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L'Italia sta facendo abbastanza per affrontare la crisi economica?

Davide Rossetti

Il blocco delle attività sta già danneggiando il nostro sistema produttivo. Occorre con urgenza erogare liquidità alle imprese e alle famiglie con il supporto dell’Unione europea

L’emergenza sanitaria globale in corso, con gran parte di imprese, professionisti e lavoratori dipendenti in quarantena, impone ai singoli stati la necessità di elaborare strategie competitive per uscire con slancio dalla crisi economica nel più breve tempo possibile non appena le misure di blocco verranno allentate.

Il governo italiano ha presentato un provvedimento del valore di 25 miliardi di euro (1,5% del pil), di gran lunga superiore a quello inizialmente previsto (3,6 miliardi) che tende ad assicurare credito alle imprese per 350 miliardi di euro. Allo stato però, in previsione degli impatti futuri e visto che l’Italia è il secondo paese manifatturiero in Europa, dette misure meriterebbero di essere approfondite sotto il profilo qualitativo e quantitativo.

 

Si tratta di misure prevalentemente di posticipo di versamenti tributari e di sostegno alla disoccupazione, mentre si rende opportuno fornire liquidità, non a prestito ma a fondo perduto, sui conti correnti di imprese e lavoratori autonomi, per coprire i costi del periodo di inattività al fine di salvaguardare l’occupazione e gli investimenti; inoltre cancellare i versamenti fiscali e non semplicemente sospenderli. La liquidità deve essere fornita dal sistema bancario e ripianata senza limiti dallo stato fino alla riapertura completa delle attività. La conseguenza di tutto ciò sarà l’aumento cospicuo del debito pubblico ma se molte aziende falliranno, in mancanza del sostegno statale, si avrà la distruzione certa e permanente della capacità produttiva e del gettito fiscale con effetti molto più dannosi per l’economia. Per capire la dimensione del fenomeno, uno studio del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti pubblicato il 27 marzo  ipotizza un crollo del pil nell’ordine del 60-70% nel periodo di blocco tenuto conto che anche molte delle attività economiche consentite sconteranno la riduzione dei consumi e della domanda. Questi numeri equivalgono a una potenziale riduzione del pil tra 85 e 100 miliardi per ogni mese di durata del lockdown nell’assetto attuale e ad una contrazione consistente del gettito fiscale.

 

Occorre dunque e con urgenza, visto che le attività sono ferme da 20 giorni, erogare liquidità alle imprese e alle famiglie con il supporto dell’Unione europea di cui l’Italia è paese fondatore, aumentando fino alla fine dell’emergenza e alla ripresa delle attività il debito pubblico di ogni paese; è proprio in questo momento di difficoltà generate da cause non imputabili alle economie o alle attività produttive dei singoli stati che lo spirito dell’Unione deve prevalere; non devono esistere paesi di serie A e di serie B ma insieme, come nelle economie di guerra, occorre trovare soluzioni adeguate e illimitate per la fine dell’emergenza e la ripresa delle attività produttive nell’interesse comunitario.

 

L’importo della manovra italiana appare inoltre quantitativamente non in linea con i provvedimenti in preparazione negli altri  paesi. La Germania ha annunciato una manovra da 156 miliardi di euro, pari a circa il 5% del pil, con sussidi da 9.000 euro per  le aziende con meno di 5 dipendenti fino a 15 mila per quelle con meno di 10.  Inoltre verrà costituito un fondo per la stabilizzazione dell'economia di 600 miliardi di euro per la ricostruzione. La Francia prevede un pacchetto di misure da 45 miliardi di euro, oltre a 300 miliardi di euro di garanzie per le imprese travolte dal coronavirus. Gli Stati Uniti metteranno in campo una manovra shock da 2.000 miliardi di dollari (10% del pil) destinati a pagamenti diretti verso i cittadini americani, con assegni fino a 1.200 euro a testa, in base al reddito, oltre ad un contributo alle famiglie fino a 3.000 dollari. Altre risorse verrebbero dedicate all’emergenza liquidità per le imprese in crisi e per gli ospedali.

 

Mi permetto di concludere con la citazione di una frase di Mario Draghi nel suo ultimo intervento sul Financial Times: “La velocità del tracollo dei bilanci delle aziende private – provocate da una chiusura economica al contempo doverosa e inevitabile – dovrà essere contrastata con pari celerità dal dispiegamento degli interventi del governo, dalla mobilitazione delle banche e, in quanto europei, dal sostegno reciproco per quella che è innegabilmente una causa comune”.

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