Far Concorrenza alla crescita? No, grazie

Claudio Cerasa

La surreale ambizione del governo ultra statalista di ottenere in Europa il posto che fu di Vestager. Dopo aver cavalcato, da Alitalia a Uber al copyright, tutte le posizioni anti liberali (e dunque nocive per economia e cittadini)

Tra i molti elementi surreali registrati nella fase politica che l’Italia sta vivendo ce n’è uno che non è stato sufficientemente raccontato e che riguarda una partita importante relativa al futuro in Europa del nostro paese. Quella partita è legata al profilo del commissario che l’Italia riuscirà a conquistare all’interno della nuova Commissione europea e il fatto che il governo guidato da Giuseppe Conte abbia scommesso forte sulla conquista del commissario alla Concorrenza è un qualcosa che meriterebbe di essere analizzato più dal punto di vista del merito che del metodo di una scommessa difficile per quanto non impossibile.

 

A voler osservare il metodo, il nostro ragionamento non può prescindere dal risiko di potere interno al Parlamento europeo. A voler osservare il merito, invece, il nostro ragionamento non può prescindere dalla predisposizione naturale del populismo ultra statalista a essere un pericoloso avversario di tutto quello che ha a che fare con la parola concorrenza. Almeno fino a oggi, i due principali attori del populismo italiano si sono divisi su molti fronti ma si sono ritrovati spesso uniti nel considerare la concorrenza e la competizione come un nemico da combattere e non invece come uno stimolo all’innovazione, come una spinta alla modernizzazione dell’economia, come una leva per combattere le diseguaglianze attraverso la lotta alle rendite di posizione.

 

Da una parte, dunque, i populisti italiani hanno sempre mostrato una certa compattezza quando si è trattato di nazionalizzare Alitalia, quando si è trattato di combattere la Bolkestein, quando si è trattato di fare la guerra alle multinazionali, quando si è trattato di demonizzare Uber, quando si è trattato di difendere i tassisti, quando si è trattato di aggredire la libertà d’impresa nel settore farmaceutico, quando si è trattato di difendere le inefficienze della giungla delle partecipate dei comuni, quando si è trattato di combattere ogni tentativo di privatizzare aziende decotte come Atac, quando si è trattato di sostenere la competizione nel settore del trasporto pubblico.

 

Scommettere sulla concorrenza significa aggredire le rendite di posizione, aggredire le rendite di posizione significa mettere a rischio il consenso, e un partito che ha a cuore più la crescita dei propri sondaggi che la crescita del proprio paese non farà nulla o quasi per mettere a rischio il proprio bacino di voti anche se nel caso specifico aggredire le rendite di posizione alla lunga aiuterebbe i consumatori, e dunque il popolo, ad avere servizi più efficienti, ad avere prezzi più competitivi, ad allargare le possibilità di scelta del consumatore a consentire l’accesso ai servizi a nuove fasce di consumatori. L’approccio piuttosto irresponsabile usato dai populisti per governare la concorrenza presenta poi un altro punto debole emerso con chiarezza negli ultimi anni in Europa quando il Parlamento europeo si è ritrovato a votare a favore di una normativa come quella sul copyright, la difesa del diritto d’autore, finalizzata a ridimensionare per quanto possibile il monopolio dei giganti della rete.

 

In quell’occasione, come i lettori di questo giornale ricorderanno, a essere contrari a quel provvedimento furono, in Italia, proprio il Movimento cinque stelle e la Lega, che giusto a metà febbraio decisero di opporsi all’idea che fosse necessario un bilanciamento della torta dei profitti tra i gestori dei servizi online e gli editori (a occuparsi del dossier per l’Italia è stato il consigliere giuridico di Luigi Di Maio, Marco Bellezza, che incidentalmente ha difeso Facebook in Italia in numerose cause sul diritto d’autore, che sarebbe un po’ come affidare all’avvocato dell’Atac un dossier sulla liberalizzazione dei trasporti pubblici locali).

 

La ragione per cui il governo populista ha a cuore la casella della Concorrenza europea pur essendo nemico giurato della concorrenza, è possibile che abbia a che fare non con la volontà di difendere la concorrenza in Europa, ma con la volontà di rendere meno stretti quei vincoli che i populisti anti mercatisti di tutta Europa osservano da sempre con terrore: le norme che regolano gli aiuti di stato. La disciplina degli aiuti di stato, in fondo, è sempre stata vissuta come una privazione di sovranità da parte della Lega e del M5s e nella sua ingenuità due giorni fa Luigi Di Maio è stato sincero quando ha detto che l’Italia vorrebbe esprimere il commissario alla Concorrenza in modo tale da ottenere un trattamento di favore nei casi più spinosi che la riguardano, per potere avere magari un giorno qualche leva in più per proteggere le aziende italiane dall’invasione dello straniero.

 

Se dare all’Italia il portafoglio alla Concorrenza dovesse significare dare un sostegno a politiche anti concorrenziali, incapaci di combattere i cartelli e predisposte in modo naturale a favorire nuove forme di monopolio infischiandosene degli interessi dei consumatori meglio tenere l’Italia populista lontana da ruoli che possono sì consentire ai partiti anti sistema di crescere sul terreno dei sondaggi ma che difficilmente possono aiutare i paesi membri a crescere sul terreno dell’innovazione. Se avere un populista nello stesso ruolo di Margrethe Vestager aiuterà i populisti a fare un bagno di realtà, ben venga. In caso contrario anche no, grazie.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.