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In difesa della Gig Economy

La California vuole combattere la flessibilità modello Uber. E’ un guaio

12 Settembre 2019 alle 06:00

In difesa della gig economy

(foto Unsplash)

Mentre il governo rossogiallo si accinge a regolamentare i rider, il Senato della California lo scavalca a sinistra con una norma che qualifica i lavoratori delle piattaforme come dipendenti a tutti gli effetti. Se il provvedimento, sostenuto anche dal governatore democratico Gavin Newsom, passerà anche alla Camera, la Gig Economy subirà la sua prima vera sconfitta proprio nel luogo dove ha mosso i primi passi. Le maggiori tutele del lavoro dipendente rispetto a quello occasionale comporterebbero – secondo le piattaforme – un incremento dei costi del 20-30 per cento. Come nel nostro paese, la legge potrebbe superare i paletti messi dalle corti per delimitare i rispettivi ambiti con una sorta di “ego te baptizo piscem”: a dispetto dell’assenza di un vero vincolo di subordinazione, anche coloro che prestano occasionalmente i loro servizi grazie all’intermediazione delle piattaforme potrebbero essere trattati alla stregua degli operai di un’acciaieria. Il problema di questo approccio è che si fonda interamente su una visione statica. Non riconosce né che l’economia dei lavoretti esiste solo in forza della sua flessibilità, né che questa flessibilità è ciò che ne ha determinato il successo non solo tra i consumatori, ma anche tra i lavoratori (altrimenti avremmo una penuria di Gig worker!). I consumatori si spostano con Uber o Lyft, ricevono il pasto tramite Deliveroo o Glovo, trovano un posto dove passare la notte con Airbnb perché queste realtà rendono possibile l’incrocio tra domanda e offerta in modi nuovi e inediti. Diversi economisti, tra cui l’appena scomparso Alan Krueger, hanno mostrato che i collaboratori delle piattaforme vivono la flessibilità come una parte essenziale del loro impegno. E’ ovvio che, potendo avere flessibilità e tutele, preferiscono entrambe, ma dovendo scegliere la maggior parte chiede flessibilità: se venisse meno il pilastro su cui poggia l’economia delle piattaforme, finirebbe per entrare in crisi il loro stesso modello di business e soprattutto l’intensa attività di ricerca e sviluppo che le ha generate. La legge in discussione in California rischia di accontentare qualcuno nell’immediato, infliggendo un costo a tutti nel lungo termine.

Redazione

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