Amare più le persone che le idee. La Fim Cisl compie 70 anni

Marco Bentivogli

Nata il 30 marzo del 1950 con la preoccupazione di preservare il sindacato dalla strumentalizzazione politica e agitatoria, la Federazione Italiana Metalmeccanici continua ancora oggi a promuovere speranza e giustizia

La Fim-Cisl compie 70 anni. Ricordare da dove siamo partiti e fare memoria di un grande patrimonio di valori è certamente utile a superare, insieme, anche questa difficile emergenza sanitaria ed economica mettendo al centro la tutela della vita e della salute delle persone. Era il 30 marzo 1950 quando, a Milano, i rappresentanti della Fillm (Federazione dei liberi lavoratori metalmeccanici) e del Silm (Sindacato dei lavoratori metalmeccanici) si unirono in un nuovo sindacato dei metalmeccanici che prese il nome di Fim (Federazione italiana dei metalmeccanici), dopo essere entrambe fuoriuscite nel 1948 dalla Fiom, che dal Patto di Roma del 1944, era stata la sigla unitaria del sindacato metalmeccanico aderente alla Cgil, perché non disponibili a utilizzare il sindacato come arma politica di opposizione. Di lì a un mese, il 30 aprile, a Roma, nel teatro Adriano, si sarebbe costituita formalmente la già nata Cisl, erede della Lcgil (Libera Cgil).

 

I documenti di allora, disponibili sul sito www.fim-cisl.it, raccontano il contesto durissimo, fatto di scontri con la componente socialcomunista, in cui prese vita la Federazione dei metalmeccanici della Cisl, quando già imperversava la Guerra Fredda. Una spaccatura che condizionava le scelte e i rapporti tra le Organizzazioni, non risparmiando una serie di violenze denunciate dalla Fim nel suo Primo Congresso. Nessuno avrebbe immaginato che l’approdo di quegli anni così duri sarebbe stata, addirittura, la sperimentazione di una vera unità sindacale che, anche se problematica, fu grandiosa e forse irripetibile.

 

Fin da subito traspare una concezione di fondo, che rimane tuttora nostra, ispirata dalla preoccupazione di preservare il sindacato dalla strumentalizzazione politica e agitatoria, affinché resti strumento di rappresentanza degli interessi e delle aspirazioni dei lavoratori, indipendentemente dal loro credo politico. Un grande lascito dei nostri “padri fondatori”, figlio del coraggio e della lungimiranza che offrirono per gettare le basi di un sindacalismo libero, democratico e autonomo che nella Fim ha trovato piena realizzazione e nella Cisl la casa naturale.

 

Dalla Fim negli anni ’60 partirono le spinte più forti al rinnovamento sindacale, con la battaglia per l’autonomia e l’incompatibilità tra incarichi sindacali e politici, proponendo una strategia contrattuale innovativa, la contrattazione articolata, più vicina alle persone, il contratto “aziendale” o “integrativo”, che noi non chiamiamo “di secondo livello” proprio perché non meno importante del primo. Un’impostazione fedele al credo di Giulio Pastore per cui la democrazia sostanziale vive in azienda grazie alla contrattazione e alla partecipazione dei lavoratori per promuovere la solidarietà nel mercato. Anche l’esperienza dell’autunno caldo fu l’occasione, per la Fim, di coniugare crescita culturale e impegno sindacale facendo, ancora una volta, della partecipazione la svolta per la modernizzazione del nostro paese.

 

Il tratto distintivo della Fim è sempre stato il valore della libertà che le ha consentito di mettere insieme culture, idee, sensibilità ed esperienze diverse in un grande patrimonio collettivo da custodire con cura e orgoglio per sfuggire all’inaridimento del conformismo.

  

Per questo siamo usciti dalla gloriosa stagione unitaria della FLM (Federazione Lavoratori Metalmeccanici) degli anni ’80 del secolo scorso non facendo leva su ideologie o appartenenze partitiche, ma puntando sulle persone e sugli attivisti, consapevoli del ruolo chiave della formazione nel preparare sindacalisti e classe dirigente per il Paese. Fu realizzata la scuola di Amelia grazie all’intuizione dei dirigenti di allora, il “Romitorio”, che insieme al Centro Studi della Cisl, a Fiesole, è la testimonianza oggi più che mai, di quanto sia fondamentale il ruolo della formazione in un’epoca in cui, anche i partiti, hanno abbandonato le scuole di costruzione dei quadri. Ad Amelia sono passati, e continuano a passare, grandi intellettuali, tra i quali Federico Caffè, che hanno formato generazioni di “fimmini”.

  

La Fim-Cisl è sempre stata dentro le reti del sociale più vitale. Ne è un esempio il recente augurio che don Virginio Colmegna della casa della Carità di Milano, ha voluto rivolgere ai “fimmini” ricordando loro l’importanza dell’impegno sindacale fatto di passione e attenzione agli ultimi e mai di rassegnazione, soprattutto in un momento come questo.

 

Vittorio Foa, tanti anni fa a Formia, disse: “la Fim è una bellissima organizzazione perché sa di essere condannata a pensare”. Un ritratto fedele dell’approccio della Fim verso il progresso, l’occasione per liberare le persone nel lavoro e realizzare una condizione umana nuova e migliore, a partire dai più deboli. Una sfida da raccogliere favorendo il protagonismo delle nuove generazioni che hanno il diritto di progettare il futuro che dovranno abitare.

 

Amare più le persone che le idee è il tratto distintivo che la Fim custodirà anche in questo momento storico complicato. Papa Francesco ricorda che “la tempesta ci ha fatto scoprire vulnerabili ma a molti sta insegnando a riconoscersi come fratelli”. Ecco perché, dopo 70 anni, siamo ancora impegnati a promuovere giustizia, insieme.

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