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L’asse del male e il Venezuela

Con chi stai, Maduro o Guaidó? La scelta è facile, se si crede nella libertà

29 Gennaio 2019 alle 06:00

L’asse del male e il Venezuela

Il presidente del Venezuela Nicolás Maduro in conferenza stampa (Foto LaPresse)

Capita raramente che un grande evento mondiale sia così chiaro nei suoi tratti distintivi che decidere da che parte stare non è una questione di compromessi ma di valori. La vicenda di questi giorni in Venezuela è un simile evento. Da un lato ci troviamo davanti a una dittatura repellente, che ha ridotto alla fame il paese con le più vaste riserve di petrolio del mondo e utilizza la violenza e la repressione per tenere in piedi una cleptocrazia che depreda il suo popolo. Dall’altro lato c’è il rappresentante dell’unico organo democraticamente eletto di tutto il Venezuela – soffermiamoci un secondo su questo punto: al contrario di Nicolás Maduro, che è stato eletto presidente l’anno scorso con elezioni macchiate da irregolarità gravissime e considerate non valide da gran parte della comunità internazionale, l’Assemblea nazionale di cui Juan Guaidó è il presidente è un organo eletto e legittimo, l’ultimo rimasto in tutto il paese – che chiede libertà e nuove elezioni per ridare ai cittadini venezuelani voce in capitolo sul loro futuro.

 

Ci sono, ovviamente, delle incognite attorno alla figura di Guaidó e all’effettivo sostegno popolare di cui gode, ma la scelta rimane comunque nitida: dittatura e povertà da una parte, democrazia e speranza di progresso dall’altra. Perfino il presidente americano Donald Trump, che fa dell’ambiguità un’arma strategica, nel caso del Venezuela ha capito che la decisione da prendere era a senso unico. In questo senso, il modo in cui i governi del mondo reagiscono davanti a quello che succede a Caracas in queste ore è una cartina di tornasole dei valori universali. Con Maduro ci sono la Russia di Putin (con 400 mercenari mandati a difenderlo), il regime cinese, i populismi e le dittature latinoamericane, come Cuba: un asse autoritario-populista. I paesi liberi si sono schierati tutti con Guaidó – perfino la gran parte dell’Europa, che dopo una serie di tentennamenti ha dato un ultimatum al dittatore venezuelano. Il Venezuela è una prova di democrazia, e l’Italia tende verso la parte sbagliata.

Redazione

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