Una splendida quarantena/2

Giorno dopo giorno si affloscia la retorica del balcone

Michele Masneri e Andrea Minuz

Prendiamo lo Xanax oggi per abbracciarci più forte domani, direbbe Conte. Questo “nuovo modello italiano”, un po’ cinese, un po’ Alberto Sordi, è l’Italia che piace molto all’estero. E’ l’amica virale!

E insomma è iniziata ufficialmente la primavera e se è vero che “siamo in guerra”, come proclamano soprattutto gli anziani impavidi in giro, perché gli ricorda la giovinezza, non c’è più come allora il “generale inverno” ma eccoci con temperature in rialzo e cieli azzurri, che spingono tanti a chiedersi: usque tandem? Fino a quando riusciremo, noi popolo che pur sta dando l’esempio, a star chiuso in casa fino al prossimo decreto? Cresce il nervosismo; la quarantena da novità intrigante è ormai abitudine, quotidianità e tragedia nazionale. Dalle finestre aperte e dai balconi un susseguirsi di applausi, inni di Mameli, profumo delle prime fritture di pesce, dj set e improperi contro il cielo e contro chi esce.

  

MM: Ma fino a quando riusciremo, noi popolo che pur sta dando l’esempio, a star chiuso in casa con temperature in rialzo e cieli azzurri, lontano dallo spago alle vongole, dunque ligio fino a prossimo decreto? E’ in gioco “la tenuta”, dicono tutti. Non intendendo proprietà agricole dove passare quarantene privilegiate, ma proprio “la tenuta del modello Italia”, che sarebbe quello di inchiavardare un paese fino a data da destinarsi vituperando tutti gli altri.

AM: Certo, gli altri non son messi meglio. Le solite “esagerazioni degli italiani”, dicevano, si fermano per due colpi di tosse e un po’ di febbre alta. Adesso invece ci copiano tutto. Pure i balconi. Però il “modello Italia” è ancora incerto. Pieno di grovigli da sciogliere, libertà soppresse, con una valanga di morti ma un “cuore grande così”. Con l’ospedale eroico e l’autocertificazione da stampare su carta (sennò t’arestano) ma senza un posto dove poter stampare. La didattica a distanza che non decolla, ma dalla prima ora attrezzatissimi per aperitivi in streaming e feste su Skype. Il coronavirus tira fuori sentimenti contrastanti: il grande ritorno dell’unità nazionale e il risveglio dell’antica vocazione artistica degli italiani con la “corrida” dei balconi (fase “up”), ma anche un sentimento a noi alieno, un’improvvisa, drammatica nostalgia dell’ufficio (fase “down”).

MM: E l’ombra di una minaccia sempre più concreta: il default psichiatrico della nazione.

AM: Magari guariti, magari immuni, finalmente fuori pericolo, ma in pigiama e tamburello per sempre. Completamente impazziti.

MM: E poverissimi, coi crolli di pil e fatturati dopo mesi di quarantena. Per gli autonomi, sempre bistrattati, un plafond di 600 euro ma solo per i primi che se lo aggiudicano, in un tragico “click day”, pronti col dito sul telefono, come alle trasmissioni a premi. E’ chiaro che ci vorrà un decreto Xanax quanto prima.

AM: Prendiamo lo Xanax oggi per abbracciarci più forte domani, direbbe Conte, già passato nel frattempo dalla fase “Winston Churchill” a icona sexy e meme su Internet (il “più cercato dagli italiani su PornHub” la scorsa settimana, primo, inequivocabile segnale di squilibrio collettivo. Si inizia sempre coi parrucchieri chiusi, dramma di tutti i lunedì, e si finisce col TSO).

MM: Ci sono interi condomini un tempo abitati da stimati professionisti oggi trasformati in giocolieri, musicisti di strada, suonatori di trombette e pentole a pressione, con un’agenda fittissima di performance e eventi, e sembrano anche pronti a scannarsi, altro che smart working.

