Lo strano caso De Vito

Gianluca De Rosa

Il Campidoglio grillino si costituirà parte civile contro di lui, ma lo lascia a presiedere l’Assemblea capitolina

Roma. Le polemiche si sono silenziate in fretta. Qualcuno aveva storto il naso, altri lo avevano proprio detto “non è il caso”, ma alla fine, come quasi ogni cosa che accade in Aula Giulio Cesare, tutti si sono rapidamente abituati. Marcello De Vito è tornato a presiedere l’Assemblea capitolina. Cacciato (per finta) da Luigi Di Maio dal M5s, rinnegato dai compagni di tante battaglie. Dopo tre mesi e mezzo di carcere, poco più d’arresti domiciliari per un’indagine in cui gli vengono contestati i reati di corruzione e traffico d’influenze su grandi progetti urbanistici, primo fra tutti quello dello stadio della Roma, De Vito è stato liberato due settimane fa ed è subito tornato in Assemblea capitolina. A luglio una sentenza della Cassazione in merito alla legittimità della sua custodia cautelare aveva sollevato molti dubbi sulla solidità dell’indagine. Ieri doveva iniziare il processo presso la seconda sezione penale del tribunale penale di Roma. Tutto però è stato rimandato al prossimo 8 gennaio. Anche gli avvocati, a volte, scioperano. Ieri era una di quelle. Da piazzale Clodio, comunque, sono arrivate diverse novità. Una, almeno in apparenza, paradossale, quasi illogica: “Il Campidoglio si costituirà parte civile nel processo a chi presiede il suo organo politico principale, l’Assemblea capitolina”. Una scelta assolutamente opposta a quella, seppur nel silenzio, di mantenere De Vito sullo scranno più alto dell’Aula Giulio Cesare.

  

All’interno dello staff della sindaca le bocche sono cucite. Anche i consiglieri dicono di non saperne nulla. “Lo apprendo in questo momento – dice uno di loro – ne parleremo”. Ma, come per tutte le cose che riguardano De Vito, l’atteggiamento è quello, tra i più consolidati a palazzo Senatorio. Vaghezza. Vaghezza a volontà. Inaspettatamente, l’unico a rispondere senza troppi problemi e a difendere la scelta di costituirsi parte civile è proprio il consigliere più vicino a De Vito, Paolo Ferrara: “Non credo sia stata una scelta, ma un atto dovuto. Probabilmente sennò può entrare in gioco la Corte dei Conti”. “Mi rendo conto sia un po’ assurdo, ma non c’è nessuna intenzione di delegittimare Marcello”, assicura Ferrara che comunque spiega di non sapere quando e chi abbia preso la decisione.

 

Intanto De Vito potrebbe ritrovare in Tribunale proprio il suo presunto corruttore, Luca Parnasi. La pm titolare dell’indagine, Luigia Spinelli, ha infatti chiesto al presidente del collegio giudicante, “per oggettive ragioni di connessione e fonti di prove analoghe”, di riunire il processo al presidente dell’Assemblea capitolina a quello principale sul dossier Stadio della Roma.

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