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Il rapporto tormentato tra Uber e Londra

Le autorità hanno revocato la licenza all’azienda. Questioni strutturali

26 Novembre 2019 alle 06:08

Il rapporto tormentato tra Uber e Londra

Foto LaPresse

L’autorità londinese dei trasporti (Transport for London, TfL) ha deciso ieri di revocare a Uber la licenza per operare nella capitale del Regno Unito. La ragione è che a causa di una debolezza nel sistema di controllo dell’azienda, tra il 2018 e l’inizio del 2019 è stato possibile per alcuni driver fraudolenti accreditarsi con Uber anche senza autorizzazione da parte dell’azienda. TfL ha scoperto che nella sola Londra sono state fatte 14 mila corse su automobili non assicurate. Uber ha risolto il problema nei suoi sistemi lo scorso ottobre, ma TfL ha ritirato lo stesso la licenza perché sostiene che l’attività dell’azienda sia soggetta a un “pattern di fallimenti”: “TfL non ha la certezza che problemi simili non si ripresenteranno in futuro”, si legge nei documenti ufficiali.

 

Per ora Uber non sparirà dalle strade di Londra. L’azienda è ricorsa in Appello e fino alla risoluzione della vertenza le automobili potranno continuare a circolare. In un comunicato, Uber sostiene che la decisione è “fuori dall’ordinario e sbagliata” e che “abbiamo cambiato il nostro business in maniera strutturale negli ultimi due anni e definiamo lo standard sulla sicurezza”. Londra non è un mercato qualunque per Uber, che ottiene un quarto delle sue entrate soltanto da cinque città: San Francisco, New York, Los Angeles, San Paolo in Brasile e, appunto, la capitale britannica. Ma i rapporti con i regolatori inglesi sono tormentati, la compagnia si era già vista revocare la licenza nel 2017, ma l’aveva mantenuta grazie a due proroghe consecutive. Il problema, probabilmente, va oltre i singoli casi ed è strutturale: Uber vuole mantenere il suo ruolo di piattaforma tra driver e clienti, mentre il trend fra i regolatori di tutto il mondo è quello di responsabilizzare le compagnie di ride hailing e portarle a prendersi carico dei lavoratori. In questo modo, tuttavia, si distruggerebbe il modello di business di Uber, che soltanto a Londra ha 45 mila driver.

Redazione

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