Mosca vuole isolare il luogo dell’opposizione che non è la Duma, ma su YouTube

Tuttavia la lezione il Cremlino l’avrebbe dovuta imparare già lo scorso anno quando aveva tentato di bloccare Telegram, l’app di messaggistica istantanea creata da Pavel Durov. Mosca si era riempita di aeroplanini di carta, l’aeroplanino è il simbolo dell’applicazione, i ragazzi si erano mobilitati come mai avevano fatto e la Roskomnadzor, il servizio federale che si occupa della comunicazione, ha tentato in ogni modo di bloccarla. Più tentavano di rendere Telegram inaccessibile, più gli ingegneri di Telegram riuscivano a sfuggire il bando. Durante quei giorni primaverili venne fuori che nonostante il divieto anche i deputati della Duma continuavano a usare il servizio, il Cremlino allora dovette rinunciarvi. Questa storia però insegna che l’agenzia che si occupa di connessione e comunicazione, la Roskomnadzor, non ha le abilità tecniche per mettere su un sistema enorme e folle come una rete sovrana. Un progetto che a molti analisti appare disperato e rivela che attorno a Putin sono molte le cose che non funzionano. D’altronde l’esperienza del Gru, l’intelligence militare implicata nei fatti di Salisbury, lo aveva già dimostrato.
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Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)