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Cos'è il caso Cambridge Analytica?

Un’indagine del New York Times e del Guardian ha scoperto che una società di analisi ha raccolto i dati personali di oltre 50 milioni di utenti in una delle più grandi violazioni della policy di Facebook

19 Marzo 2018 alle 13:27

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Foto LaPresse

In questi giorni si sta parlando molto del caso Cambridge Analytica. Di cosa si tratta? Un’indagine del New York Times e del Guardiandopo mesi di verifiche e trattative con le fonti, ha scoperto che Cambridge Analytica – una società di analisi dei dati che ha collaborato con il team elettorale di Donald Trump e con altre campagne controverse come quella a favore della Brexit – ha raccolto i dati personali di oltre 50 milioni di utenti di Facebook (soprattutto americani) in una delle più grandi violazioni della policy del gigante tecnologico. Questi dati sarebbero stati utilizzati per costruire un potente programma software che sarebbe in grado di prevedere e influenzare le scelte all'urna. Per quanto non sia del tutto sorprendente – è da tempo che si parla dei social network come un rischio potenziale per le democrazie – il caso ha sollevato un grande dibattito.

    

Oltre alla campagna di Trump, alla corsa all’Eliseo di Marine Le Pen e al referendum sulla Brexit, Cambridge Analytica sarebbe stata coinvolta anche nella politica italiana. “Nel 2012”, si legge sul sito dell'azienda, “CA ha realizzato un progetto per un partito italiano che stava rinascendo e che aveva avuto successo per l’ultima volta negli anni ‘80. Usando – prosegue la nota – l’Analisi della Audience Target, CA ha rimesso gli attuali e i passati membri del partito assieme con i potenziali simpatizzanti per sviluppare una riorganizzazione della strategia che soddisfaceva i bisogni di entrambi i gruppi. La struttura organizzativa moderna e flessibile che è risultata dal lavoro di CA ha suggerito riforme che hanno consentito al partito di ottenere risultati molto superiori alle aspettative in un momento di grande turbolenza politica in Italia”.

   

Cos'è Cambridge Analytica

Cambridge Analytica – valore stimato fra uno e cinque milioni di dollari – appartiene al gruppo Strategic Communication Laboratories (SCL) ed è di proprietà del miliardario Robert Mercer, noto per aver sostenuto diverse campagne di candidati conservatori in tutto il mondo. Nel 2014, ai vertici della società c'era Steve Bannon, lo spin doctor che ha portato Trump alla Casa Bianca e ideologo della destra radicale. Secondo le ricostruzioni, tutto comincia a Londra nei primi anni Novanta quando Nigel Oakes, ex produttore di TeleMontecarlo ed ex dirigente della compagnia di comunicazione pubblicitaria Saatchi&Saatchi, fonda la SCL che si specializza come cliente della Difesa britannica e che dal 1994 sostiene di aver seguito 25 campagne elettorali in diversi paesi del mondo (soprattutto paesi in via di sviluppo) con l’obiettivo di condizionare l’opinione pubblica usando internet, poi i social media e strumenti di persuasione già sperimentati con successo in ambito pubblicitario. “Convincere qualcuno a votare un partito non è molto diverso da convincerlo a comprare una certa marca di dentrificio”, sarà uno dei mantra di Cambridge Analytica.

     

  

