Il mercantile dirottato dai migranti sulle coste maltesi. Foto LaPresse

24 ore di ordinaria follia nel Mediterraneo

Luca Gambardella

Il salvataggio di 108 migranti al largo della Libia, la Guardia costiera libica “fuori servizio”, l’assenza delle navi militari europee, infine lo sbarco a Malta. Come funziona un mare senza regole

La vicenda dei 108 migranti che ieri hanno preso il comando di una nave mercantile al largo della Libia si è conclusa stamattina grazie all’intervento della Marina militare maltese. Le autorità hanno detto che, delle persone a bordo, 5 sono state arrestate una volta a terra, mentre le altre – tra cui 12 minori e 19 donne – saranno trattate come richiedenti asilo. “Non ci sottraiamo alle responsabilità nonostante le nostre dimensioni. Ora seguiremo tutte le norme internazionali”, ha scritto su Twitter il premier maltese Joseph Muscat. Il ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini, ha elogiato l’intervento della Valletta ed è tornato ad attaccare i migranti: “E’ la dimostrazione che l’immigrazione è gestita da criminali e va bloccata con ogni mezzo lecito”, ha detto il vicepremier. Già ieri il ministro dell’Interno aveva definito “atto di pirateria” quello avvenuto a poche miglia dalla Libia e aveva aggiunto che i migranti “vedranno l’Italia dal cannocchiale”. Poco dopo la notizia del dirottamento del mercantile era chiaro che la rotta seguita dalla nave conduceva verso Malta. Eppure, ieri in serata si era diffusa la notizia che la Guardia costiera e la Marina italiana a Lampedusa fossero in stato di allerta. Un'indiscrezione smentita stamattina dal sindaco dell’isola, Salvatore Martello.

   

   

La Guardia costiera libica “fuori servizio”

Nella notte tra martedì e mercoledì, la nave ong Alan Kurdi (l’unica attualmente in attività nel Mediterraneo dopo la stretta voluta dal governo italiano) ha rilevato un’intensa attività di voli sar (search and rescue) e di comunicazioni radio VHF al largo della Libia. Tra queste, ha detto l’equipaggio dell'Alan Kurdi, sono state intercettate anche delle conversazioni tra le navi cargo e un aereo della Marina militare di un paese europeo in volo sulla zona. Diverse navi commerciali erano state contattate dalla Guardia costiera libica, che evidentemente era in difficoltà a causa delle tante partenze di barconi avvenute nelle stesse ore. L’Unhcr ha detto che quella notte altre 117 persone erano state intercettate dalla Guardia costiera libica. Negli ultimi giorni, complici il mare calmo e un Mediterraneo privo di controllo (a parte quello dei libici), gli sbarchi dei migranti sulle coste italiane sono aumentati sensibilmente e i barconi sono riusciti ad arrivare in modo autonomo direttamente nei porti italiani a Lampedusa, Teulada e Leuca. 

 

   

Tra le navi contattate dai libici c’era anche il mercantile Elhibru 1, con 6 uomini di equipaggio di nazionalità turca, indiana e libica e battente bandiera di Palau. La nave era partita dalla Turchia e faceva rotta verso Tripoli. Ieri mattina la nave ha effettuato il salvataggio dei 108 migranti in difficoltà “in pericolo di vita” su richiesta della Guardia costiera libica che, come ha dichiarato il capitano una volta arrivato a Malta, ha riferito di essere “fuori servizio”.

  

Fuga dalla Libia

Completato il salvataggio, la nave ha ripreso la sua rotta verso Tripoli nella mattinata di ieri. E’ in quel momento, ad appena sei mille dalla costa, che i 108 naufraghi si sono resi conto che sarebbero tornati nelle carceri libiche e allora hanno deciso di prendere il controllo della nave. Molti di loro ormai tentano la traversata anche 5 volte prima di riuscire ad arrivare in Italia e sono disposti a tutto pur di non tornare nei campi di prigionia libica. A testimoniare la gravissima situazione dei migranti in Libia, pochi giorni fa, era stato David Gilmour, vice segretario generale dell’Unhcr. Il 90 per cento degli intervistati mostra segni di tortura e di stupro, ha detto Gilmour: “Raccomandiamo all’Ue e ai suoi stati membri di riconsiderare con urgenza il loro sostegno operativo alla Guardia costiera libica, che continua a mettere in pericolo la vita dei migranti in mare e che riporta i migranti intercettati in mare a condizioni di detenzione arbitraria e torture”.

 

E’ questo, con ogni probabilità, che ha spinto le 108 persone raccolte a bordo della nave a rischiare il carcere in Europa, piuttosto che in Libia. Il capitano della nave ha raccontato che le persone salvate erano molto spaventate e che non volevano essere riportate in Libia.

     

  

L’arrivo a Malta

Intorno all’ora di pranzo di ieri era stato Matteo Salvini a dare pubblicamente la notizia, durante una conferenza stampa al Viminale: “C’è in corso una ipotesi di dirottamento di un mercantile che stava arrivando in Libia e che invece si sta dirigendo verso Malta o Lampedusa. Non siamo più ai soccorsi, è il primo atto di pirateria, di delinquenza in alto mare". E ancora: “Ci sono dei migranti che sarebbero stati soccorsi e che invece a 6 miglia da Tripoli dirottano la nave. Sappiano che le acque territoriali italiane le vedono con il cannocchiale, non sono naufraghi ma pirati”.

  

La notizia del dirottamento è confermata poco dopo dalle autorità maltesi. Seguono ore di tensione, con notizie confuse, finché arriva il comunicato delle forze armate maltesi. Poco prima delle 8 del mattino la nave Elhibru 1 è stata abbordata da un’unità delle forze speciali che ne hanno preso il controllo conducendola al porto della Valletta, al molo Boiler Wharf. L’operazione di abbordaggio ha coinvolto diverse unità navali e aeree maltesi, che hanno impedito alla nave di entrare in acque territoriali e l’hanno scortata nelle fasi successive. 

    

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  • Luca Gambardella
  • Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Un paio di tirocini al ministero Affari esteri e al Parlamento europeo, abbastanza per capire che dovevo fare altro. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.it