AM: Mi dice un amico che a Milano il suo vicino ha deciso di mettersi a fare il dj in balcone con due set: tra le 18 e le 19 e tra le 21 e le 22. Ha messo uno striscione con scritto “DJ MANGO” accanto al tricolore. Si mette un gilet arancione catarifrangente, gli occhiali da sole, parte ogni volta con Mameli, tra le 18 e le 19, tipo “Papeete”, in corrispondenza col bollettino dei caduti. Programmazione soft con Ricchi e Poveri, Carrà, Heather Parisi, tutta roba ballabile italiana anni 70 e 80. Tra le 21 e le 22 passa alla dance anni 90. Si capisce che ci crede, che fa sul serio. I primi giorni la gente si affacciava e applaudiva, poi al terzo giorno non si è affacciato più nessuno e lui rimane da solo a mettere dischi e ballare.

AM: Gli stranieri comunque contentissimi del format “modello Italia”. E’ il ripristino dei numerosi caratteri degli “italiani autentici”, descritti, commentati, analizzati da Goethe e Stendhal a “L’Amica geniale”. La terra dei cantanti e dei morti, dei postriboli e delle rovine, “così antica e così nuova, così altra e sempre la stessa, come il sole” (Pascoli). Tutti in vestaglia, tutti in finestra, ieri un popolo di tenori, oggi dj, ma di nuovo cenciosi e decadenti, come ai beati anni del Grand Tour. E’ “L’Italia dei balconi” (sia detto con enfasi, à la De Gregori, Viva l’Italia!). Siamo nel più grande esperimento sociale di sempre ma è chiaro che una quarantena seria si può fare solo con la banda larga, dunque non qui. Anche noi abbiamo tolto Skype (tanto non funziona), ci siam messi a scrivere parlandoci dalle terrazze condominiali dell’esquilino, siamo tornati neorealisti.

MM: Però ci vorrebbe subito un instant book sulla storia d’Italia vista dal balcone. Il balcone di Giulietta e Romeo, e il balcone di “M”, e il balcone zero dei Cinque stelle, quando esultarono con quelle facce spiritate colti dai fotografi di sotto. E il balcone da cui Giuseppe Conte a giugno ha interloquito con un omologo (nel senso di avvocato), in mutande, che gli ha esposto problemi giuridici non secondari. “Sono un collega civilista in pensione da un anno, le posso dire una cosa?”. “Prego” gli risponde Conte, come un perfetto personaggio della “Brilliant friend”, dove ci si parla tutti da un pianerottolo all’altro. E’ l’Italia che piace molto all’estero, con la pummarola e il basilico a km zero. E’ l’amica virale!

AM: Era, quella di Conte a Napoli, una prova generale di tenuta del “modello Italia”. In balcone festeggeremo forse il prossimo default, dopo i mesi di quarantena, ma a quel punto attrezzatissimi, con le casse, l’impianto audio, le miccette e i fischi a botto.

MM: Fateli scendere (dal balcone, non dal barcone). La verità è che tra aperiskype, cene online, tè virtuali, le nostre giornate di quarantena sono diventate abbastanza presto un incubo. Agende complicatissime che ci fanno rimpiangere la pace di un ufficio o delle inutili riunioni dove si poteva almeno sonnecchiare.

AM: Tutti telefonano a tutti. I più efferati creano nuovi gruppi su whatsapp. D’altronde, Twitter è diventato un gigantesco “gruppo whatsapp”.

MM: Subito arrivano le più svariate richieste di prestazioni non retribuite. “Fammi un video per” è la nuova versione aggiornata di “fammi un articolo gratis su”. Dopo qualche giorno alla finestra anzi al balcone, l’ingegno italico si è espresso e l’ufficio stampa collettivo ora ti scrive fin dalle prime ore del mattino per chiederti “un semplice contributo audio o video” per “i loro portali”, senza darti ovviamente una lira. Ma sempre per ‘a visibbilità! Forse presupponendo che tu sia disperato per l’inedia, pensano di doverti riempire le giornate. Così ti chiedono – ma siamo in “Fratelli d’Italia”! Non cambia mai niente – anche molto con nonchalance un tuo intervento su (inserisci argomento complesso di cui magari non sai nulla e che necessiterebbe di giorni di studio per non fare figure vergognose). Ma loro niente, “lo mandi pure stasera”, “anche in qualità bassa”, “nel formato che vuole lei!”.

