In vacanza come alla guerra

Michele Masneri e Andrea Minuz

Sulle ferie non si scherza. Capitolato il balcone, adesso si combatte per un lettino sulla spiaggia

A furia di ripeterci che eravamo stati “in guerra” arrivò anche lo scontro con la Grecia. Il mondo e l’America e l’Italia vanno a rotoli, ma in mezzo al grande caos globale la nostra agenda politica è chiara, precisa, inflessibile: più Mykonos che Minneapolis. Sulle ferie non si scherza e scatta casomai l’angoscia collettiva. Zaia guida la rivolta: “A noi veneti non ci vedete più!”. Di Maio batte il pugno: “L’Italia non è un lazzaretto!” (ancora una volta “I promessi sposi”, capitolo XXXV). “Quello con la Grecia è un conto che attendeva di essere saldato” (Benito Mussolini, 18 novembre, 1940). E del Duce torna in mente non già il celebre slogan delle “reni spezzate”, ma la più vasta, cosmicomica visione di riscatto incisa nei marmi dell’Eur, così come la si inciderebbe oggi: “Non passerete l’estate in balcone. La terza fase si espanderà oltre i colli fatali, fino alle bianche spiagge di Santorini”.

 

AM: Lo dice anche il country manager di Airbnb, Giacomo Trovato, “in fatto di vacanze gli italiani gettano sempre il cuore oltre l’ostacolo, hanno iniziato a prenotare viaggi all’estero in pieno lockdown”. Se si mette male si può sempre aprire un corridoio umanitario con le Cicladi e le ong che portano di nascosto i milanesi a Milos. Ci vorrebbe una Carola Rackete del turismo di massa. E poi proteste davanti all’ambasciata greca, cartelli con la scritta, “Holidays matter”, idranti allo tzatziki contro la folla, Tsipras che si inginocchia in un villaggio vacanze di Corfù in segno di solidarietà con gli italiani.

MM: Ma guai a far notare che questi toni gravi, solenni, molto tragici e bellicosi sono forse un po’ esagerati per una questione che poi si riduce ad andare in vacanza (dopo esser stati a casa tre mesi). “Ma scherzi?!”, ti diranno subito, “qui c’è di mezzo il dieci per cento del Pil!”.

AM: E certo. Non è mica perché ci piace andare in vacanza. Siamo stati in guerra restando sul divano, andremo al mare per far crescere l’economia. Tout se tient.

MM: Si esce così da una surreale settimana di tg e giornali che aprivano con le vacanze in Grecia, la lotta fino all’ultima spiaggia tra Milano e la Sardegna e “l’incognita delle prenotazioni”, anziché sull’America in fiamme o il Brasile devastato dalla pandemia.

AM: Tanto moriremo tutti (cit.). Ma prima andremo in ferie.

MM: Ma lo scontro con la Grecia nasconde chiaramente tutto un rimosso: non solo lo “spezzare le reni”, ma identificazioni angosciose, complessi, traiettorie edipiche. “Respinti come da un parente, gli italiani si sono sentiti traditi”, ha detto la presidente della comunità ellenica di Roma, Marinella Linardos. Ma dietro tutta l’amicizia, “una faccia una razza”, c’è anche il timore di fallire come loro, coi porti venduti ai tedeschi.


“Non passerete l’estate in balcone”. Ma guai a far notare che questi toni gravi, solenni, tragici e bellicosi sono forse un po’ esagerati


 

AM: C’entra sempre il grande inconscio italiano, con le sue oscure nostalgie sentimentali. Qui ci tolgono le vacanze in Grecia come le colonie che non abbiamo avuto. Mykonos come Tripoli, Bengasi, l’Asmara, Adis Abeba. Uno psicodramma. Sulla Grecia il governo si gioca molto, anche perché è meta perfetta per l’italiano stritolato dalla crisi. Oggi offre tutto a prezzi stracciati. Con un buon reddito di cittadinanza e un “bonus vacanze” ti fai almeno una settimana a Creta. 

