Non è proibendo il dissenso (online) che Putin recupererà il consenso

Micol Flammini

La nuova legge sulle “notizie false” e le strategie disperate in cerca di sostegno

Roma. Più Vladimir Putin perde consensi, più fa cose che gli fanno perdere consensi. Sembra una trappola, il continuo inciampare sui propri errori. Giovedì il Parlamento ha approvato una legge che punisce con una multa o l'arresto il dissenso, le notizie false e la mancanza di rispetto nei confronti delle istituzioni diffuse su internet. Ma saranno dei magistrati, assieme al governo, a stabilire la falsità o la mancanza di rispetto dei contenuti online, siano essi di giornali – i media già possono essere costretti a pagare una multa se vengono accusati di diffondere notizie false – o di utenti privati. La legge non specifica in quali casi possono essere applicate le multe, che vanno dai centomila (1300 euro circa) ai quattrocentomila rubli (5000 euro), questo fa sì che l’interpretazione sarà ampia, sfumata, saranno le istituzioni a decidere caso per caso. I russi, che vivono un periodo di inquietudine e di rapporto irrequieto con il potere, si sono agitati ancora di più e aggiungeranno questa nuova legge alla lunga lista di motivazioni per le quali manifestare. Putin è rimasto incagliato in una perdita di consenso iniziata con la riforma delle pensioni, che, come accade ovunque, aveva scatenato le proteste dei russi, soprattutto dei più anziani. La riforma era stata approvata a giugno, il giorno di inizio del Mondiali di calcio, il Cremlino sperava che il campionato potesse distrarre un po’ i cittadini dalla notizia, ma non è stato così. Da quel momento è stato un continuo sprofondare. Nemmeno la retorica militare è stata più in grado di far tornare il sostegno a Vladimir Putin come al momento delle elezioni di marzo del 2018.

  

Secondo i sondaggi del Levada center, istituto indipendente di sondaggi, il consenso al presidente russo rimane ancora molto alto, a febbraio era al 64 per cento, ma comunque lontano da quel 76,7 con cui aveva vinto le presidenziali quasi un anno fa. La nuova legge sul dissenso però è un tentativo goffo di recuperare e mette ancora una volta il Cremlino contro la parte della popolazione che più usa internet, che più cerca di esprimersi sui social e che più tende a protestare: i giovani. Il tentativo di riprendersi il consenso eliminando il dissenso non può funzionare, eppure sembra che Vladimir Putin, il Cremlino, il governo, le istituzioni e tutti i consiglieri non riescano a fare di meglio. Oltre ai cittadini, la legge limita anche l’attività dei media, soprattutto i siti di informazione, e limita la rete.

  

In aprile la Russia diventerà il teatro di un esperimento: internet verrà disconnesso dal resto del mondo. L’obiettivo è quello di studiare come dotarsi di una rete indipendente e nazionale, esiste già una proposta di legge per questa nazionalizzazione, ma prima di essere approvata, Mosca dovrà studiare come ottenere un proprio sistema di dominio. Non sarà semplice, non tanto dal punto di vista tecnico, piuttosto sarà complicato farlo accettare ai russi che sono ormai abituati a una vita con una rete internazionale. Togliendo loro ciò a cui sono abituati, Putin otterrà il contrario, e ancora una volta le generazioni più giovani troveranno un motivo per protestare. A rendere il presidente molto popolare è sempre stata la sua capacità di interpretare l’elettorato, di dare ai russi ciò di cui avevano bisogno, capirli anche nelle loro esigenze identitarie. Molto rapidamente le cose sono cambiate, e lui continua a inciampare, a cercare di tenere legati a sé dei cittadini sempre più lontani, i quali, dopo aver conosciuto una rete libera, non saranno di certo contenti del suo esperimento. I sondaggi rimangono estremamente contraddittori. Se diminuisce il consenso nei confronti di Putin, aumenta, di nuovo, la sfiducia nei confronti dell’Unione europea (46 per cento). Cresce invece, timidamente, il numero di persone che ritiene che la nazione stia andando nella giusta direzione.

   

Soltanto una cosa rimane stabile da anni, Dmitri Medvedev, il primo ministro, resta sempre il meno amato dai russi, in discesa costante ormai da anni. D’altronde è lì per questo, per prendersi le colpe che Putin non intende assumersi, ma anche questo non può durare per sempre.

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