AM: E’ l’economia di guerra mista all’economia dell’ufficio stampa. Grande ritorno della retorica risorgimentale. Dal refrain Lombardoveneto a “Siamo in guerra”, “non si può perdere Milano”, “Codogno liberata”, “la battaglia di Custoza”. Al Tg2 l’altra sera parte un servizio da Torino: “Siamo qui in collegamento dalla prima capitale d’Italia”. E’ d’altronde una schizofrenia consueta della nostra pazza lingua. Intrappolati in tutti quei “salvo che in situazione di necessità” e “in ottemperanza” e “diverse da quelle di cui alla lettera precedente”, sfoderiamo per reazione il libretto d’opera, il melodramma più sfrenato e sanguinoso.

MM: I più sofisticati residui lessicali risorgimentali con le stronzate tech più aggiornate. Naturalmente l’aperiskype; ma poi i siti avvertono che si può avere la “consegna contactless”, definizione di quando ti ammollano il pacco a terra, senza contatti.

AM: A questo punto, si può anche dire e giustamente secondo me che i “riders” sono le nuove staffette partigiane.

MM: Brigata “Glovo”.

AM: “Mio nonno ha fatto le consegne col coronavirus” (cartello alla manifestazione del 25 aprile, 2074).

MM: La cosa che farà sbroccare tutti definitivamente è che, giustamente, Amazon ha annunciato che darà priorità agli acquisti sanitari, e a quelli d’emergenza, quindi rallentando tutte le altre tipologie di merci.

AM: Forse è successo perché il loro assistente elettronico Alexa ascoltando le case degli italiani ha segnalato che l’esaurimento nervoso è vicino...

MM: Intanto i riders protestano, non vogliono più consegnare. “Patatine fritte, sushi e hamburger gourmet non sono un diritto”. Lo ha detto una specie di loro sindacato che si chiama “Deliverance”, tra l’altro come il titolo originale di “Un tranquillo weekend di paura”.

AM: All’opposto dei riders “buoni” ci sono i runner, i “cattivi” del momento. Perché più il nemico è “invisibile” più abbiamo un disperato bisogno di vederlo. L’unica cosa che non è cambiata col coronavirus è la necessità di un nemico, anzitutto per sfogarsi. Messi via per un po’ i migranti abbiamo avuto: i cinesi (fine febbraio), gli anziani (fine febbraio, primi di marzo), i fuorisede (7-8 marzo), i giovani che prendono lo spritz (10-12 marzo), Christine Lagarde (14-15 marzo) e adesso i runner, che avendo la sfortuna di arrivare ultimi si beccano un bel concentrato di odio violento. Chi esce di casa, specialmente per correre, è malvisto, vituperato, insultato. Anche denunciato. Anche se il decreto parla chiaro: l’attività fisica non è vietata, purché in solitaria. Ma pare che il governo voglia stringere le maglie.

MM: Saltata l’attività fisica in esterna, vien fuori sempre il solito sport più amato dagli italiani, out e indoor: nel dubbio, le manette. L’altro giorno con la mia bella autocertificazione sono andato a far valere il mio diritto finora costituzionalmente tutelato di eseguire attività fisica all’aperto, in una Roma magnifica, e all’imbocco dei Fori imperiali ecco una camionetta dell’Esercito che imbruttisce un povero runner, tutto in giallo. Capisco la sicurezza e tutto, però si capiva che c’era una specie di soddisfazione, un’aggressività: ecco il nemico nuovo: e se non si è mai capito cosa stiano a fare le camionette sui Fori Imperiali, che sembrano ormai un viale di Baghdad in attesa di un Gran Premio mediorientale di Formula uno, finalmente anche il povero milite sottoccupato avrà trovato il suo sfogo.