MM: Del resto si diceva: andiamo in colonia, quando non ci si poteva permettere il mare. Invece adesso tutti lo pretendono come diritto costituzionale. E non un mare qualunque, non Gabicce e Igea Marina. No, vogliono il prestigioso estero. Il ché nasconde poi una tragica finzione: andare in Italia, nei posti belli, costa troppo. L’italiano – siamo al cuore del problema – sa che non può più permettersi di andare in vacanza in Italia. La società signorile di massa nasce sul bagnasciuga. Pare che i prezzi aumenteranno pure del 20 per cento quest’anno!

AM: Ormai anche la Costa Azzurra costa meno del Circeo. Quest’anno stanno tutti lì (a metà maggio era già tutto pieno, tutto prenotato). Saranno forse tentati dal film di Ginevra Elkann. Ma le ville come quella del film, di Busiri-Vici, costano uno sproposito. 

MM: Tocca fare “gli Abusivi-Rici”, come li chiamava Dino Risi per dire i fagottari del Circeo (sta nel libro di Marco, “Forte respiro rapido”, Mondadori).


La sfilata delle Forze armate è stata sostituita dalla passerella sulla spiaggia. I più scaltri hanno fatto il ponte. Tranne le Frecce tricolori


 

AM: Comunque, da qualche parte bisogna andare. Del resto anche Conte è ormai una maschera arci italiana e sulle vacanze ha avuto parole di durezza inusitata. Mancava il giuramento davanti a un’agenzia turistica brandendo la guida, “Grecia egea. Saronico e Peloponneso orientale”. 

MM: “Non starete in balcone!”, ha promesso, marziale, nell’ora più buia. Non “rimbocchiamoci le maniche” o “lacrime e sangue”, ma “vi prometto che quest’estate andrete in vacanza!”. 

AM: Anche “Mediterraneo” di Salvatores altro non era che una rivisitazione della massima di Churchill sugli italiani che “vanno in guerra come fosse una partita di calcio” e viceversa? Basta mettere “vacanza” al posto di “partita di calcio”. Ecco subito pronto il remake pandemico (per il solito Valsecchi): tre veneti, cinque lombardi, di cui uno di Codogno, e un emiliano arrivano a Patrasso col patentino sanitario falso, vengono messi in quarantena a Koufonissi e lì dimenticati. Poi ci vorrebbe un nostro Varoufakis, un bel ministro ganzo che va in giro in moto vestito di pelle e si fa tutta la Grecia per cercarli, insomma quei ruoli che nei film di Salvatores faceva sempre Fabrizio Bentivoglio.

MM: Ma scherzi? Noi abbiamo la Castelli: hai letto la pregiata intervista che le ha fatto il Corriere sui suoi tatuaggi? “Il primo fu una barca a vela. A 20 anni. Sulla caviglia sinistra. Da bambina andavo nelle colonie della Telecom”. Vedi? Sempre le colonie. “Un anno, invece del campeggio, andammo a imparare vela. E’ iniziata lì, a 14 anni, una passione che per me non è mai finita. Non vedo l’ora di prendermi una settimana per sentire solo vento e mare”. Ovviamente il tema del primo tatuaggio non può che essere la vacanza al mare. 

AM: “Cielo e mare, mare e cielo”, come dice il nostro personaggio preferito di sempre, Giovan Battista Catalan Belmonte, l’aristocratico romano, massone senza qualità, ubriacone, ficomane impenitente, un gigantesco e completamente pazzo Alberto Sordi nei “Nuovi Mostri”, che gira in Rolls di notte per Roma e cerca “il monumento a Mussolini”, unico punto di riferimento per raggiungere la mamma in una delicata riunione sullo “scisma Lefebvre”. 

MM: Grande anniversario, i cent’anni di Albertone, che cade a fagiolo quest’estate, quando ognuno di noi dovrà inventarsi vacanze molto intelligenti.c

AM: Ecco che si torna sempre lì, alla golden age della nostra commedia. A proposito, dice che la Merkel verrà ancora una volta a Ischia.