Cambridge Analytica: chi sono i personaggi chiave

Alexander Nix, la "new school" dei big data

È alla SCL che si forma Alexander Nix. Educato all'Eton College e all'Università di Manchester, inizia la sua carriera come analista ma nel 2003 lascia la finanza per unirsi al gruppo SCL come direttore. Nel 2007 sviluppa la divisione elettorale, apre nuovi uffici a Washington DC e Delhi. In un'intervista a TechCrunch, Nix spiega la posizione della sua azienda sull'uso dei big data, le elezioni americane, i suoi legami con la campagna Trump e quelli presunti con la Russia. Secondo Nix, le agenzie tradizionali, "la vecchia scuola" guidata dai creativi, hanno "fatto il loro tempo" e saranno spazzate via da nuove agenzie che hanno un approccio guidato dai dati e da "pubblicità altamente mirata e molto personalizzata". Prima delle elezioni americane, dice Nix, Cambridge Analytica "centinaia di migliaia" di americani avevano compilato dei sondaggi e loro fondevano le informazioni così raccolte con dati disponibili pubblicamente su 230 milioni di americani. Nix spiega che l'azienda sta usando usare il targeting psicografico degli americani "per tutto il periodo intermedio del 2014" e tutto attraverso le primarie di Cruz e Carson. "Ma quando siamo arrivati ​​alla campagna di Trump non abbiamo avuto il tempo di aprire il sondaggio".

    

Robert Mercer, il creatore

Nel 2012, Nix convince due importanti uomini d'affari americani a usare le tecniche dell'azienda per tentare di condizionare le elezioni americane. E a fondare Cambridge Analytica. I due sono Steve Bannon – che in seguito sarebbe diventato stratega capo della campagna elettorale di Donald Trump – e Robert Mercer, il miliardario che ha sostenuto la candidatura del tycoon con generosi finanziamenti diretti e indiretti. È un matematico che ha lavorato al progetto di intelligenza artificiale Watson della IBM. Poi diventa contitolare dell'hedge fund Renaissance Technologies, una delle più formidabili macchine per fare soldi del mondo, che usa i dati e l’intelligenza artificiale per decidere gli investimenti. Nel novembre scorso lascia la guida del mastodontico hedge fund, dicendo però che rimarrà “nello staff tecnologico”, dove farà quello che più ama, ovvero raffinare i sofisticati strumenti matematici con cui la compagnia fa trading. Ma Bob Mercer ama anche la politica: è convinto che i Clinton abbiano fatto assassinare diversi oppositori politici, sostiene che le bombe di Hiroshima e Nagasaki hanno migliorato la salute del popolo giapponese, è certo che gli afroamericani stessero meglio prima della battaglia per i diritti civili: sono idee che potrebbero tranquillamente uscire dalla mente di Bannon, un habitué della cattive letture che trova un complotto globalista dietro ogni angolo. E infatti la famigerata famiglia Mercer ha partecipazioni di maggioranza in tutte le aziende e i comitati politici in cui è coinvolto Bannon.

Per approfondire: 

La caduta di Bannon segna l’inizio della guerra tra il clan dei Trump e quello dei Mercer

Il dissidio interno e il suo epilogo illustrano le cause prossime del sensazionale licenziamento del consigliere di Trump, ma quelle remote vanno cercate in uno scontro fra famiglie che attendeva soltanto di essere innescato

  

Ma torniamo al 2012 e all'idea affascinante di poter influenzare il voto di milioni di elettori con i dati e l'intelligenza artificiale. Mercer mette subito un milione e mezzo di dollari per il progetto test: le elezioni di governatore della Virginia. Il candidato repubblicano perde, ma Mercer e Bannon – che prende la guida di Cambridge Analytica – decidono di insistere. Sta per partire la corsa alla Casa Bianca e Nix ha bisogno di una valanga di dati per far funzionare i modelli dell'azienda. Qui entra in scena Aleksandr Kogan.

  

