Sui rifiuti Roma è l'anima nera dell'Italia

Enrico Cicchetti

Secondo un rapporto Fise il nostro paese è all'avanguardia dell’industria europea del riciclo. Ma la Capitale affoga nella monnezza, Virginia Raggi non trova soluzioni e litiga con i sindaci dell'hinterland

Come il dottor Henry Jekyll, che a caro prezzo scopre di essere “non veracemente uno, ma veracemente due”, anche l'Italia si accorge di avere due identità quando si parla di riciclo dei rifiuti. Oggi, a Roma, Fise Unicircular e la Fondazione per lo sviluppo sostenibile hanno presentato la decima edizione del rapporto L’Italia del Riciclo che fotografa l’andamento del settore negli ultimi dieci anni. Il nostro paese è all'avanguardia dell’industria europea del riciclo, addirittura al terzo posto per il recupero degli imballaggi (con un tasso di riciclo al 67 per cento), dopo Germania (71 per cento) e Spagna (70 per cento). Diverse filiere degli imballaggi (carta, vetro, plastica, legno, alluminio e acciaio) hanno già superato, o sono a un passo dal farlo, i nuovi obiettivi previsti a livello europeo per il 2025. Un settore strategico per l'Italia, povera di materie prime, e che dal riciclo ricava 12 milioni di tonnellate ogni anno per l’industria nazionale. Mentre le associazioni presentavano questi risultati, piuttosto rosei, a un chilometro di distanza andava in scena una seduta molto agitata dell'Assemblea capitolina. In Aula Giulio Cesare una trentina di sindaci in fascia tricolore dei comuni dell'hinterland hanno protestato contro la possibilità che parte dei rifiuti di Roma continuino a essere smaltiti nei loro territori. Consiglieri regionali e minisindaci grillini, invece, sostengono la posizione del Campidoglio che non vorrebbe una nuova discarica in territorio comunale.

 

Per Virginia Raggi, i nemici sono sempre gli stessi, la narrazione complottista si ripete uguale a se stessa e le soluzioni alternative, as usual, latitano. “La realizzazione di nuove discariche e impianti come chiede l'ordinanza della regione Lazio (firmata più di dieci giorni fa ndr) – ha detto, tra i fischi della platea, il sindaco di Roma – è l'ennesimo provvedimento emergenziale sui rifiuti, calato dall'alto, che avrà conseguenze dirette per i cittadini, i veri danneggiati”. Per Alessio Pascucci, sindaco di Cerveteri, “non si governa mandando l'immondizia a casa di qualcun altro. Il menefreghismo di Virginia Raggi ci costringe a rompere ogni rapporto istituzionale per difendere i nostri cittadini dall'inconsistenza di chi dimostra per l'ennesima volta di non saper amministrare la capitale del paese andando sempre a rincorrere altri responsabili. Non siamo disposti a ricevere un solo sacchetto di immondizia dalla sindaca Raggi e siamo pronti, se continuerà con questa arroganza a non assumersi responsabilità, a fare le barricate per difendere i nostri territorio”. Mentre Pierluigi Sanna, primo cittadino di Colleferro incalza: “Dal 1993 i rifiuti di Roma arrivano da noi, non abbiamo più forze e capacità di sostenere uno sforzo del genere. Roma apra la sua discarica. Il contratto ventennale con Colleferro è in scadenza, i conferimenti sono stati prorogati fino al 15 gennaio, quel giorno saremo tutti lì”. 

  

Per ricapitolare: la cava di Colleferro – che ad oggi accoglie e smaltisce circa duemila tonnellate di indifferenziato della Capitale –chiuderà i battenti il 15 gennaio prossimo. Roma avrà bisogno di un sito alternativo dove portare i suoi rifiuti e la regione Lazio con apposita ordinanza ne impone la realizzazione sul territorio della Capitale, perché non gravi più sui comuni limitrofi. Entro sette giorni, è scritto nel dispositivo, il Campidoglio dovrà decidere dove avviarla sulla base di una lista già redatta dai tecnici di comune, città metropolitana e regione (il Messaggero ha realizzato una mappa molto esaustiva dei probabili nuovi siti di stoccaggio, qui). Altrimenti la città rischia una sorta di commissariamento per decidere il sito per lo smaltimento.

  

Per farsi un'idea del disastro Capitale bastano poche cifre fornite da Legambiente: nonostante i proclami su porta a porta ed economia circolare la raccolta differenziata è scesa (non accadeva da anni). Secondo il dossier Ecosistema Urbano 2019, lo studio sulle performance ambientali dei capoluoghi italiani redatto dal Cigno Verde, Ambiente Italia e Il Sole24ore, la Capitale è in fondo alla classifica. A trainarla all’89esimo posto soprattutto il flop della differenziata: passata dal 21 per cento del 2011 al 44,3 per cento del 2017, l'anno successivo è scesa al 43,9 per cento. Intanto anche il piano rifiuti dell’ultimo assessore, Pinuccia Montanari, è naufragato con lei e non è più stato sostituito. Ama non ha un bilancio dal 2017 e nemmeno un piano industriale e in tre anni la sindaca ha cambiato sette volte i vertici dell'azienda. Ma di questo il Campidoglio ha deciso di non parlare.

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