La nave dirottata dai migranti fa rotta su Malta. La Valletta: "Qui non entrano"

Luca Gambardella

I 108 migranti salvati a poche miglia dalla Libia dirigono l'imbarcazione verso nord. Intanto il ministro dell'Interno rischia un nuovo caso Diciotti: per il pm di Roma la nave Sea Watch 3 è stata sequestrata

“C’è in corso una ipotesi di dirottamento di un mercantile che stava arrivando in Libia e che invece si sta dirigendo verso Malta o Lampedusa. Non siamo più ai soccorsi, è il primo atto di pirateria, di delinquenza in alto mare". Secondo la ricostruzione dei fatti fornita da Salvini, “ci sono dei migranti che sarebbero stati soccorsi e che invece a 6 miglia da Tripoli dirottano la nave. Sappiano che le acque territoriali italiane le vedono con il cannocchiale, non sono naufraghi ma pirati". Il mercantile dirottato è  El Hiblu 1, battente bandiera di Palau, ora diretto verso Malta scortato da due motovedette libiche. L'ultimo contatto radio con la nave risale a stamattina, quando il capitano aveva avvertito le autorità del dirottamento. I 108 migranti salvati nella notte hanno preso il controllo della nave appena hanno scoperto che stavano per essere riportati in Libia. Un portavoce delle forze armate maltesi ha detto che la nave non sarà autorizzata a entrare nelle acque territoriali. Esiste un precedente simile: lo scorso novembre, 78 migranti salvati al largo della Libia si rifiutarono di sbarcare dalla nave Nivin che li aveva recuperati riportandoli indietro, nel porto di Misurata.

   


 Fonte: Marine Traffic


 

Poche ore prima, è arrivato da Bruxelles l’annuncio della morte operativa della missione europea Sophia. La notizia era attesa, perché la scadenza delle operazioni sarebbe arrivata il 31 marzo e l’accordo tra gli stati membri sul rinnovo del mandato non è mai arrivato. Come richiesto dall'Italia, la missione non effettuava operazioni di salvataggio in mare già dalla scorsa estate ma oggi c’è stato l’annuncio ufficiale di una portavoce della Commissione Ue, Maja Kocijancic: l'operazione "ha migliorato la sicurezza e la stabilità del Mediterraneo centrale" che “è un tassello fondamentale del lavoro dell'Ue" nello smantellare l'operato dei trafficanti, ma – ha detto Kocijancic – "non è stata trovata una soluzione alla questione degli sbarchi". Per questo, "gli stati membri hanno deciso di estendere il mandato di Sophia per sei mesi con una sospensione temporanea delle attività navali, mentre gli stati membri continueranno a lavorare a una soluzione agli sbarchi". La portavoce ha ricordato che "Sophia è una operazione marittima" e per questo, "senza le attività navali, è chiaro che l'operazione non sarà effettivamente in grado di adempiere al suo mandato, ma la decisione è stata presa dagli stati membri". Alcuni stati europei dovrebbero continuare a mettere a disposizione degli aerei da ricognizione ma è probabile che tutte le informazioni raccolte saranno girate direttamente alla Guardia costiera libica.

  

Nonostante le pressioni della Commissione agli stati membri, Sophia di fatto è morta e oggi il Mediterraneo è sorvegliato solo dalla cosiddetta Guardia costiera libica, composta da milizie dalla dubbia capacità operativa. Eppure il governo gialloverde ha puntato molto proprio sulla chiusura della missione navale europea come ennesima – e anche stavolta, infruttuosa – arma negoziale per ottenere un’equa ripartizione dei migranti tra i vari paesi europei. In realtà, la mossa rientra nella strategia italiana di esternalizzare i salvataggi dei migranti, delegando ogni responsabilità al governo di Tripoli. Se da un punto di vista politico la mossa di Salvini sembra stia dando i suoi frutti, con un consenso crescente nei confronti della politica migratoria del ministro, la politica fatta di deleghe (e denaro) alle autorità libiche ha un costo: meno sicurezza per tutti al largo delle nostre coste.

 

Il caso Sea Watch

Dopo il naufragio dello scorso 18 gennaio, in cui morirono 117 migranti, il 1° febbraio il procuratore di Roma, Sergio Colaiocco, aveva aperto un fascicolo a seguito di un esposto in cui si chiedeva un’indagine per omissione di atti d’ufficio. Ora, al termine delle verifiche compiute tramite la Guardia costiera, il pm ipotizza un reato più grave, simile a quello imputato a Salvini per il caso Diciotti: il sequestro di persona ai danni dei migranti. Al momento l’inchiesta è contro ignoti e le carte, per competenza territoriale, sono state spedite ai colleghi di Siracusa, la città dove si sarebbe compiuto il reato più grave. "Trasmetterò gli atti a Catania perché per i reati che ipotizzano responsabilità ministeriali la competenza è della procura di Catania", ha detto il capo della procura di Siracusa, Fabio Scavone. Spetterà quindi al procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, decidere se ricorrere al Tribunale dei ministri. Secondo la procura di Roma, i 12 giorni trascorsi al largo dalle coste italiane dai 47 migranti salvati da Sea Watch 3 sarebbero una privazione della libertà dei naufraghi. Esattamente lo stesso reato rilevato dal Tribunale dei ministri di Catania ai danni di Salvini per il caso Diciotti.

  • Luca Gambardella
  • Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Un paio di tirocini al ministero Affari esteri e al Parlamento europeo, abbastanza per capire che dovevo fare altro. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.it