui i governi del mondo reagiscono davanti a quello che succede a Caracas in queste ore è una cartina di tornasole dei valori universali. Con Maduro ci sono la Russia di Putin (con 400 mercenari mandati a difenderlo), il regime cinese, i populismi e le dittature latinoamericane, come Cuba: un asse autoritario-populista. I paesi liberi si sono schierati tutti con Guaidó – perfino la gran parte dell’Europa, che dopo una serie di tentennamenti ha dato un ultimatum al dittatore venezuelano. Il Venezuela è una prova di democrazia, e l’Italia tende verso la parte sbagliata.

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