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Parigi e Berlino unite contro i populisti

Merkel e Macron siglano un nuovo accordo di cooperazione. La Germania intanto abbandona la missione Sophia

22 Gennaio 2019 alle 20:31

Quanto è lontana Aquisgrana

Angela Merkel ed Emmanuel Macron (foto LaPresse)

Il trattato firmato martedì tra Francia e Germania ad Aquisgrana è la risposta ai nazionalisti che minacciano l’integrazione europea. La cancelliera tedesca Merkel ha detto che questa firma è un “segno di unità contro i populisti”, compreso il governo italiano contrario a tutto ciò che è rappresentato dal trattato: il multilateralismo, l’europeismo, la collaborazione transnazionale. Roma è diventata la capitale europea del populismo, ma il motore franco-tedesco ha deciso di non accettare in modo troppo passivo i continui attacchi. L’annuncio della Germania di uscire dalla missione Sophia per controllare il flusso di migranti ne è la prova: questa missione è stata creata – fu un gran risultato – a sostegno dell’Italia: quando a luglio il governo gialloverde ha annunciato unilateralmente che non avrebbe consentito più sbarchi, gli altri paesi hanno minacciato di lasciare la missione Sophia. L’Italia ha fatto marcia indietro, ma il negoziato non ha fatto passi avanti, e a dicembre Salvini ha detto: usciamo da Sophia. Gli altri ministeri italiani non erano d’accordo, si è prorogata la missione per altri tre mesi, ma è stata una scelta tecnica, per tutti in Europa Sophia è politicamente defunta – ed era un sostegno all’Italia.

  

Viva Sophia

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Con la Francia il conflitto è in una fase più avanzata: il vicepremier Di Maio ha chiarito che le accuse contro il franco Cfa, che hanno causato una crisi diplomatica con la Francia, non “sono un attacco al popolo francese ma alla politica estera del governo di Parigi”. Il bersaglio delle critiche è sempre Macron, che era già stato indicato da Di Maio come il “nemico numero uno dell’Italia”. Le responsabilità francesi sull’immigrazione sono solo un pretesto, il premier Conte ribadisce che la relazione è solida, ma Salvini rilancia: nessuna lezione da Macron.

 

Un tempo l’Italia si sarebbe congratulata per il trattato di Aquisgrana, ne avrebbe rivendicato il valore simbolico, avrebbe anche fatto il possibile per giocare un ruolo rilevante nelle dinamiche franco-tedesche. Ora la prospettiva è ribaltata, e il governo gialloverde è il punto di riferimento di tutti quei paesi che vedono il motore liberale Parigi-Berlino come una minaccia. Ogni mediazione o moderazione è passata presto in secondo piano: contano le sparate mediatiche dei vicepremier, i loro flirt nazionalisti con i gilet gialli di qui e con i Kaczynski e gli Orbán di là. La credibilità italiana ne esce a pezzi, come anche il suo interesse nazionale, ironia tragica di questa stagione gialloverde.

Redazione

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Commenti all'articolo

  • Luciano D'Agostino

    23 Gennaio 2019 - 15:03

    E' bello leggere i commenti. Si capiscono tante cose... Non essere ivitati alla festa, autorizza a sibilare parole acide, a fare riferimento a De Gaulle, alla RAF, alle Ardenne e persino "al de bello gallico" (quella volta gliele abbiamo suonate di brutto). Intanto la musica la si sente dalla strada, tra cacche canine e bidoni d'immondizia.

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  • lisa

    23 Gennaio 2019 - 11:38

    Mah, se questa è una risposta ai populisti, farsi un club privato, non mi pare una trovata geniale. Se poi non essere populisti deve significare essere impopolari a tutti i costi, beh, allora va benone. Ma poi, non è una replica degli sguardi beffardi di Merkel e Sarkozy a Berlusconi? Insomma, se presidente fosse Calenda (magari) cambierebbe qualcosa?

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    23 Gennaio 2019 - 11:16

    I vertici franco-tedeschi si sono sempre svolti e hanno sempre influenzato le politiche U€. Nella cosiddetta prima repubblica, ma anche nella seconda, chiedendo ad un esponente di governo quale fosse l'interesse dell'Italia in queste situazioni, veniva risposto che era che si trovasse un accordo, da estendere successivamente attraverso la nostra mediazione. In sostanza: attesa supina, estensione della decisione altrui con la speranza, spesso delusa, di non rimetterci molto. Un esempio potrebbe essere quello delle quote latte. Adesso bisogna vedere quanto "il motore franco-tedesco", un po' in difficoltà per note ragioni, potrà ancora essere punto di riferimento come una volta. A loro favore gioca la Brexit, gli inglesi hanno storicamente fatto da contrappeso a Francia e Germania, mentre oggettivamente indebolisce posizioni che devono essere di contrasto come quella italiana. Se poi Sophia chiude mi sembra una buona notizia. Pattugliare per poi portare in Italia: anche no, grazie.

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  • Giovanni

    23 Gennaio 2019 - 10:41

    Francia e Germania negli ultimi due secoli hanno spesso contrattato e firmato intendimenti, trattati, accordi e chi più ne ha più ne metta ma intanto l'economia francese è andata sempre più indietro e la Germania l'ha invasa per ben due volte imponendosi non solo militarmente ma anche psicologicamente e ideologicamente (non si dimentichi che i francesi furono estremamente solerti nel rastrellare gli ebrei e consegnarli agli aguzzini nazisti). Gli alleati vincitori avevano parecchi dubbi sul considerare la Francia paese vincitore e fu solo grazie all'ammuina di De Gaulle e all'imminente guerra fredda che la Francia fu considerata paese vincitore. Credo, dunque, che ci voglia ben altro per sconfiggere i sovranisti che un accordo vagamente medievale firmato da due personaggi in grave crisi. Invece si cominci a cambiare qualcosa a livello comunitario e si ammetta che sono tante le discrasie che stanno allontanando gli europei dall'ideale dell'Europa unita.

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