AM: Scampata la minaccia terrorismo, arriva quella podismo.

MM: Arrivano i colonnelli? Staremo sperimentando un nuovo modello di stato paternalista? In fondo siamo dalle parti di piazza Venezia e del suo balcone. Però questo “nuovo modello italiano”, un po’ Ddr, un po’ Alberto Sordi, prevede che tu stato mi blindi in casa, non mi fai andare da nessuna parte, mi chiudi il centro commerciale la domenica, mi tassi al 65 per cento e possibilmente mi intercetti. Però a quel punto la Ddr ti avrebbe fatto almeno arrivare a casa una mascherina. Invece niente. Più che stato paternalista questo stato mi sembra uno quei papà inesperti divorziati che tengono il figlio per il weekend e succedono sempre dei casini.

AM: Esperimento sociale e totalitario. Uno stato che si ispira ai valori delle chat dei genitori. Barbara D’Urso fa una diretta da un parco di Roma dove c’è un po’ di gente che fa sport e chiama la Raggi che si precipita subito a sgridarli. Raggi che a sua volta posta sui social immagini di runner beccati in giro e “chiocciola” Burioni (arrestateli tutti!) Dopo due settimane, la faccenda dei runner resta ancora avvolta nell’oscurità giurisprudenziale. Va detto che i primi giorni una marea di gente si è messa in tuta solo per uscire, facendo finta di correre quando passava una camionetta della polizia. Questa botta di attività sportiva compulsiva degli italiani, manco fossero californiani, ha in effetti insospettito. Resta però una faccenda intricata e piena di equivoci.

MM: Anche perché al momento, se ho capito bene, si può fumare ma non si può correre. Un po’ strano no?

AM: Il ministero della Salute ha anche specificato che la bicicletta “si può usare per fare sport, ma solo se non si esce dal proprio domicilio”. Il decreto cyclette.

MM: Coi nuovi 600 milioni del prestito ponte Alitalia potevano rifornirci invece di tapis roulant. Si sottolinea il ruolo delle endorfine sulla tenuta psicologica degli italiani.

AM: Potremmo anche convertire l’Alitalia in fabbrica di mascherine tricolori. Magari brandizzate Alberta Ferretti, come le uniformi delle hostess. Una campagna social di Chiara Ferragni (che peraltro sta facendo, benissimo, le veci di Beppe Sala in giro per il mondo, redarguendo influencer e starlette che minimizzano e tenendo alta l’immagine della città, Sala invece sparito, dissolto, un sindaco fatto “della stessa materia di cui sono fatti gli eventi del fuorisalone”).

MM: E poi Ferragni ha donato un sacco di soldi! Centomila euro per il San Raffaele. Ma lì, subito, molte critiche. Perché li ha donati a un ospedale privato. Criticatissimi anche Berlusconi (che ha donato 10 milioni, il doppio cioè di quanto stanziato dal governo per tutte le partite Iva) e altri benefattori. Molto vituperato anche Bill Gates (che oltre ad aver previsto il virus, ha donato 100 milioni, dopo aver fatto più beneficenza lui che tutti i gettiti fiscali del globo). Ma perché hanno la coscienza sporca, dicono. Ci vogliono invece più tasse. Una patrimoniale di scopo! Quota 100 (per cento) di imponibile è finalmente a portata di mano.

AM: Intanto, a scuola, ancora peggio. Col “Cobas-19”: le lezioni online dei professori vanno conteggiate come straordinari, non rientrano mica nel contratto. Infatti si ammollano compiti un po’ a caso, che se la vedano i genitori. Si fanno “obiezioni pedagogiche” in nome di una “impostazione falsamente modernista”, si parla di “pericolosa reperibilità telematica”, cioè che dovresti continuare a lavorare nell’emergenza. Tutta l’attenzione si concentra ora sul sistema sanitario, ovvio, ma è il resto che appare davvero inadeguato. Una scuola e un’università vecchie e in larga parte impreparate per lo streaming, uno smart working vissuto come ferie di Pasqua anticipate, scarso accesso ai contenuti digitali, una lunga lotta culturale e fiscale all’e-commerce che adesso invece, guarda un po’, ci salva la vita. Oltre a capire quando potremo uscire di casa c’è anche bisogno di considerare tutte queste cose come elementi strutturali se non fondamentali di un sistema. Non solo soluzioni di “emergenza”.