Anche Conte è ormai una maschera arci italiana e sulle vacanze ha avuto parole di durezza inusitata


 

MM: “Davanti al marco pesante m’arendo”, come cantava Christian De Sica alias Cristiano Gardini in “Fratelli d’Italia”. Chissà se alla Merkel chiederanno i documenti. L’isola è stata la prima a chiudere tutto, ancora a febbraio. Aveva bandito, ti ricordi, i “lombardoveneti”. Anche se erano stati proprio i lombardi, anzi i milanesi, a “inventarla”. Angelo Rizzoli, che ci girava i film, con l’albergo Regina Isabella, e vi teneva residenza fiscale per dargli le sue tasse. 

AM: Prima che Milano “inventasse” la Sardegna, come ha detto Beppe Sala.

MM: Ma la Sardegna è il simmetrico della Grecia, sinonimo di lusso, opulenza un po’ di destra, “vita smeralda”. La Sardegna voleva il passaporto sanitario. Massimo Fini ha detto: “La Sardegna fa schifo”.

AM: Ed è subito “Travolti da un insolito destino”, con Sala alla deriva sulla sua ex barca a vela, quella che ha postato su Instagram come una “madeleine”. Adesso però la Costa Smeralda è tutta del Qatar, come Milano del resto.

 

MM: Senza ricordarsi che la barca (a vela o motore) porta notoriamente una sfiga micidiale ai politici italiani: dallo yacht da cui affoga Toni Bisaglia, al veliero di D’Alema, alla barca da cui si tuffa Formigoni, alla Gregoretti che porta in tribunale Salvini.

AM: Ma noi Beppe Sala lo difendiamo. Non è il momento di unirci ai cori e allo sfottò. Qui lo si prendeva in giro quando a Milano era un supereroe e andava nelle scuole a distribuire borracce. Adesso è troppo facile.

MM: Alle brutte si andrà in vacanza a Milano, dai. Per aiutare il pil naturalmente. Nel capovolgimento generale dato dal lockdown, con Roma sana e quasi pulita, e addirittura dotata di monopattini, Milano potrebbe diventare una meta turistica interessante. Una città d’arte. Del resto l’ha detto pure Renzi, che Roma sarà la prossima Milano.

AM: Una città rinata con la pandemia. Monopattini elettrici in sharing e controllati con il gps (per quando finiranno nelle buche, e poi da lì nel nulla), una specie di App Immuni per segnalare i “veicoli non parcheggiati correttamente o non funzionanti”, e poi nomi esotici, molto milanesi, con le flotte di monopattini che si chiamano, “Helbiz”, “Lime”, “Bird”. Mi sa che ha ragione Renzi.

MM: Così se una volta i milanesi facevano finta di andare in vacanza mandando finte cartoline dalle Maldive, oggi si andrà orgogliosamente in vacanza in darsena!

AM: A farsi i tuffi nei Navigli con l’acqua stagna. A milane’ facce Tarzan!

MM: Ciriola gourmet.

 

AM: La vacanza a chilometro zero, si sa, è un’arte. Sarebbero tre milioni di italiani che (stando a una ricerca di qualche anno fa) fingono di andare in ferie, annunciano la partenza, staccano tutto, chiudono le finestre, si fanno la lampada, si procurano foto e cartoline, strutturano aneddoti. Insomma, un lockdown messo in piedi per la vergogna di non potersi permettere le località esotiche, ormai alla portata di tutti o quasi, almeno fino a qualche anno, cioè prima della crisi. Ritrovarsi senza il pacchetto turistico in Grecia è forse il presagio dello sfracello di cui parla Confindustria (torneremo a essere poveri, vacanze a Ostia o Lignano Sabbiadoro, trasferimenti in corriera, ripristino dei “treni popolari”, quelli del Duce, a tariffe statali). La vacanza in Grecia per tutti nasce infatti negli anni Ottanta. Prima era roba stravagante e selvaggia, da aristofreak.