Aleksandr Kogan, minatore di dati

Aleksandr Kogan, un russo-americano, è docente di psicologia all’università inglese di Cambridge e capo della società Global Science Research (GSR). Sviluppa un’applicazione chiamata “thisisyourdigitallife”: all'apparenza è solo uno giochino, un test come tanti di quelli che circolano sui social network. Dietro c'è uno strumento per ricerche psicologiche che promette di indovinare alcuni aspetti della personalità degli utenti. L'idea geniale è pagare i navigatori che decidono di usare l’app. Inizialmente prova attraverso Amazon: sulla piattaforma Mechanical Turk offre un dollaro per chi compila un questionario online con i propri dati personali. Per un po’ funziona ma Amazon se ne accorge e lo blocca. A quel punto ci riprova con Facebook: crea un app che sembra un quiz: rispondi alle domande e ottieni un tuo identikit digitale. Così Kogan accumula dati, ufficialmente per fini scientifici – del resto è un ricercatore di una delle più prestigiose università del mondo – e li passa a Cambridge Analytica. A quanto dice Facebook, circa 270mila persone hanno scaricato e usato la app, che era associata ai profili Facebook degli utenti. Così Kogan entra in possesso di posizioni geografiche, informazioni sulle pagine seguite, sui contenuti a cui gli utenti mettevano “Mi piace”. E soprattutto ottiene, senza il loro consenso, accesso alle attività degli amici di chi usa la sua app: in questo modo, secondo il Guardian, da meno di trecentomila utenti Kogan ottiene informazioni personali su più di 50 milioni di persone. Quei dati sono un tesoro: consentono di creare profili molto precisi e mandare messaggi miratiA questo punto Mercer decide di investire 15 milioni di dollari in una partnership con SCL in vista della corsa alla Casa Bianca. 

  

  

Christopher Wylie e le inchieste

L'inchiesta dei due quotidiani si basa sulle rivelazioni di fonti interne a Cambridge Analytica, tra cui l'ex dipendente Christopher Wylie. Con un improbabile mohawk rosa e grandi occhiali dalla montatura retrò, Wylie sembra un personaggio da serie tv, uno smanettone uscito da una puntata di Mr Robot. L'informatore ha rivelato come la società – di proprietà del miliardario di hedge fund Robert Mercer, e guidata all'epoca dal consigliere chiave di Trump, Steve Bannon – usasse le informazioni personali prese senza autorizzazione sin dai primi mesi del 2014 per costruire un sistema capace di profilare singoli elettori statunitensi, al fine di indirizzarli con annunci politici personalizzati. Christopher Wylie, che ha lavorato con Kogan per ottenere i dati, ha detto al Guardian: "Abbiamo sfruttato Facebook per raccogliere milioni di profili di persone. E costruire modelli per sfruttare ciò che sapevamo su di loro e bersagliare i loro demoni interiori. Questa è stata la base su cui è stata costruita l'intera azienda". Una tecnica chiamata "segmentazione psicografica". Nel marketing, il processo di segmentazione è quello per cui si spacca un mercato in singole unità (target) che vengono poi riagglomerate sulla base di variabili in gruppi sociali ed economici più o meno ampi, detti appunto "segmenti". La tecnica psicografica divide i segmenti di popolazione per classe sociale, stile di vita e personalità. Quindi sono molto rilevanti le attività, gli interessi e le opinioni (i valori e le convinzioni) dell’utente.

     

Facebook sapeva

I documenti visti dai quotidiani britannico e americano – e confermati da una dichiarazione di Facebook – mostrano che già alla fine del 2015 la società di Zuckerberg aveva scoperto che le informazioni erano state raccolte su una scala senza precedenti. Tuttavia non avvertì i suoi utenti e adottò solo misure limitate per recuperare e proteggere le informazioni private di oltre 50 milioni di individui. Lunedì, a pochi minuti dall'avvio delle contrattazioni, il titolo ha perso più del 5 per cento. Facebook ha sospeso Cambridge Analytica e SCL Group, insieme a Kogan, per aver violato i suoi termini di servizio e sta indagando sulla questione. L'azienda è anche sotto inchiesta negli Stati Uniti e nel Regno Unito, secondo The Guardian e The Times. Ma anche il profilo Facebook di Wylie è stato bloccato. 

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Commenti all'articolo

  • Skybolt

    19 Marzo 2018 - 18:06

    Geni assoluti. Il bello è che tanti obamaorfani sbavavano per Zuckerberg candidato democratico nel 2020.... così avrebbe fatto lo stesso con molto più comodo. Evidentemente il "digitale" e "il web" in politica è legittimo solo se lo usa la gente che piace alla gente che piace.

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