La guerra contro il coronavirus non si vince perdendo l'industria

Marco Fortis

L’economia tedesca, settore auto a parte, va avanti. Quella italiana sta letteralmente sprofondando. La spia dei consumi energetici

Il centro Ifo di Monaco di Baviera ha diffuso nei giorni scorsi alcuni scenari previsionali relativi al possibile impatto dell’epidemia del Covid-19 sull’economia tedesca. In base a varie ipotesi di durata della possibile chiusura delle attività produttive e dei servizi, sono stati definiti intervalli di caduta del pil della Germania nel 2020 che spaziano da minimi intorno al meno 5 per cento fino a valori intermedi intorno al meno 10 per cento e a massimi che si spingono addirittura tra il meno 15 e il meno 20 per cento. Per ora, però, non sta andando affatto così. Sono scenari che stanno solo sulla carta. Infatti, l’economia tedesca, settore auto a parte (che era già fermo), va avanti. Mentre quella italiana sta letteralmente sprofondando.

 

 

 

Lo dicono i consumi giornalieri di energia elettrica rilevati dall’Entso-E (l’Associazione della rete europea degli operatori del sistema di trasmissione dell’energia elettrica). Infatti, nel periodo dal 9 al 25 marzo (cioè dall’iniziale chiusura parziale della libera circolazione dei cittadini del Nord Italia, estesa poche ore dopo all’intero territorio nazionale e via via anche a quasi tutte le attività produttive), i consumi elettrici italiani sono diminuiti del 14,8 per cento rispetto allo stesso periodo del 2019, mentre quelli tedeschi sono diminuiti soltanto del 2,3 per cento. Benché tali dati si riferiscano all’insieme della domanda, non solo quella industriale e dei servizi ma anche delle famiglie, i consumi totali di energia elettrica sono un importante indicatore approssimato dell’andamento economico generale. E quindi devono preoccupare molto i policy maker e i sindacati italiani perché fanno emergere un andamento fortemente asimmetrico tra due economie interrelate ma anche molto concorrenti tra di loro come Italia e Germania. Una tendenza divergente evidenziata anche da un recente rapporto di Bloomberg sui consumi elettrici e di gas industriale nelle maggiori economie europee.

 

In altre parole, se il lockdown tedesco sarà più annunciato che reale e se la forbice produttiva tra Italia e Germania non si chiuderà rapidamente, le fosche previsioni di un crollo del pil nel 2020 quasi da tempi di guerra come quelle formulate dall’Ifo rischiano di avverarsi non per i tedeschi per cui erano state preparate ma per il nostro paese! Non solo. Se le nostre fabbriche resteranno chiuse e quelle tedesche aperte, potrebbero saltare completamente anche le catene della subfornitura tra Italia e Germania. E quest’ultima si rivolgerà ai fornitori polacchi, slovacchi e boemi, con un drammatico cambiamento strutturale nelle reti degli approvvigionamenti e uno stravolgimento storico delle relazioni tra le filiere produttive.

 

Purtroppo, in queste settimane ci siamo abituati al triste bollettino giornaliero dei contagi e dei decessi per il coronavirus, anche se i dati tra paesi spesso non sono confrontabili per i diversi metodi di rilevazione adottati. Sicché il 26 marzo l’Italia contava ormai oltre 80.500 casi cumulati di Covid-19 e 8.165 decessi contro, ad esempio, i 36.500 casi ma i soli 198 morti (inspiegabilmente pochi) della Germania. Soltanto quando avremo a disposizione i dati omogenei sui decessi totali dei vari paesi nel primo semestre del 2020, e li potremo confrontare con quelli dello stesso semestre dello scorso anno, capiremo quale sarà stato il reale impatto comparato del coronavirus sulla mortalità tra le diverse nazioni.

Ma non esiste unicamente l’emergenza sanitaria del Covid-19. C’è anche quella economica, che potrà produrre effetti devastanti in termini di perdita di aziende e posti di lavoro, e che quindi va monitorata con grande attenzione. Il crollo dei consumi elettrici giornalieri in Italia è stato drammatico negli ultimi nove giorni che vanno dal 17 al 25 marzo. Infatti, escludendo domenica 22 marzo, i cali sono oscillati dal meno 19 al meno 24 per cento rispetto agli stessi giorni dello scorso anno. Mentre in Germania la flessione è risultata contenuta tra il meno 2 e il meno 5 per cento. Un segnale tremendo per il nostro paese: la guerra contro il coronavirus non si vince perdendo l’industria.

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