MM: Da Chatwin! Altro anniversario. Era del ’40. Perché guarda che Chatwin (con l’aggettivo derivato, chatwiniano), con le sue Moleskine ha rivoluzionato la vacanza più di tante proloco. La Patagonia dovrebbe, se non l’ha fatto, fargli dei francobolli o almeno un monumento. Prima del libro chatwiniano – “In Patagonia” – era infatti una landa desolata dove nessuno sano di mente avrebbe messo piede, e da lì in poi invece meta per turismi riflessivi di massa; a un certo punto pure Jovanotti partì con, disse, “in una tasca la Bibbia, e nell’altra Chatwin” (sic).

AM: Ma in Patagonia si potrà andare? Da Chatwin al Dibba, è un attimo. Ecco lui alla fine è stato bravo a fare il suo tour del Sud America, “Chez Guevara”, giusto in tempo prima che chiudessero tutto. Adesso dovrà accontentarsi di Tarquinia.

MM: Del resto anche i politici si sono scatenati nel weekend della festa della Repubblica (per aiutare il pil, si capisce): Salvini era a Sabaudia, incurante del micidiale presagio (l’anno scorso infatti a Sabaudia dette le dimissioni). “Qualcosa si è rotto”, disse il 7 agosto dalla piazza cara al razionalismo (e ai fasci). Ma si era rotto lui. E si dimise. Di Maio a Ponza. Rocco Casalino a Fregene.

AM: Tutti in ferie in Italia, ma senza dare l’assist ai sovranisti, per carità. Al mare sotto casa. Come il 2 giugno “senza party” al Quirinale, senza sfilata delle forze armate, né assembramento di carri armati.

MM: La sfilata delle Forze armate è stata sostituita dalla passerella sulla spiaggia. I più scaltri hanno fatto il ponte. Io ho sempre avuto un sospetto: che basterebbe abolirli, questi ponti, e l’Italia magicamente si avvicinerebbe alle potenze nordiche, agli “stati frugali”, uno dei più bei neologismi partoriti dal lockdown.


La vacanza a chilometro zero, si sa, è un’arte. Tre milioni di italiani (stando a una ricerca di qualche anno fa) fingono di andare in ferie


AM: Il genio italico è un genio pontiere. L’ha detto anche Papa Francesco l’altro ieri, “siate autentici e costruttori di ponti”.

 

MM: Gli unici che non fanno ponti in questi tempi son le Frecce Tricolori. Sono ovunque. Sempre in azione. Frecce tricolori a piazza Venezia. Fiamme tricolori sul Duomo di Milano. A Codogno. A Firenze. Ormai ci sono più frecce tricolori che Frecciarossa.

AM: Avremo forse un decentramento regionale aereo. Frecce lombardo-venete per inaugurare le Olimpiadi invernali, frecce della trinacria, frecce della Sila, le favolose acrobazie delle frecce del Salento.

MM: Frecce col doppio lavoro.

AM: O il doppio passaporto (sanitario).

 

MM: Insomma bisogna rimanere in Italia, dai. Con quello che succede in giro per il mondo. E sarà un caso ma anche a Fiumicino si sono accorti che i termoscanner sono solo in uscita. Chi arriva è benvenuto, febbricitante o meno.

AM: “Siamo qui a Fiumicino in attesa del termoscanner”, sarebbe un’edizione aggiornata del capolavoro di Arbasino, un reboot, “Congiunti d’Italia”. 

 

MM: Passata l’estate poi si comincerà a parlare delle vacanze di Natale. Anche lì, faccenda seria. Se mettono un limite a parenti e congiunti che possono riunirsi per la vigilia viene giù tutto. Altro che Minneapolis.

AM: Ma intanto, “a settembre sarà un macello” dicono tutti. Sarà scontro sociale, e forse anche macelleria. Già, ma intanto: dove vai in vacanza?

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