MM: L’e-commerce non va bene. Il supermercato nemmeno. Riducono gli orari. E’ la Cobas terapia. Come finirà? Qualcosa dovremo pur mangiare. E il “super” è già chiaramente il posto adesso più rischioso, l’anello debole della catena del contagio: dove anche se hai fatto code di ore poi finisci per incastrarti nelle corsie dei surgelati con altri clienti che ti alitano addosso senza mascherina e ti chiedono, scusi, sa dov’è il reparto senza glutine? Però invece che trovare soluzioni pratiche (dateci delle mascherine serie, mandatecele a casa, costerà meno dell’Alitalia), ci piace soprattutto l’idea di punire. Dagli al magnate! Mortacci del runner! Abbasso chi compra online o offline!

AM: Così da una parte tutti stiamo impazzendo per la reclusione, e allo stesso tempo tutti siamo alla ricerca di nuovi modi per sfogarci sugli altri.


MM: Ecco la tecnologia per braccare i disertori. In Lombardia, dove sembrano piuttosto indisciplinati, e quattro cittadini su 10 escono di casa, hanno trovato questo sistema per sgamarli. Grazie alle celle telefoniche si può registrare chi si sposta di almeno 4-500 metri.

AM: Milano come Seoul, dove una app del governo coreano traccia e mappa gli infettati da Corona. Romani invece incredibilmente disciplinati, lo dicono i dati. O forse son fuggiti tutti al mare, alle seconde case, a Ostia, Fregene, Sabaudia e Circeo, con lo spago alle vongole già in valigia.

MM: Il genio italico si dispiega: a Forlì un drone sorvola la città per scovare i trasgressori all’aperto. “Il piccolo Sputnik comandato a distanza è decollato ieri alle dieci per il primo sorvolo”. Il piccolo Sputnik “ha ricevuto il plauso delle persone affacciate alle finestre” dice l’assessore leghista alla sicurezza Daniele Mezzacapo. Il piccolo Sputnik avvista-pedoni sorvolerà anche nei prossimi giorni la vicina Bertinoro, “balcone d’Italia” (Il Giorno). Alcuni sono più drastici: un lodigiano scappa in Sicilia e viene beccato a Messina, si finge “clochard”, viene “messa in moto la macchina dei servizi sociali per garantirgli un luogo sicuro dove passare la notte, osservando l’obbligo di isolamento. Nel frattempo però le autorità hanno avviato accertamenti, non è un clochard, è scappato dalla quarantena perché non sopporta più la moglie” (Libero).

AM: Comunque va detto anche che a Milano è stato l’inverno più caldo del secolo, 3,5 gradi sopra la media (Osservatorio meteorologico Milano Duomo). E poi c’è quarantena e quarantena. Potendo scegliere chiunque sceglierebbe Roma, magari Ztl, prestigiosissimo, quadrilocale, doppi affacci, doppi servizi, terrazzo. In questi giorni Roma è in effetti una città magnifica. E’ triste vedere Milano deserta, mentre è evidente che Roma può fare a meno di noi. Byron, Goethe, Keats si sarebbero tagliati un braccio per farsi una passeggiata adesso, ovviamente con autocertificazione per “comprovati motivi di spleen”.

MM: Roma è magnifica ma riesce a essere lercia anche da deserta. E’ un mistero che neanche i coreani riescono a capire. Si vede che i pochissimi in circolazione, appena le numerose volanti girano l’occhio, ne approfittano per depositare intere cucine economiche, divani, materassi, in mezzo alla strada (però, in quel caso, dalle finestre, pochissimi rimproveri. Non c’è mai un delatore quando serve!).

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