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L’uber perduta

Sembrava una bolla perfetta e invece l’alternativa ai taxi è diventata quasi il simbolo del male. Un libro ne racconta i segreti

16 Settembre 2019 alle 10:38

L’uber perduta

Manifestazione di protesta davanti al quartier generale di Uber (foto LaPresse)

C’è il momento Wolf of Wall Street, con le feste aziendali organizzate con donnine e alcol in località non riflessive – Miami, Las Vegas – e le avvertenze del capo: multa di duecento dollari a chi distrugge la stanza d’albergo; e Beyoncé che canta per i dipendenti, quando si raggiunge il primo miliardo di fatturato; c’è il momento gangster, quando si va a convincere il sindaco di Portland, Oregon, che non vuole Uber in città, ma le trattative vanno male,...

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Michele Masneri

Michele Masneri è bresciano e vive prevalentemente a Roma. È editor at large di Rivista Studio, e scrive schizofrenicamente di economia, cultura e società oltre che sul Foglio, su IL del Sole-24 Ore, su Style del Corriere della Sera. Come molti italiani ha scritto un romanzo, si chiama "Addio, monti", non c'entra con l'ex premier, ed è edito da minimum fax.

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