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Il Tevere non è biondo ma ci sono dei privati che lo sanno far brillare

Storia del Lian Club, isola in mezzo a un deserto fatto di noncuranza. Qui, malgrado la burocrazia cittadina, il fiume prende vita

15 Dicembre 2019 alle 06:05

Il Tevere non è biondo ma ci sono dei privati che lo sanno far brillare

Foto Facebook

Roma. Quanto sarebbe più bella Roma se il Tevere fosse valorizzato come il Tamigi e la Senna? E ci fossero locali e ristoranti sull’acqua, lungo il suo percorso cittadino? Invece ce ne sono solo due: il Lian Club e il Baja. Due isole in mezzo a un deserto fatto di sciatteria, noncuranza, abbandono. Qui vogliamo parlare del primo, il Lian Club (music, spirit & food), che nel corso degli ultimi anni è diventato un punto di riferimento della Roma che esce e si diverte. Iniziamo col dire che il barcone, sotto Ponte Cavour, sul Lungotevere dei Mellini 7, è assai affascinante: c’è la sala ristorante, la sala bar e concerti, gli spazi all’aperto. Il merito è di due donne: Lisa Maisto (47 anni) e Francesca Romana Succi (51), le due titolari. “Il barcone è antico, è qui addirittura dal 1946. L’abbiamo preso in affitto nel 2014: abbiamo ristrutturato e aperto. Un locale sull’acqua era il mio sogno da quando ho iniziato a fare questo mestiere”, racconta Lisa Maisto.

 

La vita del Lian, infatti, inizia prima del barcone: il locale nasce nel 2006, a San Lorenzo. Club di musica dal vivo dove, tra l’altro, muove i primi passi Alessandro Mannarino. E la musica live è rimasta come caratteristica anche del nuovo Lian. Il locale apre alle 19 e ci si viene per l’aperitivo, la cena o il dopo cena. Musicisti dal vivo possono accompagnare tutti questi momenti. Poi ci sono le serate con concerti o dj set. A mettere musica in veste di dj, per esempio, c’è spesso Roberto D’Agostino. Il locale ha un grande fascino e ricorda le “house boat” tipiche del Nord Europa. “A Londra, Parigi, Stoccolma, Amsterdam questi locali ci sono da sempre, creando un connubio perfetto tra musica, cibo e acqua. Da noi, invece, è sempre tutto molto difficile”, dice Lisa. Già, perché gestire un locale sul fiume è quasi un’impresa titanica. Innanzitutto occorre la concessione per lo specchio d’acqua, che viene emanata dalla Regione con tempi biblici (circa 5 anni). Poi serve tutto il resto, a partire dalla licenza per la somministrazione di cibo e bevande, con musica annessa. Ma sul Tevere tutto è più difficile: per esempio far temere pulita la banchina o semplicemente la raccolta rifiuti da parte di Ama. “Il Tevere a Roma c’è ma è come se non ci fosse, è completamente dimenticato, abbandonato a sé stesso. Ogni volta si chiede una cosa non si capisce mai chi sia l’interlocutore giusto: comune, regione, capitaneria, tutti si rimpallano le responsabilità. Per la burocrazia cittadina il Tevere è una questione nebulosa. Un vero peccato, perché il fiume potrebbe essere una risorsa, il valore aggiunto della Capitale”, afferma Lisa Maisto. E invece basta farsi una passeggiata in bicicletta da Ponte Milvio al Gazometro per rendersi conto di come sia mal tenuto.

 

“Immaginiamo se ci fossero più locali o se si potessero realizzare piccoli hotel o bed & breakfast sui barconi. Soggiornare sull’acqua, ma in pieno centro. I turisti impazzirebbero…”. Invece sulle barche non si può dormire. E poi si possono sfruttare solo quelli già esistenti: molti sono circoli di canottaggio, altri sono semi abbandonati. Metterne in acqua una nuova barca dal punto di vista burocratico è impossibile: servono prove di sicurezza e collaudi che possono durare anni. E infatti nessuno lo fa.

 

Ma che succede se l’acqua si alza? “Il problema si ha solo quando, per le piogge lungo il percorso del fiume, l’acqua supera il livello della banchina. Allora dobbiamo restare chiusi. Ma capita non più di 4 o 5 volte in un anno. Per il resto, siamo sempre aperti e con la bella stagione allestiamo anche la terrazza, che è uno spettacolo”.

 

Per la musica si va dal jazz all’elettronica, ma ci sono anche le serate di teatro e di stand up comedian. Poi vanno molto le feste private, gli eventi aziendali e i matrimoni. Di casa sono Niccolò Fabi, il cantautore Roberto Angelini, gli Statale 66, il sassofonista Gabriele Buonasorte. E poi Massimiliano Bruno e Patrizio Cigliano. Giovedì sera si è esibito Greg con Mario Monterosso. Il 21 grande festa di Natale con la band del Lian e a Capodanno cena più concerto con due gruppi live.

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