In Sicilia il coronavirus amplia la platea degli ultimi

Riccardo Lo Verso

Migliaia di persone si rivolgono alla Caritas per avere pane e pasta. A Palermo l'economia legale e quella sommersa sono ferme. Serve lo stato per contenere una situazione esplosiva

Mille e più richieste in appena 48 ore. La gente di Palermo chiede pane e pasta. L'emergenza coronavirus amplia la platea degli ultimi in una città in ginocchio. Dietro ogni richiesta inviata all'amministrazione comunale c'è un nucleo familiare, ciò significa che il numero di chi ha fame tocca quasi quattromila persone, fra uomini, donne e bambini. E sono numeri parziali, destinati a crescere nei prossimi giorni.

 

Tutti hanno contattato i servizi sociali che hanno attivato un piano straordinario di sostegno alimentare con l'aiuto della Caritas, del Banco alimentare e del Banco delle opere di carità. “Straordinaria è la situazione che siamo chiamati ad affrontare”, ammette l'assessore comunale ai servizi sociali Giuseppe Mattina, mentre fa la spesa per sé e per il vicino di casa, un piccolo commerciante che non sa come andare avanti. È la prima volta che ha bisogno di aiuto. Oggi è toccato a lui, domani chissà a chi. Più passano i giorni e più l'emergenza economica assume proporzioni preoccupanti.

 

 

A Palermo, come nel resto d'Italia, si è fermato tutto. L'economia legale e pure quella sommersa, con cui si deve fare i conti. Girarsi dall'altra parte non risolve la questione. Nel sottobosco della città si muovono migliaia di persone che vivono di lavori in nero o saltuari. La filiera del sommerso è da sempre tollerata, quella del precariato è alimentata con la creazione di bacini per i lavori di pubblica utilità buoni per le campagne elettorali. È innegabile, però, che l'abusivismo sia stato una valvola di sfiato delle tensioni sociali in una città che, nei giorni dell'emergenza sanitaria, è una pentola a pressione che rischia di esplodere.

 

Lo dimostra lo scontro a muso duro che si è verificato nei giorni scorsi davanti al mercato ortofrutticolo. Ai cancelli di ingresso si erano radunati i venditori irregolari. Sono abituati a comprare la merce e a rivenderla in nero per le strade. È difficile arginarli, specie se non lo si è fatto finora (salvo rare eccezioni) e in un momento in cui avanza lo stato di necessità. Il sindaco ha dovuto chiudere il mercato che riaprirà lunedì.

 

Altrettanto complicato è conciliare le più che legittime, sacrosante, richieste di chi le regole le ha sempre rispettate e ritiene di meritare un aiuto prima di chi le stesse regole viola da sempre. Ecco perché la pentola rischia di esplodere. Segnali preoccupanti arrivano anche da altre città siciliane.  A Canicattì, ad esempio, c'è chi ha promosso l'iniziativa del “Pane della solidarietà”. Chiunque si reca presso uno dei panifici che hanno aderito all'iniziativa può lasciare un credito a vantaggio di una persona bisognosa. Il “buono spesa” per gli indigenti diventerà prassi nelle prossime ore, attingendo alle scorte alimentari che la rete del volontariato ha messo da parte. “Noi possiamo metterci una pezza – dice l'assessore Mattina –, ma lo stato deve aiutare la gente in difficoltà. Il pacco alimentare non basta, non si può fermare il mare con le mani”.

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